Ue: Elena Lizzi interviene su olio d’oliva e ‘vino naturale’

14 Settembre 2020

BRUXELLES. Due temi che riguardano l’agroalimentare (olio d’oliva e vino) sono al centro di due interventi della parlamentare friulana Elena Lizzi (Lega) al Parlamento europeo. “Non esiste sul mercato un olio extravergine d’oliva italiano – si legge in una nota – che costi meno di 3,2 euro al litro come chiede la base d’asta al ribasso del bando dell’Agenzia per le erogazioni in agricoltura (Agea). Il ministro Bellanova ha scelto di aiutare le aziende che importano olio dall’estero, condannando la produzione olivicola italiana di eccellenza che rischia di non riuscire ad ammortizzare i danni subiti dalla crisi da Covid-19. Le giacenze di olio a denominazione di origine sono infatti ancora molto alte. L’Olio 100% Italiano è da anni sotto attacco delle importazioni ‘diplomatiche’ e prive di dazi della Tunisia e anche del dumping commerciale della Spagna.

La strategia diplomatica europea – aggiunge – ha promosso la Tunisia a principale fonte di importazioni dell’Unione europea di olio d’oliva, circa il 70% delle importazioni totali, una media su un periodo di 5 anni, e un contingente annuo esente da dazio pari a 56.700 tonnellate. È necessario sia che la Commissione chiarisca il tipo di revisione che intende attuare per salvaguardare la produzione italiana, sia che assuma una posizione chiara rispetto alla scelta del Nutri-score voluto dalla Francia che condanna l’olio extravergine di oliva in categoria C, cioè alimento da limitare, e promuove la Coca cola zero, piena di edulcoranti in categoria A, cioè la più salutare”.

Dopo l’intervento in Commissione agricoltura (Agri), l’europarlamentare ha annunciato un’interrogazione alla Commissione europea per chiedere “se siano tenuti in considerazione gli attuali costi di produzione italiana per l’emanazione dei criteri di attribuzione e se sia a conoscenza che in questo modo la produzione Italiana viene sfavorita incrementando logiche di concorrenza sleale”. La Lizzi ricorda inoltre come “in Fvg la coltivazione dell’olivo rappresenti un’economia di nicchia che riveste una particolare importanza dal punto di vista culturale e di integrazione al reddito delle imprese agricole. Le aziende che confezionano e vendono le bottiglie di olio extravergine di oliva sono circa sessanta e alcune vantano produzioni di eccellenza. L’olio prodotto in Fvg è per il 95% di categoria extravergine di oliva alla fonte, indicativo del fatto che gli olivicoltori della nostra regione hanno un’ottima professionalità”.

L’esponente leghista si è anche occupata del termine “vino naturale”, definito ingannevole per i consumatori. “La Commissione – chiarisce – ha fornito attraverso una nota della Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale (Dg Agri), un primo importante chiarimento sugli usi nell’etichettatura e presentazione dei vini del termine “naturale” riferito al vino o al metodo di produzione, com’è il caso francese del “vin méthode nature”, anche grazie alla mia interrogazione volta a segnalare una situazione di concorrenza sleale dei francesi nei confronti di tutti i produttori di vino europei. La Commissione, una volta informata, non avendo ricevuto nessuna comunicazione dalla Francia, si era impegnata a valutare la conformità delle misure nazionali francesi con il diritto dell’Unione.

A parere della Commissione, allo stato attuale, tali usi – aggiunge – sono contrari al diritto dell’Ue perché ingannevoli nei confronti del consumatore. Il 25 marzo 2020 l’autorevole testata giornalistica, Wine Business, aveva infatti reso noto che i produttori di vino francesi avevano ottenuto un formale riconoscimento da parte del loro Governo per l’etichettatura dei vini naturali, nonostante le normative europee vigenti vietassero l’utilizzo del termine ’vino naturale’. In tutto il mondo non esiste una definizione unica di ’vino naturale’, pertanto, le autorità francesi hanno aggirato l’ostacolo legislativo creando una nuova denominazione, ’vin méthode nature’, e stabilendo un elenco di criteri e un protocollo di screening dedicati”.

Elena Lizzi in conclusione esprimen soddisfazione per la posizione assunta dalla Direzione Generale Agricoltura e Sviluppo Rurale (Dg Agri) che “di fatto ha riconosciuto la concorrenza sleale francese sui vini naturali nei confronti di tutti i produttori di vino degli altri Stati dell’Unione europea”.

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