Auto storiche e Fisco

20 Novembre 2012

ROMA. L’Asi (Automotoclub storico italiano) ha riunito per la sesta volta a Roma un gruppo di esperti, per dibattere i temi di attualità per il mondo del collezionismo automotoristico. Nella sala della Protomoteca in Campidoglio si sono affrontate tematiche relative alla circolazione dei mezzi storici, al valore culturale del veicoli storico, alle problematiche inerenti le revisioni e al fatto che il veicolo storico costituisce elemento di presunzione di reddito, visti gli accertamenti dei quali sono stati fatti oggetto dei normali collezionisti. La giornata di lavoro e studio è stata presieduta da due presidenti del Consiglio di Stato, il dr. Pasquale de Lise e il dr. Paolo Salvatore.

In conclusione tutti gli oratori si sono trovati concordi su alcuni punti basilari circa la salvaguardia e lo sviluppo del collezionismo automotoristico e cioè: i veicoli storici vanno salvaguardati in quanto portatori di cultura; il veicolo storico non va rinchiuso nei musei ma deve circolare; i centri urbani, come in Germania, devono essere aperti a questi veicoli; il veicolo storico in quanto tale non deve entrare a far parte dei veicoli previsti dal redditometro, in quanto non può svolgere funzioni legate all’attività professionale del proprietario, ma costituisce il soddisfacimento di un mero gusto collezionistico. In casi particolari effettivamente l’acquisto di veicoli di alto valore, non congruente con il reddito denunciato dall’acquirente, può dare origine giustamente ad indagine, ma ciò avviene anche in occasione dell’acquisto di un qualsiasi bene immobile registrato.

Il convegno ha visto la presenza del Consigliere Comunale Valerio Cianciullo che ha portato il saluto del Sindaco di Roma Gianni Alemanno, dell’Onorevole Enrico Pianetta, del Direttore Generale della Motorizzazione Civile Arch. Maurizio Vitelli, di eminenti rappresentanti del mondo universitario, di magistrati e di esperti del settore. Cianciullo ha annunciato che stanno per essere discusse in Comune due delibere. Una che riguarda l’accesso di questi mezzi all’interno dell’anello ferroviario e un’altra che consenta la sostituzione delle carrozzelle a trazione animale con veicoli storici (autovettura o motocarrozzetta) da utilizzare come taxi. Si sta inoltre pensando di approntare una grande teca da installare in una piazza, nella quale esporre veicoli storici particolarmente significativi.

Prima di dare inizio ai lavori il Presidente dell’Asi avv. Roberto Loi, ha richiamato i motivi alla base del convegno: primo fra tutti il timore dei collezionisti relativamente agli aspetti fiscali, in quanto negli atti notificati vengono segnalati valori d’acquisto e costi di manutenzione con parametri non adeguati. Loi ha poi ribadito l’importanza culturale dei mezzi d’epoca e le persistenti difficoltà relative alla circolazione dei veicoli storici.

Nel suo intervento dell’Onorevole Enrico Pianetta ha dato un messaggio rassicurante, affermando la necessità di salvaguardare e valorizzare un grande patrimonio che non è solo di natura tecnica. “Questo convegno – ha proseguito – può svolgere una grande funzione. L’avvocato Loi ha espresso una grande preoccupazione per le questioni fiscali in un contesto italiano ed europeo di difficoltà economica. Credo che l’insieme degli elementi che ho evidenziato possano in quest’ultimo scorcio di legislatura far diminuire la preoccupazione. Mi auguro che da questo convegno possa uscire una presa di posizione precisa e determinata”.

L’ internazionalità del convegno è stata assicurata dagli interventi del Vice Presidente della Commissione Legislativa della Fiva –Fédération Internationale des Véhicules Anciens – Tiddo Brester, che ha fatto il punto sull’attuale situazione gravemente disomogenea che caratterizza le politiche dei vari stati europei sull’argomento e da Andrew Turner coordinatore Fiva della legislazione europea in materia di motorismo storico, che ha illustrato quanto la Federazione sta facendo al fine di ottenere un riconoscimento univoco dei diritti dei collezionisti e dei veicoli storici stessi.

