“Soli come cani” Un docente friulano racconta la missione anti-Covid in Val d’Aosta

15 Agosto 2020

Il prof. Andrea Zilli ci ha inviato un dettagliato resoconto della sua missione anti-Covid in Valle d’Aosta, dove era stato inviato – come si ricorderà – dalla Croce Rossa. Dalle sue parole emerge una considerazione amara e dolorosa: ”Eravamo tutti consapevoli di non poter salvare le persone, ma sicuramente potevamo aiutarle a morire dignitosamente e non soffocate come dei cani”. Ecco il suo racconto.

”Su 22 ospiti, più della metà sono deceduti e i restanti risultavano positivi. Il prof. Zilli Andrea, docente friulano inviato in Valle d’Aosta dalla Sala Operativa Nazionale della Croce Rossa Italiana – Area Emergenze su proposta del Consiglio dei Ministri per attività di supporto sanitario, riporta lo sfogo della direttrice Suor Clara: ’Siamo stati abbandonati’. Il 95% di contagiati in base ai referti dei tamponi; poi, nel giro di qualche giorno più del 50% degli ospiti sono deceduti. Sono i numeri drammatici della struttura protetta Piccola Casa della Divina Provvidenza “Cottolengo” di Saint-Vincent. Numeri che da soli però non raccontano il dramma che la struttura ha dovuto vivere. ’Siamo stati lasciati soli come cani’ denunciano su AostaSera.it Suor Clara e il Prof. Zilli.

Andrea Zilli

I primi sintomi del virus sono arrivati nella struttura attorno al 17 di marzo. Uno degli ospiti, che è stato subito messo in isolamento, ha iniziato ad avere le prime linee di febbre e i primi sintomi di bronchite; con il suo medico di base è stato chiesto che gli venisse fatto il tampone. Nel frattempo la febbre aumentava con i giorni e quando il medico è tornato gli ha riscontrato una polmonite, disponendo il ricovero immediato. L’anziano è stato trasportato al Pronto Soccorso “Parini” di Aosta. Tre ore dopo volevano rimandarlo indietro, ma la direzione si è rifiutata. Il mattino seguente si è poi avuta notizia dell’esito, positivo, del tampone e poche ore dopo del decesso.

Altri ospiti nei giorni successivi hanno manifestato i sintomi del virus e anche per loro è arrivato l’isolamento e la richiesta di tampone che però è stato rifiutato. Stranamente più avanti con i giorni sono arrivati a farlo a una ospite, risultata poi positiva. Nei primi giorni di aprile tutta la struttura è stata ’tamponata’, ma hanno detto alla direzione della struttura di andare a prendersi all’Usl i tamponi, di farli e poi restituirli. L’esito dei referti è stato infausto: a eccezione di un ospite, tutti gli altri sono risultati positivi. Il virus ovviamente non ha risparmiato neppure gli operatori: un’infermiera e religiosa è deceduta, due Oss sono stati in mutua, di cui una risultata positiva, una cuoca è stata in quarantena, così come un operatore polivalente, ai quali però non hanno fatto subito il tampone nonostante i sintomi. Nella stessa situazione è stata una delle infermiere part-time, risultata positiva, che ha supplicato più volte di essere sottoposta a tampone perché accusava i sintomi e ha un bambino di quattro anni.

La struttura ha cercato da sola di far fronte alla situazione. A singhiozzi le sono stati consegnati dei Dpi: una o due scatolette di mascherine chirurgiche, cinque tute e qualche camice monouso e poi una trentina di quelle Ffp2 che però, secondo gli esperti, non andavano bene, poiché si dovevano usare le Ffp3. Per fortuna la sede centrale di Torino ha rifornito prontamente la struttura. Due Oss sono state assunte, un infermiere e religioso è stato inviato a supporto dalla sede centrale di Torino; una ditta è stata coinvolta nella sanificazione e igienizzazione; il solo Prof. Zilli costituiva la task force che lo Stato Italiano ha inviato in soccorso del “Cottolengo”. Sono stati fatti degli investimenti enormi, però la direzione continuava a venire insultata e minacciata di possibili multe e denunce da chi si è ricordato della struttura in difficoltà solo negli ultimi giorni.

