Riccardi (Forza Italia) e gli immigrati: “Una polveriera”

9 Febbraio 2018

TRIESTE- «Il conto dei 54 milioni di euro che ricadono sul territorio grazie al sistema dell’accoglienza è deficitario di un costo non considerato e non dimensionato: quello della tensione sociale che sta creando, e della disparità di trattamento verso i cittadini italiani che soffrono di gravi situazioni di disagio economico». Lo afferma Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio Regionale a margine di un’indagine pubblicata sulla stampa locale relativa al volume di fondi generato dal sistema di accoglienza.

Due sono le ragioni che muovono l’intervento di Riccardi: «Da una parte continuiamo a ragionare con una logica di emergenza. Ma, come dice la parola stessa, il tempo di un’emergenza è limitato e circoscritto. Invece da anni abbiamo permesso il radicarsi di una situazione che da emergenziale si è cristallizzata, permettendo l’industrializzazione dell’accoglienza». Di fronte a questa situazione Riccardi aggiunge: «Se è vero che la “fabbrica dei profughi” porta fatturati per 54 milioni, siccome questi sono soldi pubblici, quali sono i metodi di valutazione per il servizio offerto e chi è che ne stabilisce i parametri qualitativi?».

Dall’altra parte questa situazione accende un problema non da poco: «Le cifre pubblicate dalla stampa ci parlano di 5.000 immigrati presenti in regione per i quali, appunto, c’è un dispiego di fondi pari a 54 milioni di euro. Un impegno di spesa di circa 900 euro al mese per ognuno di loro. A fronte di una popolazione di pensionati che, sei su dieci, vive al di sotto della soglia di povertà con meno di 750 euro al mese. E la maggioranza di questi sono donne».

Quindi: da una parte una popolazione giovane, straniera, non qualificata, multietnica e culturalmente lontana; dall’altra un esercito di cittadini, in età avanzata, per il quale le tutele dello Stato diventano sempre più strette. «Un Paese deve avere un sistema di protezione sociale – conclude Riccardi -, ma questo deve garantire criteri di accesso che non mettano gli italiani in serie B. Bisogna rivedere i livelli di reddito e definire gli anni di residenza per accedere ai benefici, introducendo nuovi criteri. È li che bisogna mettere le mani dopo aver chiarito chi ha diritto e chi non ce l’ha di restare nel nostro paese. Siamo seduti sopra una polveriera».

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