Moretuzzo: l’assessore Callari contro friulano e minoranze

20 Febbraio 2020

UDINE. Evidentemente le critiche del Patto per l’Autonomia sulla gestione della Cuc – Centrale Unica di Committenza hanno lasciato ancora degli strascichi nella maggioranza in Consiglio regionale – si commenta una nota -: l’Assessore Sebastiano Callari ha proposto e ottenuto la bocciatura della mozione presentata dai consiglieri regionali Massimo Moretuzzo e Giampaolo Bidoli finalizzata a promuovere un’azione positiva e coerente a favore dell’uso delle lingue minoritarie nelle amministrazioni pubbliche della Regione.

La mozione richiedeva che le competenze nelle lingue friulana, slovena e tedesca fossero considerate quanto meno un requisito accessorio per la selezione di nuovo personale regionale, in cui la Regione può intervenire direttamente, e che la formazione linguistica per i dipendenti regionali fosse inserita con pari dignità con gli altri corsi di aggiornamento professionale all’interno dell’offerta formativa a loro destinata.

«Un’amministrazione ancora più vicina alle persone è un’amministrazione che si rivolge alla cittadinanza nelle lingue del territorio – dichiara il capogruppo Massimo Moretuzzo – e in un territorio multilingue, in cui sono presenti minoranze linguistiche, come quello del Friuli-Venezia Giulia, l’uso pubblico delle rispettive lingue (riconosciuto dalle normative regionale e italiana, che si richiamano a principi sanciti a livello europeo e istituzionale) è indice della qualità dei servizi, dell’efficacia amministrativa e del livello di democraticità delle istituzioni».

«Nulla di incostituzionale – specificano Moretuzzo e Bidoli –: nel bandire i concorsi per l’assunzione di nuovo personale è, infatti, possibile prevedere la riserva di posti banditi per soggetti con competenze nell’uso orale e scritto la lingua, l’introduzione di meccanismi di premialità nella definizione delle graduatorie per i partecipanti ai concorsi che dimostrino la conoscenza orale e scritta attiva e passiva della lingua, la frequenza obbligatoria di corsi di formazione linguistica dopo l’assunzione. Misure di questo tenore (già attuate in riferimento alla minoranza slovena e in parte a quella tedesca) vanno messe in atto anche per la minoranza friulana».

In particolare, la mozione impegnava la Giunta regionale “ad agire affinché nelle nuove procedure di selezione di personale regionale destinato ad operare nei territori friulanofoni, slovenofoni e germanofoni si tenga in considerazione la possibilità di inserire degli elementi valutativi orientati a riconoscere competenze linguistiche tali da poter interagire con la cittadinanza anche in lingua minoritaria; a elaborare linee guida e strumenti affinché la centralità del fattore linguistico minoritario nei rapporti con la cittadinanza sia debitamente considerata nel complesso delle amministrazioni pubbliche regionali, compresi agenzie, società ed enti regionali, enti locali e aziende sanitarie, attivando tutte le modalità ritenute utili al fine di facilitare la presenza di unità di personale con adeguate competenze nelle lingue minoritarie anche presso tali enti; ad attivare all’interno dell’offerta formativa dei dipendenti regionali corsi di lingua friulana e tedesca, accanto ai corsi di lingua slovena abitualmente previsti”.

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