Le mansioni e i compiti del Prof. Zilli erano prevalentemente di supporto infermieristico. Infatti si è occupato del rilevamento dei parametri vitali, di piccole medicazioni e bendaggi, ma gli competeva anche l’assistenza di base ai pazienti parzialmente o totalmente non autosufficienti sul piano fisico e/o psichico (malati, anziani o disabili) al fine di garantire il benessere psicofisico e sociale delle persone assistite. L’insegnante ha effettuato sia interventi di tipo igienico-sanitario nelle operazioni per la cura e l’igiene personale, vestizione, alimentazione, mobilizzazione e pulizia dell’ambiente, sia interventi di carattere socio-sanitario.

Nella struttura è arrivato il pool di medici incaricato dall’Unità di crisi regionale di seguire l’emergenza Coronavirus sul territorio. La direzione ha continuato a ricevere richiami in modo sgarbato da parte delle autorità, che la accusavano di aver fatto dei pasticci quando invece la struttura ha pagato per dei loro errori: gli ospiti sono stati trascurati e tutti gli operatori sono stati trattati come untori. La direttrice ha potuto anche portare il peso di tutte le colpe, ma non potrà mai dimenticare le parole che ha sentito pronunciare, la mancanza di rispetto e dignità per le persone. Le hanno detto di non intasare l’ospedale con gli anziani della struttura, che non hanno risorse da buttare per persone che stanno per morire. La realtà poteva anche essere questa, ma le parole per descriverla potevano sicuramente essere altre.

Si sono riscontrati dei problemi burocratici per poter fornire ossigeno agli ospiti: per diversi giorni non c’era una procedura che consentiva ai medici di base di prescrivere l’ossigeno. A un’ospite si è dovuto dare l’ossigeno di un’altra che in quel momento sembrava poterne fare a meno. Eravamo tutti consapevoli di non poter salvare le persone, ma sicuramente potevamo aiutarle a morire dignitosamente e non soffocate come dei cani. Una sera è stato portato davanti alla struttura un ospite rimandato indietro dall’ospedale: è toccato al personale del “Cottolengo” doverlo trasferire dall’ambulanza alla struttura.

Una sera, per la constatazione di un decesso, è arrivato un medico e ha lasciato nello spiraglio della porta un foglio. Alla richiesta del perché non entrasse, lui ha risposto che c’era già tutto scritto sul foglio. Questo era il rispetto che si aveva per le persone. Abbiamo mandato giù molti bocconi amari. E poi i cortocircuiti di comunicazione. Una mattina è arrivata dal Comune un’ordinanza di isolamento per una signora che era deceduta il giorno prima in ospedale. Abbiamo capito che gli uffici comunali non sono stati informati dei decessi o ricoveri in ospedale.

Rientrato da quest’esperienza, il docente, nonostante gli esiti negativi dei tamponi, ha scelto volontariamente di sottoporsi alla quarantena (contumacia) quale misura di profilassi per esigenze di sanità pubblica, tutelando in primis gli anziani. Afferma che questa pandemia ha lasciato un segno su tutta la Valle d’Aosta e anche su Saint-Vincent e che la cittadina termale potrebbe dover dire addio alla struttura “Cottolengo”. Il Prof. Zilli ha raccontato la vicenda al Presidente della Repubblica Italiana Sergio Mattarella: il Capo dello Stato ha inviato una missiva di risposta al docente friulano: «Gentile Professore, La ringrazio molto per quanto mi ha scritto e le invio tanti auguri per il Suo compito di docente».

Il Prof. Zilli è convinto che i prossimi giorni saranno forse ancora più pesanti e occorrerà dimostrare tutta la nostra capacità di affrontare le difficoltà con fiducia e voglia di uscirne. I bambini continuano a ripetere che “andrà tutto bene”, ma noi adulti sappiamo che non basta affidare il nostro futuro ad una semplice formula magica. Occorrono invece scelte concrete, responsabili e di giustizia. Domani, sconfitto questo mostro, continueremo a lottare contro altri mostri, forse con più consapevolezza e determinazione, rafforzati da questa esperienza che ci ha visti come umanità tutti insieme”.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!