Pechino-Parigi, ultimi km

29 Giugno 2013

Con l’arrivo del 27 giugno a Gstaad in Svizzera, si è conclusa la 27esima delle 29 tappe che hanno segnato lo svolgersi di questa 5° edizione della Pechino – Parigi riservata alle auto storiche. La gara iniziata il 28 maggio dalla capitale cinese, ha visto gli equipaggi attraversare 8 paesi: Cina appunto, Mongolia, Russia, Ucraina, Slovacchia, Austria, Svizzera e sabato la sospirata Francia. Per completare il percorso di 12.250 km. rimangono due tappe la Gstaad – Troyes in gran parte in territorio francese di pur sempre 453 km. e la Troyes – Parigi, praticamente una passerella che condurrà, dopo altri 190 km, gli equipaggi alla Place Vendome – una delle locazioni più prestigiose della capitale francese – che farà da salotto alle vetture sopravvissute agli sterrati mongoli, ai tormentati asfalti russi e alle prove speciali di velocità in circuito e su sterrato, che hanno caratterizzato le ultime tappe.

Il nostro Paese è stato rappresentato da un solo equipaggio e da una sola auto di produzione italiana. La Lancia Fulvia Coupé 1300 numero 57 che Gianmaria Aghem e Piergiovanni Fiorio-Trono hanno saputo, dosando gli sforzi condurre con saggezza ad una brillante classifica, che li vede all’ottavo posto nel gruppo delle vetture costruite dal 1942 al 1975 – il più numeroso – e al quinto posto nella classifica di classe delle vetture con cilindrata sotto i 2 litri. A proposito della cilindrata, la Fulvietta si caratterizza per essere la vettura in gara con il motore più piccolo e perciò a dire di Aghem, in qualche prova ha potuto difendersi, ma non primeggiare, quando ci sarebbero voluti tanti cavalli in più. Pur non essendo dei novellini i nostri piloti non avevano mai partecipato ad una competizione così lunga, che ha messo a dura prova anche il fisico, se si pensa che in 31 giorni di gara ci sono stati solo quattro giorni di riposo, peraltro quasi interamente dedicati ai controlli e agli interventi sulla Lancia.

La vettura si è comportata molto bene, l’unico inconveniente, che ha fatto perdere tempo nell’economia della gara, è stata una foratura, mentre gli interventi effettuati, sono stati di normale routine per sostituzione di pezzi usurati a causa delle condizioni a volte proibitive del percorso. La preparazione è stata realizzata dai tecnici savonesi Italo Barbieri e Roberto Ratto, che hanno letteralmente “inventato” delle soluzioni, che certo nei rally di europei di qualche giorno, ricchi di punti di assistenza e con carburanti di uso normale, non sono certo necessarie. Nella Fulvia sono stati stivati tutta una serie di ricambi, due ruote di scorta, doppio serbatoio, doppie batterie, strumenti di navigazione ecc. come dice Aghem: “cosi combinata pesa come un TIR”.

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