Metalmeccanica: boom di robot, serve personale ad hoc

30 Maggio 2019

UDINE. Il varo, nel 2016, del piano di incentivazione fiscale per i beni 4.0 ha rafforzato la competitività del tessuto produttivo italiano: solo nel 2018, infatti, sono stati 9.237 i robot installati nelle aziende, l’11,5% in più rispetto all’anno precedente. In Friuli Venezia Giulia è stato determinante, nella corsa all’adozione di tecnologie 4.0, il ruolo del comparto della metalmeccanica. “L’adozione di robot collaborativi ha e avrà un forte impatto sull’economia regionale” sostiene Sergio Barel, Presidente di cluster Comet, cluster della metalmeccanica in Friuli Venezia Giulia che rappresenta 3.800 aziende, circa 58.000 addetti e il 48 per cento delle realtà manifatturiere in regione.

Sergio Barel

Una situazione che ricalca quella nazionale, fotografata dal rapporto 2019 di Confindustria dove si rileva che, su un totale di 8 mila richieste di agevolazione, 4 mila e 400 provengono da imprese del settore manifatturiero trainato, anche qui, dalla metalmeccanica. L’iper ammortamento ha interessato soprattutto piccole e medie imprese: le aziende con meno di 250 addetti rappresentano, infatti, il 96% dei beneficiari dei 450 milioni di investimenti e, di queste, il 35% ha meno 50 collaboratori. “Analoga la situazione del Friuli Venezia Giulia – continua Barel – il cui tessuto imprenditoriale è costellato da Pmi fortemente specializzate che, per continuare a rivestire un ruolo preminente nelle nicchie di mercato in cui sono leader, hanno la necessità di innovare i processi produttivi aziendali”.

Tuttavia, da Barel arriva anche un monito: “Questa trasformazione porta con sé l’urgenza di personale con competenze trasversali: dalla meccatronica alle nuove tecnologie di produzione, dai processi produttivi alle automazioni. Le nostre aziende hanno difficoltà a reperire sul territorio nuovi addetti mentre sono 5 mila i posti di lavoro disponibili e necessari per affrontare questa rivoluzione. In questo panorama è evidente come la metalmeccanica strizzi l’occhio ai giovani, linfa vitale per trainare la metalmeccanica regionale tra i big mondiali”.

Ecco quindi che, per essere davvero competitivi in un mercato sempre più globale, diventa necessario dotarsi di un rinnovato know-how. Quali sono le competenze di cui il comparto della metalmeccanica sente l’esigenza? Per rispondere a questo interrogativo, il Cluster Comet ha affidato al Dipartimento di Scienze Economiche, Aziendali, Matematiche e Statistiche dell’Università di Trieste e al Dipartimento di Scienze Economiche e Statistiche dell’Università Udine l’indagine “Il capitale umano nella metalmeccanica”. I due atenei friulani hanno avviato una fitta attività di analisi che coinvolge direttamente oltre 250 imprese metalmeccaniche del territorio. Un progetto comune che sottolinea l’importanza della collaborazione tra pubblico e privati e che servirà ad accorciare le distanze tra ciò che viene insegnato nelle aule universitarie e le competenze di cui le aziende hanno necessità.

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