La Fulvietta sta tornando

26 Giugno 2013

Dopo 23 tappe e 9918 km percorsi attraverso Cina, Mongolia, Russia, Ucraina e Slovacchia la piccola Lancia Fulvia Coupè dei torinesi Gianmaria Aghem – Piergiovanni Fiorio Trono continua con regolarità la gara che la vede al 9° posto nella classifica che raggruppa le vetture costruite entro il 1975 e al 6° posto nella classe sotto i due litri di cilindrata. La Fulvia degli italiani è una versione 1300. La Fulvietta come ormai la chiamano tutti nel gruppo dei concorrenti, sta dimostrando una grande affidabilità e gli interventi effettuati a Kiev, in occasione dell’ultima della quattro giornate di riposo, si sono rivelati di semplice routine per un veicolo reduce dal massacro degli sterrati mongoli e dal martellamento degli asfalti russi. Con la tappa che si conclude a Kosice in Slovacchia i concorrenti si avviano verso l’Austria , la Svizzera e la sospirata Francia con l’arrivo il 29 a Parigi.

Dalla narrazione delle ultime tappe anche se ancora faticose, traspare la soddisfazione di aver compiuto un’impresa, in quanto anche se Aghem e Fiorio Trono non sono due novellini, nella loro carriera agonistica non avevano mai affrontato un’esperienza di questo impegno che ha messo a dura prova non solo la Fulvia, ma anche la tenuta psicofisica dei piloti. Ricordiamo che la gara è iniziata da Pechino il 28 maggio e le tappe si sono susseguite con solo quattro giorni di riposo, in gran parte dedicati a interventi e controlli sulla vettura, effettuati, prima di Kiev in condizioni quanto mai difficili direttamente dai piloti.

Nelle ultime tappe sono state inserite delle prove speciali in circuito su asfalto e su terra nelle quali la Fulvia si è battuta con onore, malgrado la modesta potenza del 1300 che è il più piccolo motore in gara. Aghem ha dichiarato che la vettura come assetto a guidabilità si comporta perfettamente, il motore e cambio non hanno mai dato problemi, una condizione generale che è certamente frutto dell’accurata preparazione realizzata dai savonesi Roberto Ratto e Italo Barbieri.

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