Zorzut: scenario destinato a durare almeno 4-5 mesi

10 Novembre 2020

TRIESTE. Come ci si poteva aspettare, la settimanale analisi della pandemia da parte dell’epidemiologo triestino dottor Fulvio Zorzut, non dà adito a previsioni positive almeno in tempi ragionevolmente brevi.

”Alla fine è arrivato: lo scenario 4 (è il titolo che Zorzut ha dato alle sue valutazioni, ndr). Questo scenario purtroppo è estremo con Rt>2 stabile e in ulteriore crescita, indicatore di una diffusione del contagio fuori controllo. La situazione è diffusamente molto grave sul territorio nazionale, con criticità evidenti in numerose Regioni. Il rapporto tamponi/nuovi positivi è in continuo aumento confermando l’alta circolazione del virus.

In certe regioni non si riesce più a raccogliere i dati dei focolai proprio per l’alta circolazione del virus che causa un grave sovraccarico dei servizi sanitari territoriali. Significativo è che scende la percentuale dei casi scoperti con il tracciamento per la ricerca dei casi secondari. Sono solo il 19.2% del totale. Significa che questa attività è ormai saltata. Questo è un fattore importante, dal momento che porta a sottostimare la velocità di trasmissione. I due grafici mettono a confronto la curva epidemica di luglio con quella attuale e non necessitano di commenti.

La curva di primavera quasi scompare a confronto con questa autunnale. Dodici regioni sono da considerare a rischio elevato di una trasmissione non controllata con RT>1,50 – 2 e otto sono classificate a rischio moderato con probabilità elevata, però, di progredire a rischio alto nelle prossime settimane. La nostra Regione ha un Rt=1,50.

Per ora l’infezione sembra concentrata nei giovani adulti e adolescenti, che in questo momento stanno favorendo la diffusione della pandemia, ma l’età media dei casi è in risalita.

Adesso abbiamo un tempo di raddoppio dei casi di 6-7 giorni. Se consideriamo 30.000 casi al giorno vuol dire che la settimana prossima, con questa crescita, arriveremo a oltre 50.000 casi,100.000 in un paio di settimane. Se il contagio dovesse interessare le fasce di età più avanzata, si determinerà un incremento del numero di decessi e di ricoveri di casi più severi. Più il virus circola tra la popolazione normale, più ha la possibilità di raggiungere le persone fragili. Problema grave e irrisolto resta l’affollamento dei mezzi pubblici.

Si conferma il prevalente ruolo di amplificazione dell’infezione svolto dall’ambito familiare/domiciliare (82,6% dei focolai attivi), a cui si accompagnano focolai in ambito lavorativo (3,8%) e legati ad attività ricreative (2,5%). Ora necessitano misure che favoriscano una riduzione delle interazioni fisiche tra le persone e che possano alleggerire la pressione sui sistemi sanitari.

Scenario 4: conseguenze
Le terapie intensive stanno superando in molte regioni la soglia di allerta del 30%. Non essendoci terapie efficaci e mancando un vaccino anti-Coronavirus disponibile in tempi brevi, l’effetto gregge è irrealizzabile, per cui le misure di mitigazione o di restrizione dei contatti interpersonali, comprese le chiusure di attività non essenziali e la riduzione della mobilità, rimangono l’unico strumento per alleggerire la pressione sui sistemi sanitari. Bisogna evitare inoltre di ricorrere in modo indiscriminato al pronto soccorso per non intasarne l’operatività.

L’Italia, secondo i diversi livelli di rischio previsti dall’ultimo Dpcm del 3 novembre, viene divisa in tre fasce: gialla, arancione e rossa.

Tra i 21 parametri che servono periodicamente a stabilire l’inclusione in una fascia piuttosto che in un’altra, oltre a Rt, sono il numero dei casi sintomatici, i ricoveri, i casi nelle Rsa, la percentuale di tamponi positivi, il tempo medio tra sintomi e diagnosi, il numero di nuovi focolai, l’occupazione dei posti letto sulla base dell’effettiva disponibilità. Questi indicatori, però, sono sfasati, in ritardo e riflettono una situazione storica che risale ad almeno una settimana prima.

Pensare che a Natale la situazione, epidemiologicamente, migliori sembra un azzardo di ottimismo. A fine dicembre arriverà appena l’influenza che si svilupperà a gennaio, febbraio e marzo per esaurirsi ad aprile, sovrapponendosi alla pandemia e aggravando la situazione.

Abbiamo davanti un’orizzonte temporale critico. Stando così le cose, e a meno di mutazioni miracolose del virus al momento non preventivabili, di 4-5 mesi”.

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