Siccità: i piani ci sono ma la Regione non ha mosso dito Pozzi artesiani nel mirino

23 Giugno 2022

TRIESTE. Scienziati e ambientalisti lo ripetono, inascoltati, da anni: le crisi idriche sono destinate a crescere. Uno degli effetti del riscaldamento globale, infatti, è l’alterazione del ciclo idrologico, con siccità prolungate come quella che – ahinoi – stiamo vivendo da mesi e concentrazione delle precipitazioni in periodi di tempo sempre più ridotti, con l’intensificarsi degli eventi che oggi chiamiamo “estremi”, ma che diventeranno la normalità. In questo quadro, le istituzioni – si legge in un comunicato di Legambiente Fvg – hanno fatto e stanno facendo ben poco per l’adattamento a un clima che si sta tropicalizzando, anche in Friuli Venezia Giulia, e richiede di ripensare, ora in modo urgente, gestione, consumi e usi dell’acqua.

Come per l’energia, anche per l’acqua non si è ancora appreso e metabolizzato che le carenze e i disagi, con i conseguenti cambiamenti dei comportamenti, devono essere affrontati strutturalmente e coraggiosamente. Se continueremo ad agire solo in emergenza, andremo sempre più incontro a situazioni peggiori di quelle attuali. Anche in Friuli Venezia Giulia, nonostante la nota ricchezza di acque del nostro territorio, l’acqua scarseggia e ormai si sono prese le prime misure di contenimento e di risparmio. Non piove da mesi (i primi allarmi si ebbero a gennaio) e le nevi invernali non hanno aiutato il ripascimento delle falde e il normale deflusso dei fiumi. E allora, a fronte dei giusti richiami al risparmio e a non sprecare l’acqua (bene prezioso che, vogliamo ricordare, non si può fabbricare), tuttavia bisogna porsi alcune domande per capire cosa si potrebbe fare per agire sui grandi numeri, i soli che possono aumentare la resilienza del sistema idrico regionale e la sicurezza e la disponibilità delle scorte.

Una prima questione che Legambiente ha posto da tempo alla Regione – si legge ancora – è la chiusura o per lo meno la regolazione dei pozzi artesiani della Bassa Pianura; si tratta di una realtà che, a questo punto, ha dello scandaloso per l’enorme spreco di risorsa purissima perpetrato continuamente. Così si esprimeva nel 2015 il Piano Regionale di Tutela delle Acque: “… a fronte di un fabbisogno medio giornaliero d’acqua pro capite generalmente stimato … pari a 250 litri, risulta che ogni abitante che nel Friuli Venezia Giulia fa ricorso a pozzo domestico artesiano consuma ben 17.937 litri al giorno, cioè 72 volte le reali necessità!” (Piano Regionalee Tutela Acque). Senza dire che almeno dal 2011 questo tema è stato posto in tutta la sua concretezza e che la soluzione (la regolazione dei flussi dei pozzi) si trova proprio nel Piano Regionale Tutela Acque (del 2015) per la cui attuazione questa amministrazione regionale non ha mosso un dito.

Una seconda questione è legata al Pnrr e all’obiettivo di ridurre gli sprechi idrici e aumentare la resilienza dell’agrosistema irriguo. Nei progetti di ammodernamento del sistema irriguo, approvati dal Governo e finanziati al Consorzio di Bonifica Pianura Friulana, non si è pensato di trasformare l’irrigazione a scorrimento dei comprensori della Bassa Pianura in irrigazione a pioggia il che avrebbe comportato un risparmio della risorsa acqua del 50% rispetto ai consumi attuali! Ci si è limitati, per aumentare “l’efficienza nell’irrigazione”, a prevedere la impermeabilizzazione dei canali irrigui lasciandoli a cielo aperto pur se il Pnrr imponeva di conseguire “… una maggiore e più costante disponibilità di acqua per l’irrigazione, aumentando la resilienza dell’agroecosistema agli eventi di siccità e ai cambiamenti climatici” (Pnrr). Questo tipo di intervento avrebbe avuto bisogno di pianificazione e lungimiranza adottando una misura che va incontro ai processi di adattamento. Vogliamo ricordare, in questo senso, i provvedimenti del Consorzio di Bonifica della Venezia Giulia, che già da anni, sull’intero comprensorio di competenza, ha trasformato il sistema irriguo da scorrimento a pioggia, ha realizzato già vari bacini di accumulo e creato l’infrastrutturazione logistica necessaria per consentire alle aziende di dotarsi di impianti di microirrigazione.

In generale, in tutto il Fvg, è urgente intervenire sulla manutenzione delle reti degli acquedotti (Cafc perde il 45% dell’acqua trasportata) e sulla conversione di un’agricoltura idrovora verso ordinamenti colturali meno esigenti di acqua. I centri urbani vanno ridisegnati, servono sistemi di accumulo dell’acqua diffusi, per l’utilizzo dell’acqua piovana a esempio per bagnare orti e giardini o per lavare la macchina, bisogna recuperare suolo oggi impermeabilizzato per favorire l’assorbimento dell’acqua e la ricarica delle falde: la cementificazione del territorio infatti velocizza l’allontanamento dell’acqua e ne impedisce lo stoccaggio a lungo termine. Molte piccole soluzioni, di ingegneria basata sulla natura, sono a portata di mano e possono anche rendere le città e le case più accoglienti e vivibili.

Aver saputo affrontare per tempo queste due questioni – conclude la nota – sarebbe stato un segnale importante di una capacità di andare oltre la (ricorrente) emergenza pur senza dimenticare quelle altre, piccole raccomandazioni di risparmio e sobrietà che sempre, ogni giorno, ognuno di noi dovrebbe mettere in atto.

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