Ecco le poesie premiate al XIII Concorso Internazionale di Poesia e Teatro “Castello di Duino”

25 Febbraio 2017

DUINO – Nell’era di internet e dei social media la poesia rimane per i giovani di tutto il mondo un mezzo privilegiato d’espressione. Lo confermano i numeri del Concorso Internazionale di Poesia e Teatro Castello di Duino, uno dei più importanti premi letterari riservati ai giovani, che l’UNESCO patrocina fin dalla sua prima edizione. Sono quasi mille e provenienti da ogni angolo del pianeta, i giovani poeti che si sono cimentati con il tema della sua XIII edizione, “Generazioni”.

Si sono raccontati in versi ciascuno nella propria lingua madre, perché la peculiarità di questo Concorso è che valuta tutti i testi in lingua originale, grazie al lavoro di una giuria di carattere internazionale composta da poeti, critici, docenti di letterature comparate e da giovani ex-vincitori. E’ una sfida pensata per stimolare il dialogo interculturale e multilingue, gli interrogativi sulla traduzione poetica, l’espressione in versi da parte dei più giovani per contrastare l’appiattimento del linguaggio. Il Concorso è riservato ai poeti fino ai 30 anni di età, con una graduatoria speciale per i giovanissimi, una sezione per le scuole e una sezione teatrale. Negli anni ha registrato una partecipazione sempre più ampia. Dalla sua nascita ad oggi ha coinvolto quasi 13 mila poeti provenienti da 90 Paesi e un pubblico sempre più numeroso e appassionato.

Tanti dei giovani autori che quest’anno hanno inviato versi e pièce teatrali saranno a Trieste, città cosmopolita per storia e collocazione geografica, per partecipare, dal 21 marzo al 2 aprile, alla Festa della letteratura e della poesia. Dieci giornate di incontri, letture, workshop, concerti, spettacoli teatrali ed esposizioni, che si concluderanno con le premiazioni del Concorso. Ad ospitarle sarà ancora una volta il Castello di Duino, castello della Poesia dai tempi di Rilke, che vi trasse ispirazione per le sue “Elegie Duinesi”.

Quest’anno a spuntarla tra tutti, aggiudicandosi il primo premio di 500 euro, è stato il poeta israeliano Modi Rotenberg, con il componimento “Bilancio intermedio” (סיכום ביניים ). Dividono invece il secondo gradino del podio, e si aggiudicano un premio di 500 euro ciascuno, la poetessa croata Monika Herceg, con “Nessun cavallo di Troia” (Nimalo trojanski konj), e il francese Pierre Benazech, con “Poiché” (Parce que). Il terzo premio, del valore di 500 euro, va alla spagnola Lucia Bonilla Molina, con “Biografía”. Segnalato invece per il Premio speciale della giuria un giovane autore cinese, Kewei Wang, con la sua poesia “Cammino con i cerchi degli alberi” (和年轮走在一起).

Vola dall’altra parte del mondo, in Uruguay, la Targa Centro UNESCO di Trieste, vinta da Cristina Gálvez Martos con “Foto di famiglia” (Foto de Familia), mentre la Targa Alut va a un a poetessa venezuelana, Michela Lagalla Signorile, con “I poeti” (Los poetas). La Targa dedicata a Sergio Penco, compianto membro della giuria e raffinato poeta, è destinata ai poeti under 16 e quest’anno, per la prima volta nella storia del concorso, se la sono aggiudicata in quattro giovanissimi autori. Tra loro ci sono tre italiani – Giulia Broccolo con “Non andare via”, Andrea Grasselli con “Lettera dall’aldilà”, e Lisa Fariciotti, con “La ragazza senza emozioni”- e una poetessa greca, Giorgia Zora, con “Il fiore del labirinto” (Η αλυσίδα του χρόνου). Saranno assegnate inoltre delle menzioni speciali ad altri giovanissimi, dai sei ai 16 anni, e premi per i progetti scuola.

