Riccardi (FI) a Peroni e Telesca sui conti della Sanità

18 Aprile 2018

UDINE. «Il primo dato di fatto è che nel patto Serracchiani Padoan manca una clausola di salvaguardia: “il Mef e la regione FVG verificano entro il 31 dicembre 2023 la neutralità finanziaria” c’è scritto. Significa che, oltre alla necessità di spostare fondi verso la sanità per coprire i buchi causati dall’incompetenza di Serracchiani-Peroni-Telesca, degli ulteriori aggravi di spesa avremo effettiva contezza fra sei anni. E, nel frattempo, la sanità e le altre funzioni di amministrazione della Regione come le gestiamo?». E’ la risposta – attraverso un comunicato – di Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia al Consiglio Regionale, ai rilievi mossi dagli assessori Peroni e Telesca sull’analisi del senatore Franco Dal Mas pubblicata ieri.

«Amministrare significa conoscere: leggi, meccanismi, rapporti» afferma Riccardi sottolineando: «Se qui siamo di fronte a ignoranza o dolo lo decidano i cittadini. Noi abbiamo presentato numeri circostanziati da documenti prodotti dalla Regione e dallo Stato, non sparate elettorali». E su questi numeri Riccardi ritorna: «Allora: la fuoriuscita dal Fondo Sanitario Nazionale del 1997 è finanziata da maggiori decimi di IVA (2 nel 1997 e 2 nel 2003), IRPEF (2 nel 1997) e IRES (0,5 nel 1997). Ora: il riparto del finanziamento del FSN 2017, deciso dalla Conferenza Stato Regioni dell’ottobre 2017, rileva che il FVG destina al finanziamento dei Livelli di Assistenza Essenziali 1,444 miliardi di euro. Ora, moltiplicando i valori dei decimi forniti in commissione, arriviamo a 1,329 miliardi di euro. Significa che la Regione FVG deve compensare i 115 milioni di euro mancanti spostando sulla sanità fondi che potrebbe investire per lo sviluppo».

Ma non è tutto e non è la cosa più grave. Da una parte vi è infatti il dato di fatto che le compartecipazioni del FVG oggi sono le più basse di tutte le Autonomie speciali: la Sicilia, ad esempio, ha una compartecipazione dello Stato pari al 50,89% della spesa sanitaria e vede una compartecipazione ai redditi IRPEF di 7,1 decimi dal 2018. Dall’altra che, nel 1997, i decimi di IVA, IRPEF e IRES partecipavano anche all’assunzione del finanziamento degli Enti Locali a carico della Regione. Quindi, ciò posto, per Riccardi: «L’incremento delle compartecipazioni non può essere inferiore a 300/350 milioni di euro. Il buco è quindi ben più ampio e sotterraneo degli evidenti 115 milioni».

Per il Capogruppo di Forza Italia fallisce anche il tentativo di risollevare le sorti di questa debacle con il riferimento allo sconto di 120 milioni sbandierato, da Peroni oggi, e da Serracchiani prima: «Ricordiamoci che a fronte di tali entrate – ricorda Riccardi – sono stati soppressi a titolo definitivo, trasferimenti statali per oltre 88 milioni di euro per funzioni amministrative che, con le varie riforme Bassanini, la Regione si era accollata». Riccardi inoltre ricorda che «il minor gettito complessivo pesa molto di più per la Regione che per il bilancio dello Stato e che il patto, al 30 giugno 2019, vedrà rinegoziato il protocollo del 2010 che garantiva 370 milioni di euro di contributi, i quali resteranno invariati nel 2020 e negli anni successivi. Non bastasse il patto non ammette riserve di gettito per il raggiungimento di obiettivi di riequilibro della finanza pubblica, esclude le riserve della legge 147/2013 che scadranno il 31 dicembre 2018 che ammontano a 388 milioni di euro per il biennio 2014/2016 e che non saranno reclamabili».

Lo statuto del Friuli Venezia Giulia, e le relative norme di attuazione, non prevede forme compensative per la riduzione di entrate dovute a manovre statali che, volte a ridurre la pressione fiscale, definiscano riduzioni di aliquote e/o base imponili di tributi. Quindi per Riccardi «affermare come ha fatto Peroni che “le entrate sono state rese meno vulnerabili anche a seguito di forti flessioni dovute a manovre statali dirette a ridurre la pressione fiscale in relazione a specifici tributi, quali ad esempio l’IRES e l’IRAP” è pura demagogia». E lo conferma la Corte dei Conti che, sul giudizio di parificazione 2016 afferma che “in relazione ai fattori che hanno influenzato il gettito dell’IRAP versata da contribuenti diversi dalle Amministrazioni pubbliche nel 2016, si ritiene che la rilevante diminuzione registrata nel 2016 rispetto il 2015 (201,4 milioni e -49,96%) sia sostanzialmente imputabile alla disposizione dell’art. 1 comma 20 della l. n. 190/2014 relativa all’integrale deducibilità del costo del lavoro per i lavoratori a tempo indeterminato”.

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