Le opposizioni compatte chiedono alla Regione di creare una Rete Geriatrica

12 Giugno 2020

TRIESTE. Una mozione condivisa dei Gruppi di Opposizione in Consiglio regionale – si legge in un comunicato – sollecita l’adozione di nuovi modelli assistenziali per gli anziani anche alla luce di quanto è successo nelle case di riposo durante la fase 1 della Pandemia Covid-19. La costituzione della Rete Geriatrica Regionale, che includa anche il riesame della regolamentazione delle case di riposo, è la proposta contenuta nella mozione depositata oggi in Consiglio dai Gruppi di opposizione.

Simona Liguori e Tiziano Centis (Cittadini), Giampaolo Bidoli (Patto per l’Autonomia), Furio Honsell (Open Sinistra Fvg), Franco Iacop e Mariagrazia Santoro (Partito Democratico), Andrea Ussai (Movimento 5 Stelle) e Walter Zalukar (Misto) hanno congiuntamente rimarcato che l’estrema vulnerabilità degli anziani manifestatasi nel corso della pandemia ”impone e sollecita la ricerca di modelli di presa in carico e continuità assistenziale sempre più efficaci. L’esigenza è soprattutto quella di un maggior coordinamento e collegamento dei percorsi di tutela della salute e sociali della persona anziana attualmente esistenti nei Territori (domicili, esperienze di cohousing, centri diurni, strutture riabilitative Rsa, case di riposo, etc) e tra Territori e Ospedali per acuti. Alcuni limiti gestionali emersi in particolare nelle case di riposo rendono opportuno un riesame critico della relativa regolamentazione”.

Pertanto è urgente ”la costruzione di un modello organizzativo che faccia sistema tra medici di famiglia, internisti geriatri, infermieri di comunità e codifichi i percorsi tra i nodi della rete che sono la casa del paziente, il reparto ospedaliero, la casa di riposo, percorsi che oggi, in molti casi, sono appannaggio della buona volontà dei professionisti che lavorano insieme”.

LA PROPOSTA

”Un’organizzazione dei servizi – spiega la nota – tramite un ’Modello a Rete’ inclusivo, capace di favorire un’azione integrata da parte di ogni attore del sistema socio-sanitario, consentirebbe una presa in carico integrata molto più efficace della persona anziana nella propria abitazione (o nella casa di riposo). Il mantenimento della salute fisica, mentale, emozionale e relazionale, e della vita autonoma, rallenterebbe il declino dello stato funzionale e cognitivo in presenza di malattie cronico-degenerative in fase iniziale (ad esempio demenza, scompenso di cuore, insufficienza di respiro, etc) e garantirebbe la qualità di vita durante la fase avanzata di malattia”.

Secondo i proponenti il “Modello a Rete” dovrebbe venire adottato nell’intero territorio regionale al fine di consentire alle tre Aziende sanitarie di area vasta di uniformare le buone prassi di presa in carico della persona anziana fragile, coinvolgendo il tessuto delle istituzioni locali e degli ambiti socio-assistenziali, le associazioni di volontariato e quelle dei pensionati, le varie rappresentanze di categoria e gli enti del Terzo settore presenti nelle Comunità. Senza dimenticare la presenza di una Scuola di Specializzazione in Geriatria e Gerontologia a Udine e di una a Trieste, entrambe molto valide nel formare medici specialisti geriatri.

I NUMERI

La composizione demografica del Friuli Venezia Giulia è caratterizzata da una forte componente della popolazione anziana attestata dal costante incremento, nell’ultimo decennio, dell’indice di vecchiaia che è passato dal valore di 187 del 2010 al valore di 217 nel 2019. Ciò significa che le persone di età maggiore di 65 anni sono più del doppio rispetto ai residenti di età inferiore ai 14 anni. In base ai dati più aggiornati, il tasso di patologie croniche nella popolazione anziana del Friuli Venezia Giulia è pari a 178 ogni 1.000 residenti con più di 65 anni e in valori assoluti la popolazione anziana con cronicità è di 272.151 soggetti.

L’ESEMPIO

Che cosa sia una Rete Geriatrica lo ha spiegato bene con un esempio la consigliera Simona Liguori dei Cittadini, prima firmataria della mozione. “Supponiamo che io fossi un’anziana fragile con una demenza in fase iniziale e un cuore che non funziona bene e che mi costringe a continue richieste d’aiuto al Pronto soccorso o a ricoveri ripetuti, magari dopo aver atteso molte ore in astanteria su una sedia o una barella perché non rappresento un ’codice rosso’. Sarei indubbiamente in una situazione difficile, che minerebbe la mia autonomia nell’attività di vita quotidiana, facendomi dipendere dagli altri. Se Simona Liguori anziana fragile avesse invece accesso ad ambulatori dedicati alla demenza, allo scompenso di cuore e all’insufficienza di respiro, dove medici internisti geriatri mi conoscessero e mi seguissero assieme al mio medico di famiglia e, al mio domicilio, con l’infermiere del distretto (o con l’assistente sociale perché la fragilità è anche un problema sociale), potrei avere controlli programmati negli ambulatori e, se necessario, ottenere un ricovero, sempre programmato, per compensare uno stato acuto. Ricovero richiesto dal mio medico di famiglia con un accesso facilitato proprio perché sarei una paziente conosciuta e presa in carico da servizi e professionisti collegati appunto in Rete. Professionisti che potrebbero prendermi in carico e seguirmi attraverso la telemedicina se abitassi in zone disagiate, quindi anche attraverso i controlli a distanza”.

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