Si ricorre al Consiglio di Stato per l’ospedale di Palmanova

2 Dicembre 2020

PALMANOVA. La battaglia giudiziaria va avanti. Dopo il Tar, il Comune di Palmanova ricorrerà al Consiglio di Stato per avere ragione nei confronti di Regione Fvg e Azienda Sanitaria ”colpevoli di aver deciso di chiudere, nel luglio 2019, il Punto Nascite attivo nel nosocomio palmarino. Quello è stato il primo atto, deciso in fretta e furia dalla Giunta Fedriga, che poi ha dato il via allo smantellamento dell’Ospedale di Palmanova, ora diventato ad uso quasi esclusivo dei malati Covid. Dove i Punti Nascite sono ancora attivi, Latisana e Monfalcone, abbiamo ancora un’urgenza chirurgica che funziona e offre servizi al territorio. Li i pazienti Covid non ci sono. Qui hanno creato il vuoto e siamo diventati nulla più che un ’lazzaretto’. La gente, ormai impaurita, cerca di evitare di farsi servire dalla struttura.

Anche per questo, oltre che per tanti altri motivi, già più volte resi pubblici, abbiamo deciso di proseguire l’azione legale intrapresa per riaprire un Punto Nascite d’eccellenza che poteva contare quasi 800 parti all’anno, chiuso per riaprirne uno che a malapena raggiunge il limite di legge di 500, numero raggiunto trasferendo partorienti dell’area udinese verso Latisana”. Queste, in breve, alcune delle motivazione del Sindaco di Palmanova Francesco Martines espresse per motivare le decisione di continuare il contenzioso legale intrapreso mesi fa.

“Gli spazi per vincere la causa ci sono e vogliamo provare tutte le strade possibili per far cancellare una decisione ingiusta e ingiustificabile, basata su accordi politici e non su dati scientifici e medici, fatta per accontentare gli appetiti di qualche esponente politico locale sulla pelle dei cittadini della Bassa Friulana”, aggiunge Martines. “E intanto dalla Regione non solo silenzio assoluto sul Super Ospedale promesso ormai 16 mesi fa, ma continua l’afflusso di malati Covid all’ospedale di Palmanova, a oggi sono oltre 100, e, nel contempo, si decide di smantellare quel poco che rimane dei reparti ancora in attività. È della settimana scorsa la decisione di chiudere l’Rsa: metà pazienti sono stati dimessi e metà trasferiti a Udine. I posti a disposizione a Medicina diminuiscono sempre più, con il rischio che spariscano per ridistribuirne il personale. Si parla anche di ridurre drasticamente i servizi ambulatoriali.

Dobbiamo ricordare a Riccardi e Fedriga che esistono anche altri malati oltre che quelli da Coronavirus, che i nostri anziani hanno bisogno di cure per molte patologie, che a questo ospedale afferiscono tredici case di riposo, che chi soffre di altre malattie ha lo stesso diritto di essere assistito e di guarire”.

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