Legambiente insiste: chiudere o regolare i pozzi artesiani

1 Luglio 2022

Da oltre dieci anni, Legambiente Fvg chiede alla Regione la chiusura o per lo meno la regolazione dei pozzi artesiani della Bassa Pianura. Oggi, di fronte alla siccità che stiamo vivendo, non è più accettabile continuare a sprecare una risorsa purissima come l’acqua, bene comune (come sancito anche dal referendum del 2011), che non può rispondere a logiche di appropriazione ingiustificate.

Così si esprimeva nel 2012 il Piano Regionale di Tutela delle Acque (allegato 3, p. 90): ”A fronte di un fabbisogno medio giornaliero d’acqua pro capite generalmente stimato pari a 250 litri, risulta che ogni abitante che nel Friuli Venezia Giulia fa ricorso a pozzo domestico artesiano consuma ben 17.937 litri al giorno, cioè 72 volte le reali necessità. Pertanto, ai fini del risparmio della risorsa idrica sotterranea, ciascun pozzo artesiano a risalita naturale dovrà essere dotato quanto prima di un dispositivo di regolazione atto a impedire l’esercizio a getto continuo. Si ritiene congruo stabilire il limite di 0,1 l/s quale portata media giornaliera di ciascun pozzo. Tale limite è coerente con quanto già previsto nelle aree limitrofe del Veneto e produrrebbe un risparmio idrico quantificabile in circa 27 m3/s”.

Per attuare tale previsione di Piano in questi anni la Regione non ha mai convocato il tavolo regionale sui pozzi artesiani previsto dal Prta e non ha fatto nulla nonostante le ripetute sollecitazioni fatte da Legambiente. Spetta alla Regione regolare i flussi dei pozzi, cosa che finora non ha fatto e che oggi, con l’ordinanza Fedriga, fa in una logica emergenziale, nonostante a stabilirlo sia proprio il Piano Tutela Acque. Per Legambiente, il tema non è più rinviabile.

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