Per la sezione riservata al teatro, che richiedeva l’invio di un monologo o dialogo tra due personaggi, la giuria ha assegnato il primo premio all’italiana Francesca Venturelli e il suo “La domanda”. Sul secondo gradino del podio Monika Dorożyńska (Polonia), con “Generazioni”, mentre i terzi classificati sono, ex aequo, Giulia Damilano (Sudafrica), con “Io e..gli altri” e l’italiana Ludovica di Martino con “Scopri cosa ami”.

“Il tema “Generazioni”, certo non facile per giovani e giovanissimi, ha invece suggestionato in modo profondo gli autori, che hanno prodotto versi di impronta indelebile”, commenta la prof.ssa Gabriella Valera, promotrice del concorso con l’associazione da lei presieduta, Poesia e Solidarietà. “Come il filo di Arianna, si srotolano storie e favole – le ferite del mondo”, scrive per esempio la giovanissima Giorgia Zora, vincitrice di una delle targhe dedicate all’indimenticabile poeta Sergio Penco, “il filo compirà la sua promessa?”. “Nell’intreccio generazionale fra passato e futuro, sullo sfondo di un cosmo che sta a guardare, ma non è inerte e vive una sua vita segreta di mutamenti, si levano – racconta la docente e poetessa – speranze e disperazioni, generazioni di esili, di infanzie negate. Come nella poesia dell’israeliano Modi Rotenberg, vincitore del primo premio. I simboli di un passato anche letterario, d’altro canto, aprono il tempo, rimandano al lavorio delle culture e dei sentimenti e al loro perenne richiamo, a un “compito” da assolvere”.

A testimonianza del forte impegno civile che caratterizza il concorso parte dei premi in denaro sarà devoluta dai vincitori a progetti umanitari nel loro Paese d’origine e, per volontà di Antonietta Risolo, titolare della Casa Editrice Ibiskos Risolo, anche il ricavato del libro che raccoglierà le poesie dei vincitori andrà alla Fondazione Luchetta Ota D’Angelo Hrovatin, per i bambini vittime di guerra.

Di seguito le poesie premiate.

 

Kewei Wang (Cina)
Medaglia del presidente della Repubblica

Camminare insieme agli anelli del tempo*
*(si fa riferimento agli anelli di accrescimento del tronco degli alberi)

Mio padre ed io camminiamo insieme, con un anello del tempo sopra il capo.
Lui sa che nel mio cuore c’è una piccola intelligenza,
ma io non riesco a capirlo.
Il fiore del pero entra nella tomba volando, il fumo congelato diventa una corona di fiori,
mio padre s’inginocchia davanti al monumento.
Il mese prossimo questo luogo sarà trasformato in un parco divertimenti in montagna,
oggi è l’ultima volta per onorare mio nonno.
Io e mio padre camminiamo insieme, i suoi pantaloni si sono bucati.
Come lui, anche il villaggio ai piedi della montagna ha perso la sua gente.
La città l’ha rubata, non l’ha pagata neppure un centesimo.
Mio padre dice: “Quando sei giovane, devi custodire la tua famiglia.
Non rimanere sveglio tutta la notte, getta Internet e i cellulari.”
Me lo chiede tante volte, io annuisco.
Lentamente alzo la musica nelle cuffie.
Quando parla affannato, mio padre sembra un pesce rosso.
Io e mio padre ci inginocchiamo insieme, la tomba del nonno è stata costruita molto alta.
Dieci anni fa lui stava ancora intagliando una spada di legno per me,
dieci anni fa, nel cielo non c’erano ancora smog e tanti aerei.
Il villaggio pare stia guarendo
prima i campi sembravano una grande pentola a vapore, da cui poteva provenire un leggero profumo di riso,
ma ora sono stati gravemente feriti dagli escavatori.
La legna da ardere è stata accatastata su entrambi i cigli della strada.
Il villaggio è molto debole,
è inevitabile che gli umani derubino il bosco.
Io e mio padre camminiamo insieme, lui mormora la storia del nonno
Il più grande sogno del nonno era essere un muratore per poter costruire una casa.
Alla fine è entrato in una fabbrica tessile, tra molte belle donne ha scelto una moglie brutta
Ogni giorno mangiava zuppa di osmanto e goji.
Sull’altro fianco della montagna si trova il confine della città, di tanto in tanto si ode un forte rumore.
La polvere sale al cielo tremando, il torrente spaventato piange lacrime nere
Piano piano le macchine strappano la pelle della Terra.
Il bambino dice che il martello sta uccidendo la gente
La luce del sole sta in silenzio, mio padre mi consegna una mascherina
Scatto una foto, mentre osservo insieme agli altri.
Io e mio padre camminiamo insieme, lui dice
che metto il dito nel naso come il nonno
Nego ridendo, non voglio essere un muratore per costruire una casa.
Sulla via del ritorno, non mi sento più di camminare insieme a mio padre
Sono molto afflitto: in futuro dove seppellirò mio padre?
Non sarà inghiottito dagli escavatori.

