Patti finanziari: una voce sola nel trattare con lo Stato

12 Maggio 2020

TRIESTE. «Basta con le azioni in ordine sparso. La Regione Friuli-Venezia Giulia deve parlare con una voce sola. La comunità politica tutta, a partire dal Consiglio regionale, sia coesa nella rivendicazione forte della rinegoziazione dei Patti finanziari tra Stato e Regione». A dirlo è stato il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, nel corso della seduta del 12 maggio del Consiglio regionale, invocando una posizione unitaria su quella che ha definito la «madre di tutte le questioni», dopo le iniziative propagandistiche degli ultimi giorni: dalla lettera del Presidente Fedriga, annunciata e mai arrivata ai capigruppo, a quella dei parlamentari di Pd, M5s e Italia Viva. «Ne scriverà una anche il Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia e magari la invieremo anche a Serracchiani e Rosato (firmatari dell’ultima missiva, ndr) che, nella scorsa legislatura, hanno ricoperto ruoli di responsabilità in quest’aula e in Parlamento».

Moretuzzo e Bidoli

Dopo il dibattito in aula, Moretuzzo ha sottoscritto l’ordine del giorno condiviso dalla conferenza dei capigruppo: «Una posizione indispensabile, perché in ballo c’è la sopravvivenza del bilancio regionale», ma «la situazione di straordinaria emergenza che stiamo vivendo e che ha motivato la richiesta di sospendere i trasferimenti dalla Regione Friuli-Venezia Giulia allo Stato per i prossimi 2 anni, è solo una parte di una vicenda che ha radici nei contenuti degli accordi sottoscritti nelle ultime tre legislature regionali fra i presidenti della nostra Regione e i diversi ministri che si sono succeduti. Quegli accordi, come ha certificato la Corte dei Conti, hanno portato a un prelievo dal bilancio regionale di oltre 7 miliardi di euro dal 2011 al 2018, con un picco di 1,2 miliardi nel 2015. Prelievi che si sono accompagnati ad altri interventi generali di compressione della finanza pubblica che, per la nostra Regione, hanno significato una riduzione della spesa degli enti territoriali di almeno ulteriori 3 miliardi di euro. Tali prelievi che avrebbero dovuto essere finalizzati alla realizzazione del federalismo fiscale prima e alla sostenibilità del debito pubblico poi.

I 10 miliardi di mancata spesa pubblica locale hanno determinato un drastico calo degli investimenti pubblici, a cui non si sono certamente sostituiti quelli effettuati direttamente dallo Stato. Basti ricordare i dati della caduta del Pil, valutabile (a seconda degli anni) tra l’8 e il 10%, nonché l’attuale fenomeno dell’emigrazione giovanile che è del 14%, di fatto doppio rispetto alla media italiana. Non possiamo far finta che tutto questo non sia successo. È sufficiente un semplice calcolo algebrico per dimostrare l’insostenibilità della situazione attuale: le entrate del Friuli-Venezia Giulia derivano per 4,4 miliardi di euro dalle compartecipazioni e per 1,2 miliardi da fiscalità propria. Di queste, 2,9 miliardi sono necessari per coprire i costi della sanità, verosimilmente in aumento in seguito all’emergenza Covid-19. Pari a circa 190 milioni è il costo del trasporto pubblico locale, che, come la sanità, ci paghiamo per intero con le nostre entrate tributarie. Altri 550 milioni sono destinati al sistema degli Enti locali, che oggi rappresenta l’unica vera competenza primaria della Regione. Se a queste cifre si somma il contributo allo Stato per il risanamento della finanza pubblica praticamente si esauriscono tutte le entrate di compartecipazione fiscale. Le stime di calo del Pil per il 2020 danno un -9%, a cui dovrebbe corrispondere una riduzione delle entrate di circa 700 milioni di euro. Questo significa che la Regione dovrà gestire tutte le sue attività ordinarie, così come previste dal Bilancio preventivo, con una analoga riduzione della spesa creando condizioni ulteriori di recessione a quelle di per sé determinate dall’evoluzione della pandemia».

A fronte di questa situazione, per Moretuzzo «la rinuncia da parte dello Stato a esigere i 726 milioni di contributo alla sostenibilità del debito pubblico previsti per il 2020 è una prima condizione, necessaria, ma non sufficiente, per garantire i servizi essenziali ai nostri cittadini e la sopravvivenza di tanta parte delle nostre imprese. Va avviata, infatti, una trattativa serrata con lo Stato per rinegoziare i Patti finanziari, per questo è fondamentale che si istituisca subito un gruppo di lavoro interno alla commissione bilancio, come richiesto con forza dal Patto per l’Autonomia e stabilito nell’ordine del giorno approvato dall’Aula, per affrontare questa partita in modo condiviso con tutte le forze presenti in Consiglio regionale. Non possiamo discutere di quanti soldi trattenere o chiedere al Governo se non chiariamo cosa è successo negli ultimi 10 anni con i Patti finanziari siglati da Tondo, Serracchiani e Fedriga, anche rispetto alle altre Regioni, e qual è il loro impatto vero sul nostro bilancio. E nella gestione della trattativa – ha concluso Moretuzzo – si accantonino una buona volta i giochetti politici. La specialità non si difende con gli annunci, ma avviando un confronto serio in Consiglio regionale per poi coinvolgere tutti i soggetti interessati a difenderla».

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