Zolin: suinicoltura ed emergenze il settore va difeso con coraggio

25 Gennaio 2020

PORDENONE. La suinicoltura in provincia di Pordenone rappresenta un comparto strategico per la zootecnica ed è significativa per l’agricoltura a livello regionale. Il dato sulla consistenza degli allevamenti in provincia di Pordenone nel 2019 rileva quasi 16 mila scrofe con quasi 110 mila maiali destinati all’ingrasso. Il caso sulla carne importata cinese di questi giorni non ha fatto altro che mettere in evidenza una situazione che Coldiretti denuncia da tempo, ma che purtroppo emerge solamente in queste situazioni di emergenza.

I suinicoltori italiani sono quotidianamente controllati, e giustamente, ma anche sottoposti a una burocrazia che pesa in termini organizzativi aziendali e di conseguenza anche dal punto di vista economico. Purtroppo queste regole e controlli non ci sono all’estero e la merce che arriva da oltre confine è sempre una minaccia per i prodotti di qualità che distinguono il made in Italy. “I nostri allevamenti – spiega Matteo Zolin, presidente Coldiretti e consigliere nazionale di Anas (Associazione nazionale suinicoltori) – sono sottoposti a decine di controlli severi e rigorosi per garantire qualità e sicurezza alimentare. Le frontiere sono però un colabrodo. Questa situazione provoca un rischio per la salute dei consumatori e una concorrenza sleale per gli allevatori italiani”.

Rintracciabilità, etichettatura obbligatoria sono obiettivi delle battaglie che Coldiretti porta avanti da anni. “Le nostre manifestazioni al Brennero – ricorda il presidente della Coldiretti – con il blocco dei Tir per dimostrare che entrano derrate alimentari e tra queste carni di dubbia provenienza dall’estero, non sono di oggi. Quanto è successo a Padova è un esempio dove gli organi di controllo hanno fatto un ottimo lavoro, ma bisogna tenere altra l’attenzione per assicurare la trasparenza e la tracciabilità. Con l’intesa del mese scorso, fortemente voluta da Coldiretti in collaborazione con Anas – ricorda Zolin –, è stato finalmente raggiunto l’accordo fra Stato e Regioni per arrivare al più presto all’entrata in vigore del decreto che introduce l’indicazione della provenienza per le carni suine trasformate e questo vuol dire tracciabilità per i suini nati, allevati e macellati in Italia”
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Ma non è tutto. I casi di peste suina riscontrati nella vicina Serbia non fanno dormire sonni tranquilli agli allevatori di suini. “Stavamo vivendo – evidenzia Zolin – un periodo in cui il mercato ci stava facendo recuperare le difficoltà che il comparto aveva pagato per anni. Quanto è successo in questi giorni, ci mette ancora una volta in balia delle quotazioni altalenanti che provocano instabilità e difficoltà nella programmazione aziendale. Quello che chiediamo – conclude Zolin – è coraggio alla politica con controlli uguali per tutti a livello europeo e per i prodotti che entrano in Italia”.

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