Martines: la bozza di riforma sanitaria è preoccupante

27 Agosto 2019

PALMANOVA. “La bozza di riforma sanitaria svelata dalla stampa conferma quello che da mesi stiamo dicendo cioè che l’ospedale di Palmanova, come alcuni altri ospedali di rete (fatta eccezione, guarda caso, per Monfalcone e Gorizia), sarà depotenziato e che la chiusura del punto nascita è solo l’inizio della fine”. Così il sindaco di Palmanova Francesco Martines, interviene sulla bozza tecnica della riforma che “Riccardi dice di non conoscere ma in realtà è perfettamente coerente con l’emendamento approvato dal Consiglio regionale per chiudere il punto nascita di Palmanova” prosegue il sindaco.

Ricorda infatti Martines che “la norma contiene una premessa riguardante gli ospedali spoke su due presidi con la quale si stabilisce che l’urgenza e il punto nascita restino solo in una delle due sedi. Una prospettiva che viene rafforzata nella bozza di riforma che lascia l’urgenza soltanto a Monfalcone, Latisana, Tolmezzo e Spilimbergo. Con chiusura dunque anche dei punti nascita di San Vito al Tagliamento e San Daniele”. Il Sindaco di Palmanova ricorda anche le promesse di Riccardi che “più volte pubblicamente, dopo le nostre denunce e dopo la protesta dei cittadini, ha dichiarato che Palmanova manterrà l’urgenza, senza la quale non potrà mai esistere l’altra promessa, quella del super-ospedale”.

“A questo punto, delle due l’una: o Riccardi non sa cosa hanno in mente i commissari delle aziende e i suoi dirigenti oppure sta bluffando e siamo di fronte all’ennesima presa in giro”. Martines inoltre mette in guardia sul futuro della sanità territoriale: “Depotenziare gli ospedali, sotto le mentite spoglie di una “specializzazione” non farà altro che privare i cittadini di un servizio essenziale. Le stesse preoccupazioni sono relative al depotenziamento dei servizi territoriali. Anche questo è un obiettivo che avevamo paventato e che ben si concilia con il favore di Riccardi per l’apertura ai privati e con l’ulteriore elemento dello smantellamento dei dipartimenti di salute mentale. Non credo sia questa la sanità di cui il Friuli Venezia Giulia ha bisogno”.

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