Mancavano le noci di mare! L’Ogs parte e indaga…

13 Settembre 2017

TRIESTE. Al contrario delle meduse non possiedono cellule urticanti: sono quindi innocue a contatto con l’epidermide. Ma le noci di mare, che sempre più stanno invadendo l’Adriatico, hanno un impatto negativo sull’ecosistema e sul comparto ittico. Lo spiega uno studio pubblicato su Journal of Sea Research da un team internazionale, tra cui ricercatori dell’OGS di Trieste. Per studiare ulteriormente questi organismi gelatinosi, appartenenti alla specie Mnemiopsis leidyi (comunemente detta comb jelly o sea walnut in inglese, da cui deriva il nome comune in italiano noce di mare), domani salpa da Trieste la nave da ricerca OGS Explora per una spedizione scientifica nell’Alto Adriatico.

“Sono animali marini planctonici carnivori, quasi trasparenti e luminescenti” spiega Paola Del Negro, direttrice della sezione di Oceanografia dell’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. “Originaria delle coste atlantiche americane (Nord e Sud America), questa specie è comparsa per la prima volta in Europa nel Mar Nero all’inizio degli anni ’80, trasportata dalle navi attraverso le acque di zavorra. Ed è poi proliferata a tal punto da creare gravi danni al settore della pesca perché è un vorace predatore di zooplancton, uova e piccole larve di pesci, soprattutto di acciuga”. Nel Golfo di Trieste è stata segnalata per la prima volta nel 2005, ma soltanto durante l’estate 2016 si è verificata una vera e propria esplosione demografica, con presenze massicce nella Laguna di Marano e Grado, lungo la costa occidentale dell’Istria, e tutte le coste adriatiche italiane, fino ad Ancona e Pescara. “La Regione – precisa Del Negro – ha immediatamente recepito la problematica chiedendo ad ARPA FVG e OGS di studiare il fenomeno”.

Gli ctenofori in pratica alterano lo sviluppo della catena alimentare, perché sottraggono cibo a molti pesci, come acciughe e sardine, e ne predano uova e larve. “In altre parole, il principale impatto di questi organismi riguarda la loro capacità di competere per l’alimento (zooplancton) con le specie ittiche planctivore di interesse commerciale (acciughe e sardine in primis) e simultaneamente predare i primi stadi di sviluppo (uova e larve) di questi pesci, nonché le larve di molluschi bivalvi (come vongole e mitili)”. Inoltre sono adattabili in tutti gli ambienti a qualsiasi latitudine e a diversa salinità (mare, laguna). E per di più sono organismi ermafroditi caratterizzati da un’impressionante capacità riproduttiva: un solo individuo può produrre migliaia di uova al giorno. “Caratteristiche, confermate anche da studi condotti su individui catturati nel Golfo di Trieste durante il 2016, che rendono questa specie aliena particolarmente invasiva” precisa Del Negro.

La campagna a bordo di OGS Explora, coordinata dall’oceanografa Vanessa Cardin, salpa giovedì 14 settembre (fino a domenica 17). Responsabile scientifica è la biologa marina Valentina Tirelli che potrà contare su un team internazionale formato, oltre che dai colleghi di OGS, da ricercatori sloveni e croati del National Biological Institute di Pirano e del Ruder Boskovic Institute di Rovigno.

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