Osservatorio illegalità: dubbi sul depuratore di Lignano

25 Novembre 2020

UDINE. Uno degli obiettivi dell’Osservatorio civico contro le illegalità in Fvg ”è contribuire – è l’inizio di un comunicato -, con onestà intellettuale e sulla base di documenti concreti e conferenti, alla soluzione delle gravi problematiche ambientali fonte di lucro anomalo per alcuni e fonte di gravi danni economici e della salute di molti altri. Già nel 2017, a seguito di numerose segnalazioni di cittadini, è stato presentato ai Noe di Udine – Nucleo Operativo Ecologico dei Carabinieri – un esposto relativo alla gestione delle acque nella provincia di Udine, ponendo l’accento sulla qualità delle acque restituite all’ambiente dopo opinabili trattamenti e sulla filiera dei controlli previsti sulle stesse e sulle procedure amministrative seguite, esplicitando in particolare legittime e motivate preoccupazioni sugli impianti di depurazione di Lignano Sabbiadoro e San Daniele del Friuli.

Da quanto ci risulta – si prosegue – seguirono altri esposti da parte di un biologo di Marano, di Casa Pound e diversi da parte del Movimento Cinque Stelle nella persona del consigliere Cristian Sergo, protagonista di conferenze stampa e interrogazioni in sede di Commissioni e Consiglio Regionale. La diatriba, sviluppatasi in questi ultimi anni, tra il consigliere regionale e l’ente gestore Cafc ha fatto sì che emergesse l’esistenza di documenti ufficiali attestanti i frequenti sforamenti dei limiti tabellari dello scarico lignanese e altrettanto conseguenti provvedimenti sanzionatori determinati da Arpa Fvg (Agenzia Regionale Protezione Ambiente) e di Ordinanze di Divieto di raccolta molluschi sia nel Mare Adriatico prospicienti la spiaggia (zona sensibile), sia in zona lagunare (zona di interesse naturale di protezione speciale) in prossimità dello scarico delle acque di pioggia dello sfioratore.

Anche cittadini e turisti segnalavano odori nauseabondi e materiali da rifiuto nelle acque prossime all’impianto e altrettanto quando da una serie di fotografie (anagraficamente e fiscalmente identificate) potevano supporsi anomalie e stranezze: ma nonostante la trasmissione ai Noe, a titolo personale, nulla più si è saputo su valutazioni o correlazioni possibili con il funzionamento del depuratore. Resta di fatto però che da quanto pubblicamente prodotto dal consigliere Sergo si viene a conoscenza che l’impianto non solo non è idoneo a soddisfare le prestazioni di trattamento biologico previste dall’autorizzazione regionale del 2017, ma che i lavori completati nel 2015 non sono ancora collaudati definitivamente, ma ciò nonostante sono già stati interamente pagati all’impresa costruttrice”. Nella nota si fa poi presente che anche recenti fotografie dell’impianto non fanno altro che alimentare dubbi e preoccupazioni. Nè possono essere ritenute soddisfacenti ”le blande rassicurazioni verbali del gestore, né tanto meno quelle dell’Assessore Regionale Fabio Scoccimarro”.

”In presenza di una tale nebulosità di elementi – si conclude -, constatato che il consigliere regionale Sergo ha sempre utilizzato carteggi originali ufficiali per sollevare questioni, il nostro Osservatorio, facendosi carico dei propri principi costitutivi chiede un intervento di chi è titolato a farlo per una verifica in contraddittorio con il Gestore sui documenti e sul funzionamento reale e sperimentale dell’impianto”.

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