Le acque di zavorra, elemento da tenere d’occhio

10 Marzo 2016

TRIESTE. Rilevare la presenza di specie tossiche non indigene e possibili patogeni trasportati con le acque di zavorra che le navi scaricano in porto. Questi tra gli obiettivi del progetto strategico transfrontaliero BALMAS (Ballast Water Management System for Adriatic Sea Protection) per tutelare l’Adriatico e il suo ecosistema. Finanziato dall’Unione Europea, il progetto si avvia alla conclusione dopo tre anni di attività. I risultati saranno presentati venerdì 11 marzo dalle ore 10 nella Sala Riunioni della Capitaneria di Porto di Trieste (Piazza Duca degli Abruzzi 4) in occasione dell’incontro “L’impatto delle acque di zavorra sull’ecosistema marino – Primo monitoraggio italiano delle ballast water nei principali porti dell’Adriatico”, organizzato da OGS – Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Interverranno: Maria Cristina Pedicchio, presidente OGS; Paola Del Negro, direttore della Sezione Oceanografia di OGS; Marina Cabrini, OGS; Mauro Marini, CNR ISMAR; Giordana De Vendictis, ISPRA; Damiano Virgilio, ARPA FVG; Cinzia Fabbro, OGS; Andrea Tornambè, ISPRA e Paolo Masella, Capitaneria di Porto di Trieste.

“L’incontro vuole essere un’occasione per informare e sensibilizzare le autorità marittime e le istituzioni del territorio, gli operatori del settore e gli altri portatori di interesse sul problema ‘acqua di zavorra‘, i principali rischi e le azioni di prevenzione che massimizzano la tutela ambientale e gli aspetti economici” spiega Maria Cristina Pedicchio.

Il progetto BALMAS è iniziato a novembre 2013 e si concluderà a marzo 2016. È nato con l’intento di preservare l’ambiente marino tramite il controllo delle acque di zavorra e il monitoraggio dell’ecosistema portuale nell’Adriatico. Le acque di zavorra (ballast waters) vengono caricate dalle navi per la loro stabilizzazione, sono poi rilasciate nel bacino di arrivo. Rappresentano, dunque, una potenziale minaccia per l’ecosistema marino perché trasferiscono gli organismi da un bacino all’altro contaminando l’ambiente. Se trasferiscono organismi patogeni, l’impatto può interessare anche la salute umana.

“Il progetto è iniziato con la caratterizzazione della qualità delle acque e dei sedimenti dei principali porti adriatici: Ancona, Trieste, Venezia, Bari, Koper, Rijeka, Pula, Šibenik, Split, Ploče, Bar e Durrës. In particolare abbiamo indagato la presenza di microalghe nocive e di batteri. Successivamente abbiamo raccolto e analizzato le acque di zavorra di navi in transito per individuare la presenza di specie non indigene” spiega Marina Cabrini, prima ricercatrice OGS e referente per il progetto BALMAS. “E in effetti nel porto di Trieste abbiamo trovato un bivalve, una diatomea e un polichete mai segnalati nelle nostre aree”.

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