Liste d’attesa: sinergia tra sanità pubblica e privata

17 Maggio 2021

UDINE. “I sindacati dei pensionati hanno ragione a sostenere la necessità di un piano di azioni straordinario per ridurre le liste d’attesa rese ancora più lunghe dall’emergenza Covid. Ma questo piano, per poter essere realistico e sostenibile nel tempo anche in termini di costi per la collettività, deve prevedere il coinvolgimento tanto delle strutture pubbliche quanto dei privati accreditati, che sono parte del Servizio Sanitario a tutti gli effetti, attori dello stesso sistema”. E’ quanto commenta Claudio Riccobon, presidente del Policlinico Città di Udine e di AssoSalute Fvg (che rappresenta tre strutture ospedaliere e diversi poliambulatori privati accreditati operanti in Regione) in merito alla richiesta avanzata da Cgil, Cisl e Uil alla Regione.

“Le liste d’attesa – spiega Riccobon – costituiscono l’unico motivo per cui l’annoso problema della fuga verso il Veneto, anziché attenuarsi come avrebbe dovuto, si sta acuendo di giorno in giorno, con costi e disagi aggiuntivi per i pazienti, o per meglio dire per coloro che possono permettersi trasferte che certo non sono a costo zero, in termini né economici né organizzativi per l’utente e per la sua famiglia. Il tutto, senza che la Regione possa far altro se non pagare a piè di lista il lavoro svolto al di là dei propri confini.

Ripristinare visite, esami ed interventi chirurgici sul territorio, potenziando l’offerta in modo che il fabbisogno di salute venga soddisfatto in tempi ragionevoli, è l’unico modo per arginare questo problema e soprattutto per consentire a tutti i cittadini del Friuli Venezia Giulia di curarsi senza costi aggiuntivi e senza alimentare questo triste turismo sanitario. Il tutto, peraltro, riportando in Regione servizi, occupazione e tributi. Il privato accreditato è in grado, e chiede, di poter dare il proprio contributo in tal senso, visto che eroga un servizio pubblico a tutti gli effetti, con costi certi, a fronte di un numero di prestazioni effettivo e controllabile fin dall’inizio, e senza che la collettività debba investire ulteriori risorse in strutture, personale e tecnologie.

Al paziente, soprattutto alle fasce più deboli, serve che la visita, l’esame o l’intervento, vengano erogati nel proprio territorio dal Servizio Sanitario e con standard di qualità e sicurezza: la ragione sociale dell’erogatore, il fatto che sia pubblico o privato accreditato, non fa in tal senso la minima differenza”.

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