L'Artigianato resterà al palo se la Regione non ha risorse

1 Febbraio 2014

TRIESTE. Dopo un periodo di rodaggio il Cata, il Centro di assistenza tecnica alle imprese artigiane del Fvg (sono 28 mila con oltre 80.000 addetti le imprese artigiane del Fvg), autogestito da Confartigianato, Cna e Ures del Fvg, è ormai pienamente operativo. Dal 1° gennaio di quest’anno, inoltre, la Regione ha completato la delega di tutte le linee di incentivo in conto capitale previste dal Testo unico del comparto. Fatta eccezione per gli incentivi alla ricerca e all’innovazione, che continuano ad essere amministrati dagli uffici regionali, ora il Cata gestisce anche i finanziamenti prima affidati alle Camere di commercio per importi che al momento sono azzerati, ma che si dovrebbero aggirare attorno agli 8 milioni di euro l’anno secondo le stime prudenziali di Confartigianato.

Il Cata ha rinnovato anche la propria governance. Presidente è ora Graziano Tilatti, amministratore delegato Sandro Caporale. In Consiglio ci sono poi Giuliano Grendene, Alessio Belgrado (Confartigianato) Nello Coppeto e Roberto Fabris con deleghe amministrative (Cna,) Andrej Sik (Ures-Sdgz).

Sulla carta Confartigianato, Cna e Ures hanno quindi raggiunto un traguardo importante nell’autogoverno di alcune partite. Ma c’è un problema di non poco conto: alle competenze non corrisponde nessuno stanziamento di risorse. Nel bilancio regionale non c’è infatti neppure un euro per quelle linee di incentivo, anche se il vicepresidente Bolzonello e assessore alle attività produttive ha assicurato di voler trovare dei fondi in occasione della consueta manovra estiva di assestamento. La Regione deve fare fronte a una situazione straordinaria: al suo bilancio mancano all’appello entrate per 1 miliardo di euro e pesano le risorse destinate agli ammortizzatori sociali.

Confartigianato, Cna e Ures, consapevoli delle difficoltà, ugualmente chiedono di destinare 8 milioni di euro ad incentivi per le imprese artigiane. “Proprio in periodi di crisi come questo occorre investire sullo sviluppo diffuso, radicato nel territorio e di cui sono protagoniste le aziende del cosiddetto “capitalismo familiare”. “Non si tratta – aggiungono – di finanziamenti a fondo perso o a pioggia, bensì di stimoli mirati che vanno a promuovere salti evolutivi nelle aziende artigiane. Ad essere incentivati sono investimenti che è difficile non riconoscere come efficaci: dalla diffusione tra gli artigiani del commercio elettronico alla partecipazione a fiere, dall’acquisizione di qualificazioni e certificazioni all’adeguamento innovativo degli impianti, dalla nascita di nuove aziende al passaggio generazionale, passando per la valorizzazione dei laboratori di artigianato artistico e tradizionale. In poche parole: un co-investimento di fondi regionali capaci di accelerare miglioramenti competitivi che torneranno – con gli interessi – nelle casse regionali sotto forma di vantaggi fiscali e non, di gettito e di miglioramento sociale.

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