 

Modi Rotenberg (Israele)
I premio

Israel
*
Guarda le piante di ficus che proprio ieri
Stavamo implorando i bambini di non calpestare;
la maniglia della porta che sta andando fuori posto
che dovrebbe essere sostituita.
Vedi come il nostro bambino coi denti da latte
L’afferra, e le sue spalle coperte dalla sua cartella
Ed il suo sorriso da scolaro catturato dal flash delle camera da presa.
Lo abbiamo mandato ad arruolarsi nell’esercito oggi.
Vedi come i soli del tempo
Proseguono sopra di noi lungo il sentiero dei decenni
Facendo seccare lo stesso terreno della casa che costruiamo
Con fatica, sudore, ipoteca
Ed eterno amore.
Dalle linee agli angoli dei tuoi occhi
Prendo in prestito la gloria dell’eternità
Legandola con fili sottili
Migliaia di tazze di caffè (che solo tu sai esattamente come)
E latente compassione.
La vecchiaia è avanzata furtivamente nel nostro ammiccare.
La matura pianta di ficus
Profuma già d’autunno.
Sebbene abbiamo già stretto un patto
La cui origine non è di questo mondo
Solo quando l’autunno ritorna
Tutti i tuoi anni si levano, riflettono-
Vedi
Siamo vissuti qua
Le nostre condivise stagioni come parte dell’umanità
Come genitori e nonni
Un’abbondanza di bene
Satura nel suo straripare.
II premio
Monika Herceg (Croazia)

Nessun cavallo di Troia

Il nonno portò il cavallo con sé
Più per proteggere il cavallo che non se stesso.
Mise nelle sue viscere l’archivio ben conservato di alberi da frutto
In groppa, il luogo geografico delle ultime prugne piantate
E grandi castagni
Almeno vent’anni immagazzinati trapiantò così in esilio,
Con successo, come trapiantava gli alberi da frutto.
Ma il cavallo era Iva, al quale tagliarono la testa sul ceppo,
E Anna, che non si sa ancora dove sia sepolta,
E Katerina, prima che i suoi capelli diventassero bianchi dalla paura.
Era l’attesa in cantina che passassero i soldati,
La casa, alla quale il fuoco mangiò il volto di legno.
Quando lo vendette
Invecchiò due volte prima
E ogni giorno osservava, impotente, i cavalli di metallo
Moltiplicarsi nel cielo
Fino a oscurare, nella sua totalità,
Il Sole.

 

II premio ex aequo
Pierre Benazech (Francia)

Poiché

Poiché Ahmad ha visto
la sua scuola di danza distrutta
da un bombardamento
e continua a venire a danzare
in mezzo alle rovine
poiché Kabir ha sentito
gli appelli all’odio
alle armi ed al sangue
ma sceglie di disegnare colombe
sui muri di Kabul
poiché Nizar ha perduto
la parola ma conosce
quella delle pietre siriane
che scolpisce in poemi di speranza
la loro voce è più forte dei proiettili
poiché Keywan ha letto
che nel suo Paese
la musica rock è proibita
ed impara di nascosto
la chitarra elettrica
poiché Lena ha ricevuto
minacce di morte
eppure porta la parola
delle donne oppresse
su una radio libera
poiché uomini e donne
si sforzano di superare l’orrore
per offrire la pace alla prossima generazione
io non smetterò di credere nell’umano
III premio
Lucia Bonilla Molina (Spagna)