L’ arch. Maurizio Vitelli, direttore generale della Mctc ha messo in luce lo sforzo della Motorizzazione per permettere agli appassionati di utilizzare i loro veicoli. “Tutto il patrimonio frutto dell’ingegno dell’uomo non deve essere sprecato. L’atteggiamento che abbiamo quando trattiamo la sicurezza relativa all’utilizzo di questi veicoli è come quello che si ha nei casi di un manufatto architettonico. Occorre intervenire senza snaturare il veicolo”.

L’ingegner Salvatore Napolitano, della direzione Generale per la Motorizzazione ha invece esposto in modo efficace la normativa riguardante i veicoli storici, evidenziando anche le procedure con le quali è possibile farli tornare a circolare.

Raffaello Lupi – ordinario di Diritto Tributario dell’ Università di Roma Tor Vergata, ha parlato del rapporto tra i tributi e i mezzi storici. Un tema scottante: “Il famoso ‘accertamento sintetico’ – ha detto l’esperto romano – inserisce le vetture d’epoca in un mosaico di fatti indizianti. Rispetto a una vetture moderna è però una posizione più difendibile. La vettura d’epoca rappresenta teoricamente un “costo zero”. Chi ha però ‘scheletri nell’armadio’ può trovarsi in difficoltà perché l’accertamento mira a determinare la capacità di spesa e quindi il reddito. La legge sul sintetico fa riferimento ai veicoli iscritti al PRA. La logica ora prevede l’accertamento, azione che rende necessario un ricorso e la dimostrazione di disporre di un reddito adeguato”.

Stefano Toschei, magistrato del Tar del Lazio, ha posto in evidenza la frequente discrepanza tra le leggi nazionali, quelle regionali e i provvedimenti dei Comuni in materia di circolazione. Risulta evidente come spesso le norme si contraddicano e come non esista un regolamento unico, valido su tutto il territorio nazionale. Basta osservare, consultando i siti internet di Regioni, Province e Comuni, come risulti difficile comprendere se un veicolo storico può o non può circolare nelle città.

Gianni Marongiu, ordinario di diritto tributario presso l’ Università Genova, ha affermato in sintesi che nella stesura della tabella dei beni da redditometro il legislatore ha inteso riferirsi ad autoveicoli che siano in grado di soddisfare le differenziate esigenze della vita di affari, ma non un mero gusto collezionistico. L’auto storica non è per chi la possiede, un abituale mezzo di trasporto. E’evidente che non sia immaginabile l’utilizzazione, quale bene strumentale, di un autoveicolo “storico”. Sulla base di queste osservazioni sembra si possa concludere che l’auto storica di per sé non sia rilevante ai fini del redditometro. Ciò non significa che essa, di volta in volta, non possa assumere un qualche rilievo ai fini dell’ accertamento sintetico. Tra questi casi si individuano, tutti i tipi di investimento, immobiliare, mobiliare e finanziario. Fra gli investimenti mobiliari la giurisprudenza dà rilievo all’acquisto di beni mobili registrati, aeromobili, autoveicoli, imbarcazioni. E così se in un anno un contribuente, che dichiari un reddito medio di cinquantamila euro, acquista un’automobile storica, del valore di alcune centinaia di migliaia di euro, questo acquisto potrà legittimare l’apertura di una istruttoria volta a chiedersi, e a chiedere (all’interessato) dove ha tratto le disponibilità per un acquisto così rilevante. In questa ipotesi non ha rilievo il fatto che si tratti di una auto storica, ma ha rilievo l’entità dell’investimento che può fare presumere la disponibilità di un reddito superiore a quello dichiarato.

In conclusione il convegno ha posto in evidenza i punti fermi che da sempre sono centrali nella filosofia operativa dell’Asi. Il veicolo storico è portatore di cultura e di conseguenza va considerato in questa sua funzione. Al veicolo storico deve essere garantita possibilità di movimento. Il veicolo storico in quanto tale non deve essere sottoposto a controlli che ne snaturino l’originalità. Le spese per la manutenzione e la conservazione del veicolo storico sono di entità ridotta, dato l’irrilevante chilometraggio annuo di questi mezzi. Il veicolo storico non può e non deve soddisfare necessità che esulino dal mero gusto collezionistico e di conseguenza non può essere considerato significativo, nella determinazione reddituale del proprietario. In conclusione il patrimonio rappresentato dai veicoli storici conservati, custoditi, controllati e usati per la loro specifica funzione va considerato un bene, che lo Stato deve salvaguardare promuovendone lo sviluppo a favore delle future generazioni.

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