Un nuovo “regionalismo” con più Europa e più ambiente

9 Marzo 2019

UDINE. Friuli protagonista nel tessere la rete dei movimenti autonomisti dell’arco alpino. È il risultato più evidente della tavola rotonda “Più autonomia, più sussidiarietà. Il ruolo dei movimenti autonomisti per un nuovo regionalismo”, organizzata dal Patto per l’Autonomia, che si è tenuta a Palazzo Belgrado (Udine). L’incontro si colloca lungo un percorso che «punta a costruire una nuova stagione del regionalismo, in un’Europa dei popoli e delle regioni», ha evidenziato il segretario del Patto per l’Autonomia e capogruppo del Patto nel Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, Massimo Moretuzzo, soddisfatto dell’importante partecipazione e del livello del dibattito, connotato da una visione fortemente europeista.

«Nel momento in cui l’Europa è alle prese con la deriva sovranista alla Salvini e Le Pen e dal riemergere di forti spinte nazionaliste – al punto che il presidente dell’Europarlamento Antonio Tajani, a Basovizza, nella giornata di commemorazione delle vittime delle foibe, è arrivato a inneggiare all’Istria e alla Dalmazia italiane –, entrambe inaccettabili, l’unica prospettiva possibile è quella di riuscire a esprimere una rappresentanza territoriale, attraverso i partiti e i movimenti autonomisti, che rispondono prima di tutto alle comunità locali, ai territori e non ai “giochi” dei partiti statali, in una visione fortemente europea», ha spiegato Moretuzzo. «Il nostro sguardo è rivolto all’Europa, a prescindere dalle scadenze elettorali. Lo dimostra anche il fatto che in questi giorni si sta svolgendo a Bruxelles l’Assemblea generale Efa (European free alliance), alla quale partecipa anche una nostra delegazione formata dal consigliere regionale del Patto per l’Autonomia Giampaolo Bidoli, e, per Patrie Furlane, Oscar Olivo e Federico Simeoni».

Alla tavola rotonda, aperta dai saluti di Markus Maurmair, presidente del Patto per l’Autonomia, e moderata da Mattia Pertoldi, giornalista del Messaggero Veneto, sono intervenuti Luca Azzano Cantarutti, rappresentante del Patto per l’Autonomia-Veneto, Herbert Dorfmann, europarlamentare della Südtiroler Volkspartei, Igor Gabrovec, consigliere regionale del Friuli-Venezia Giulia della Slovenska Skupnost, Erik Lavevaz, presidente dell’Union Valdôtaine, Massimo Moretuzzo e Ugo Rossi, capogruppo in Consiglio provinciale del Partito Autonomista Trentino Tirolese, già presidente della Provincia Autonoma di Trento.

«Il “padroni a casa nostra” è superato, ora è tempo di essere “padri a casa nostra”», ha affermato Rossi, che ha posto l’accento sull’importanza della potestà decisionale di un territorio, prima ancora che sulle risorse finanziarie. Tutti i relatori hanno condiviso l’importanza per i movimenti autonomisti di fare fronte comune, perché «dobbiamo essere più incisivi, avere una potenza contrattuale diversa», ha detto Lavevaz, continuando a sostenere i diritti delle minoranze, ha ricordato Gabrovec. Azzano Cantarutti ha parlato della necessità di «un “cartello” autonomista diffuso, al di là delle convenienze, delle esigenze contingenti, che si ponga come modello virtuoso». In questa cornice, non fa paura il fatto che le Regioni ordinarie, come il Veneto, reclamino per sé maggiori competenze. «Sono sempre stato a favore di uno Stato più federale e con maggiore autogoverno», ha sostenuto Dorfmann.

Insomma, attorno al tema dell’autonomia «si può costruire un pezzo di futuro – ha concluso Moretuzzo –. Ce la faremo, se riusciremo a mettere insieme le storie e le esperienze che questo tavolo esprime, sperimentando nuovi paradigmi sociali ed economici. Non basta più – se mai è bastato – essere un movimento etnico-identitario. I movimenti autonomisti devono ripensarsi alla luce del concetto di ecoidentità: siano cioè espressione della rappresentanza delle comunità, a salvaguardia dell’ambiente e dei territori in tutte le loro componenti».

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