Meglio gli accordi bilaterali: Ue-Canada lo sta mostrando

29 Gennaio 2020

UDINE. «Gli ultimi dati relativi all’accordo Ue-Canada (Ceta) dimostrano che l’unica strada perseguibile per rilanciare l’export, in base a principi di reciprocità ed equilibrio tra le parti, è quella dei negoziati bilaterali. L’alternativa, a seguito pure della difficoltà di intese Wto, finisce per essere quella dei rapporti di forza basati sull’imposizione di dazi e sulle inevitabili misure di ritorsione, come sta accadendo, negli ultimi tempi, tra Ue-Usa». Lo ha dichiarato il presidente di Confagricoltura Fvg, Philip Thurn Valsassina. In base alle elaborazioni del Centro Studi di Confagricoltura su dati Istat, infatti, a seguito dell’accordo Ceta, le esportazioni di prodotti agroalimentari italiani sul mercato canadese sono aumentate, nel complesso, del 9,7 per cento (gen-set 2019 su gen-set 2018).

Circa un quinto dell’export totale, in valore, dell’Italia verso il Canada è composto da prodotti agricoli e agroalimentari e, di questi, quasi il 40 per cento è costituto da prodotti vitivinicoli (7,7 milioni di euro il valore di quelli del Friuli VG, pari al 5,5 per cento delle esportazioni enoiche regionali, in crescita del 13 per cento l’anno). C’è sempre più interesse per vini e spumanti “Made in Italy” di qualità, tanto è vero che le esportazioni di imbottigliato in recipienti superiori a 2 litri (come a esempio il vino sfuso o in damigiana) sono fortemente diminuite, sia in valore, sia in quantità (-33,8 per cento). C’è indubbiamente una fascia di consumatori che apprezza i vini e gli spumanti italiani (+12 per cento) di qualità, trainati dal Prosecco Doc, e che sono disposti a spendere di più.

Il Ceta – pone in evidenza l’Organizzazione degli imprenditori agricoli – fa bene anche alle esportazioni dei formaggi italiani i quali, nel primo trimestre 2019, sembravano avere avuto una battuta d’arresto e che invece, tra giugno e settembre, risultano al di sopra della media mensile. Importante nell’accordo Ue-Canada, ad avviso di Confagricoltura, pure la tutela delle Indicazioni geografiche agroalimentari, in particolare delle 10 che rappresentano il 90 per cento del valore dell’export di tutte le Denominazioni agroalimentari del nostro Paese. È il caso delle Denominazioni “Prosciutto San Daniele” e “Prosciutto di Parma” che non potevano essere utilizzate in Canada da oltre 20 anni.

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