BIOGRAFIA
I.
Prima dell’infanzia non c’era nulla;
solo un uccello che ondeggiava in tondo
nel bianco ventre caldo
di mia madre,
creato da sua madre nel suo ventre
–con la tenerezza intensa di una panettiera
che impasta il suo pane all’alba–,
creato da sua madre nel suo ventre
in ascensione regressiva e infinita
verso il ventre primogenito e ancestrale,
origine di tutte le cose,
colonna vertebrata di infiniti granuli
vivi e miracolosi.
II.
Nacqui.
La verità ubiqua
viveva in me, inevitabile,
con le ali ogni volta
meno spiegate.
III.
Crebbi.
Prima rimasero i giochi
con la palla rossa nel giardino
e la resina dei pini tra le dita.
E io, che sono anche il mio ventre,
e il mio ventre l’uccello bianco, mi dissanguavo
per il peso metallico
della vita e della morte
dell’uccello e dei dubbi
della paura di perdere il sentiero
della mia stessa genealogia.
IV.
Ho varcato la soglia, identità ferita,
e fui –gioventù– di nuovo,
spogliandomi dall’imposto,
dal non mio, in ritorno circolare.
V.
Eterno: tumultuoso batter d’ali
dei secoli;
siamo la discendenza tangibile
del miracolo che ci precede.
Dentro,
molto dentro:
risplendo costellazioni.
TARGA UNESCO
Cristina Galvez Martos (Uruguay)

Foto di famiglia

Le ossa sono colonne calcaree
portali rotanti.
Le sorelle
sedute l’una accanto all’altra sul divano
con abiti di pizzo chiaro
sulla pelle di nera madreperla
non guardano nell’obiettivo
si guardano a vicenda.
Anni dopo dettero alla luce
tra tunnel di sangue,
crebbero i figli come querce.
(La zuppa fumava alta
l’impasto cedeva nobile).
Nutrirono di latte l’immutabile
conservarono ferite color rubino
in vecchie scatole di latta per biscotti
nonostante il dolore, c’era vita.
La famiglia è un grappolo di frutta con radici,
una casa con camere fino in fondo
un corridoio di andata e ritorno
da cui non smettiamo di passare.

 

TARGA ALUT
Michela Lagalla Signorile (Venezuela)

I poeti

Io sono andato a letto con tutti i poeti del Messico
confessò Piel Divina a Luis Sebastián Rosado
un giorno dopo aver fatto l’amore nella bruma
che si formava dal fumo delle sigarette
nella piccola mansarda dove se la spassavano
come gazzelle o ippopotami feriti
tra le lenzuola raggrinzite e gli oblii
Anch’io, Piel Divina, anch’io sono andato a letto
con tutti i poeti
non del Messico ma del mondo
e non sono sempre rimasta sdraiata
-a volte immobile, a volte in ginocchio
a volte bagnandomi di sudore, a volte col freddo
a volte sopra, a volte sotto
-come la vita
risparmiandomi sempre dall’inquisire
nelle tirannie post incontro
perché i poeti hanno i loro modi particolari
di fare l’amore
sembra che ti scrivano versi tra le interiora
versi invisibili
che si cancellano quando si asciuga l’inchiostro della saliva
ma la poesia rimane lì
seminata bene all’interno
del mio ventre infecondo
del mio corpo magro e livido
del quale si è espressa qualsiasi bellezza
come un limone secco e dimenticato nell’immondizia
il cui succo è stato usato per arricchire del rum
perché i poeti sono vampiri della bellezza
e te la strappano con ogni impeto
con ogni colpo d’anca, con ogni carezza
però la regalano anche tra fumo
e alito etilico e baci di mezzaluna
Andare a letto con poeti mi piace tanto
anche se non hanno dove riposarsi
e le mani sempre macchiate
Che non m’importa
e lascio che mi sporchino
d’inchiostro, fumo, alcool e sudore
chissà se dallo sperma
nascono anche parole.
Targhe Penco
Giulia Broccolo 15 anni

NON ANDARE VIA

Fermo,
Non scappare.
Dimmi il tuo segreto!
Raccontami ciò che non mi è dato sapere.

