L’autonomia regionale passa anche attraverso la gestione delle risorse territoriali

31 Maggio 2020

UDINE. «La somma di 1,5 miliardi di euro che il Decreto Rilancio del Governo destina a ristorare le minori entrate delle Regioni a statuto speciale è insufficiente e inadeguata a coprire le spese ordinarie delle Regioni e finanziare i loro servizi. Servirebbero poco più di 3 di miliardi. La tenuta dei bilanci e la possibilità di avere a disposizione ogni mezzo utile per sostenere il territorio e i cittadini in questa situazione di emergenza passano anche e soprattutto dagli accordi finanziari che stringeremo con il Governo e al quale chiederemo di non versare allo Stato il contributo straordinario dovuto», ha affermato il presidente della Provincia Autonoma di Bolzano Arno Kompatscher, il 28 maggio, nel corso del quarto appuntamento de “I giovedì del Patto”, la serie di eventi online settimanali organizzati dal Patto per l’Autonomia per contribuire al dibattito sulla ripresa post Covid-19 dialogando con ospiti illustri (da Luca Mercalli ad Angelo Floramo, fino a Mario Tozzi) in stretta interazione con il pubblico della rete.

Kompatscher, che si è confrontato con il capogruppo in Consiglio regionale e segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo, e con il presidente del Patto per l’Autonomia, Markus Maurmair, ha sottolineato come il decreto metta le Regioni in grosse difficoltà economiche e finanziarie e, da componente del tavolo ristretto che discuterà del tema con il presidente del Consiglio Giuseppe Conte, in rappresentanza delle Province Autonome e delle Regioni a statuto speciale, ne farà valere le ragioni. Una partita fondamentale – quella della rinegoziazione dei patti finanziari con lo Stato, rivendicata fin dall’inizio della legislatura dal Gruppo Consiliare del Patto per l’Autonomia – anche per il futuro del Friuli-Venezia Giulia che al Südtirol deve guardare per l’esercizio più efficace della sua autonomia, un’autonomia che passa necessariamente anche attraverso la gestione delle sue risorse, prime tra tutte l’acqua.

«Attualmente i profitti derivanti dallo sfruttamento delle risorse naturali per la produzione di energia elettrica non rimangono – se non in minima parte – sul territorio ovvero a beneficio delle comunità locali, ma finiscono per arricchire società private extraregionali, a beneficio di azionisti che nulla hanno a che fare con il Friuli-Venezia Giulia», ha ricordato Moretuzzo. Ben diversa la situazione in Südtirol dove i concessionari di derivazioni idroelettriche sono tenuti a versare fondi ambientali quale compensazione per l’impatto di centrali e derivazioni (quasi tutte in mano pubblica) sull’ambiente e sul territorio dei comuni rivieraschi interessati. Una condizione possibile grazie alla competenza primaria in materia assicurata dallo Statuto di autonomia, che ha permesso di proporre politiche innovative in un ambito particolarmente significativo per lo sviluppo del sistema economico e il rispetto dell’ambiente. «L’acqua è un bene comune e gli utili derivanti dal suo utilizzo devono restare sul territorio in termini di tasse, contributi, posti di lavoro, compensazioni, mitigazioni e quant’altro», ha ribadito Kompatscher, evidenziando l’importanza di quella che è una battaglia strategica, poiché, come ha aggiunto Moretuzzo, «l’esercizio della specialità può essere un’opportunità straordinaria per dare quelle risposte sociali ed economiche che sono indispensabili per affrontare le sfide dei mesi futuri».

Sfide anche per l’Europa, un’Europa da rifondare. «La pandemia da Covid-19 ha messo in evidenza il problema del crescente nazionalismo, un processo in atto ormai da una decina di anni e che ha condotto, l’anno scorso, all’ingresso di rappresentanti dei partiti nazionalisti antieuropei nell’Europarlamento – ha ricordato l’europarlamentare della Südtiroler Volkspartei, Herbert Dorfmann –. L’idea nazionalista antieuropea è presente in molti partiti di governo, che vedono l’Europa come una semplice alleanza di Stati, cui attingere in caso di necessità, ma che sempre meno si basa sui concetti di democrazia, diritto e regole comuni. Oggi più che mai è necessario un impegno convinto a sostegno degli ideali e dei valori alla base dell’Unione Europea nel rispetto del principio di sussidiarietà che valorizzi e responsabilizzi i territori per il riconoscimento pieno delle autonomie locali nella prospettiva di una Europa dei popoli e delle regioni».

“I giovedì del Patto” proseguiranno il 4 giugno. Si parlerà del futuro della montagna friulana con Franco Corleone, già parlamentare e sottosegretario alla Giustizia, tra gli autori di un manifesto per la Carnia dopo la pandemia, e con Michele Nardelli, saggista e ricercatore sui temi della pace, tra i fondatori dell’Osservatorio Balcani Caucaso-Transeuropa, già presidente del Forum trentino per la pace e i diritti umani. Appuntamento alle 21 sulla pagina Facebook del Patto per l’Autonomia.

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