Proteste in tutto l’arco alpino contro il mini-idroelettrico

24 Gennaio 2020

UDINE. Il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia condivide e sostiene la “Protesta dei pesci di fiume”: una serie di manifestazioni, sit-in e flash mob promossi da associazioni ambientaliste, sportive, di tutela della montagna e da numerosi comitati locali di cittadini che si svolgerà domani, 25 gennaio, in tutto l’arco alpino, per chiedere il rispetto delle condizioni di maggiore tutela delle acque montane, nell’ambito dell’attuazione della Direttiva europea Acque, e ribadire la contrarietà a incentivare il mini idroelettrico.

Come spiegano gli organizzatori, il motivo contingente della giornata di mobilitazione è il conflitto di disposizioni e di interpretazioni amministrative tra il Ministero dell’Ambiente, gli enti territoriali competenti per l’applicazione e la pressione delle lobby dei proprietari delle centraline che ne ricavano significativi contributi pubblici. Con il decreto sulle energie rinnovabili del luglio 2019, pur non essendo eliminati gli incentivi agli impianti idroelettrici nei corsi d’acqua naturali, questi venivano condizionati al rispetto di prescrizioni che ora non si vorrebbero più adottare.

«Reintrodurre gli incentivi significa mettere in pericolo gli ultimi corsi d’acqua naturali del territorio in nome di interessi privati a fronte di una produzione energetica trascurabile – spiegano i consiglieri regionali del Patto per l’Autonomia Giampaolo Bidoli, che parteciperà all’iniziativa, e Massimo Moretuzzo –. Il Consiglio regionale del Friuli-Venezia Giulia, il 31 gennaio 2019, ha approvato la mozione del Patto per l’Autonomia che impegna la Regione a monitorare in modo puntuale e stringente il rilascio di nuove concessioni di derivazione a uso idroelettrico sui corsi d’acqua naturale del territorio regionale e a verificare il rispetto dei requisiti previsti, dimostrando sensibilità sul tema. Si continui su questa strada per bloccare una iniziativa che, se attuata, ripristinerebbe quello che alcuni non hanno esitato a definire il “Far West delle centraline” con centinaia di nuovi progetti pronti su tutte le Alpi e gli Appennini».

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