Lasciami l’esperienza dei tuoi anni,
I tramonti che io non ho visto,
Le risate che non ho sentito,
La melodia delle ninne nanne sussurrate nella notte
Che io ho fatto sfumare col tempo.

Fermati, ho detto!
Non puoi andare via così,
Senza raccontarmi quel che sei stato,
Senza svelarmi quale fosse il tuo sogno di bambino.

Mi stai ascoltando?!
Devi farmi capire cos’è quella cicatrice
Che hai tra la costola e il cuore.

Spiegami
Cos’è porta quelle rughe sulla fronte?
Perché hai gli occhi velati di dolore?
Cosa si nasconde dietro a quelle mani grandi,
Che mi hanno sfiorato con una delicatezza infinita?

Non andare via,
Prima che io possa sentirti parte di me.
Lasciami qualcosa di tuo,
Anche solo il profumo.
Così avrò te nel cuore
Anche quando sarò sulla cima più alta
Del mio di cammino.
Andrea Grasselli 14 anni

Lettera dall’aldilà

Ti vedo
Ti sento
Ti penso
Una corona d’alloro e mirto
mi cinge il capo,
testimone della mia epoca.
Nel palmo della mia mano destra
lo stendardo della rinascita,
un piccolo fragile femminile uovo.
Rivivo nelle mie raffigurazioni pittoriche
ma soprattutto nei ricordi,
ora nel banchetto dei commensali.
Ma ricorda, Io ho un compito:
Ti vedo
Ti sento
Ti penso
Sono lì con te.
Lisa Franciotti 11 anni

La ragazza senza emozioni


Io sono la ragazza senza emozioni,dicono di me questo.
Ma sappiano tutti che mi sto commuovendo.
Perché io sono odiata, sono catastrofica.
Sono la tempesta di fulmini in un settimana di sole.
Io sono quello che solo io so amare e che tutti sanno odiare.
Secondo loro, io, sono quello che non sono.
Loro ritengono di portare luce, come il sole, io utenti di portare buio, come la pioggia.
Io ritengo di portare l’equilibrio che mancava fino ad oggi.
Io ritengo di essere la differenza che riporta l’equilibrio sulla bilancia.
Io ritengo di sembrare inutile ma di essere la colonna portante dell’edificio: ricordatevi che senza di me si crolla.

 

Giorgia Zora (Grecia)

Il fiore del labirinto

Come le chiome che s’intrecciano
e poi si stracciano
sotto il più sottile soffio del vento,
così i vecchi lottatori
raccontano ai giovani il significato della vita
con parole odorate
piene di tenerezza.

Come il filo di Arianna
si srotolano storie e favole – le ferite del mondo.
Ma non si sa la fine;
il filo compirà la sua promessa
o si sfilaccerà
senza labirinto, senza Minotauro?
Rimarrà alla fine solo la vela nera?

Case dimenticate, decorate con incisioni e graffiti,
unghie che dipingono le gesta del passato e dell’avvenire,
note che narrano le opere degli uomini;
visi solcati dalle rughe, affaticati
di fronte a occhi giovanili avidi,
mani nodose e dita gracili che si sfiorano
labbra espressive e lingue mute che conversano;
il sapere arriva alle orecchie bramose e alle anime.

Dall’incrocio degli sguardi, dall’unione delle mani
nasce un fiore
con radici sottili ma profonde nel cuore.
Le sue corolle sono piccole, tenui e rugiadose
ma i suoi fondamenti ostinati.
Il suo bocciolo si apre pian piano
il suo odore riflette la speranza
il suo stelo si alza audace verso il cielo.

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