Premiata la Malvasia Dileo di Castelvecchio (Sagrado)

16 Dicembre 2017

SAGRADO. Ancora un riconoscimento di prestigio per l’azienda agricola Castelvecchio, che sorge appena sopra Sagrado, dove il Carso goriziano offre angoli di natura e di quiete impensabili, con una vista dell’altipiano davvero unica, a 150 metri sul livello del mare, che abbraccia tutta la regione, dal vicino Golfo di Trieste fino alle Alpi Giulie. A essere premiata quest’anno è stata la Malvasia Dileo che ha vinto i 3 bicchieri del Gambero Rosso, oltre ai 5 grappoli di Bibenda. Due riconoscimenti che contribuiscono a rendere sempre più riconoscibili i valori e il lavoro di quest’azienda agricola, che ha i vigneti impiantati in una terra dura e a volte insidiosa, ma altrettanto generosa.

Terre segnate da anni di rovine e splendori, che si ripropongono per raccogliere la sfida di un terreno roccioso e arido, ma capace di donare vini di grande carattere, come appunto la Malvasia Dileo, un’attenta selezione dei migliori grappoli di Malvasia Istriana. Un nuovo vino dal ventaglio aromatico molto ampio, con sentori floreali che si mescolano a quelli fruttati, tra erbe aromatiche, salvia, mela e albicocca. Il gusto della Malvasia Dileo è sapido e minerale, con un bel finale fruttato.

Un vino curato personalmente e dedicato a Leo Terraneo, il capofamiglia che 31 anni fa ha rilevato la proprietà iniziando a valorizzarla con grande rispetto per la storia e un grande amore per i frutti che raccoglie. Quaranta ettari vitati, in un bellissimo parco naturale che circonda l’azienda, fatto di roccia calcarea e terra rossa ricca di minerali. A fornire un contributo determinante un microclima asciutto, la vicinanza del mare e della Bora, che soffia spesso rendendo salubre la viticoltura. Accanto alle vigne 600 piante d’ulivo di varie specie, dalle quali si ricava un extravergine di grande pregio.

Tornando al vino, bianchi e rossi sono prodotti in modo tradizionale e artigianale; i bianchi poi sono affinati in acciaio, mentre i rossi invecchiano per 2 o 3 anni in legno. Castelvecchio dà il massimo risalto ai vini autoctoni, in primis il Terrano, seguito dal Refosco dal peduncolo rosso, la Malvasia istriana e la Vitoska, ma non mancano varietà di origine bordolese. Nelle annate migliori viene imbottigliato il Sagrado Rosso, cuvèe di prestigio e bland storico e la Selezione Dileo che offre Malvasia, Cabernet Sauvignon e Merlot dei vitigni più vecchi.

Visitare Castelvecchio fa scoprire l’enoteca “La Foresteria” e le splendide stanze della Villa della Torre Hohenlohe. Poi, a distanza di cent’anni, si può ripercorrere alcune tappe della storia e cultura del secolo scorso, tra glorie e tragedie fino alle trincee nel bosco e alle poesie del Parco Ungaretti. Concludendo con una passeggiata tra i vigneti, seguita da una degustazione guidata.

C.S.

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