La strage di Vergarolla (Pola): non basta una lapide…

28 Agosto 2014

TRIESTE. C’è una gran lapide sul Colle di S. Giusto a Trieste. È grande perché contiene i nomi di 63 morti nella strage di Vergarolla, a Pola, in Istria, avvenuta il 18 agosto 1946. Un terzo di quei nomi sono bambini. Sessantatré è il numero delle vittime accertate; qualcuno è stato letteralmente polverizzato. Erano tutti italiani. Ma cosa successe? Perché, oggi, si sa poco di quel tremendo attentato? Chi lo progettò? Fu solo una fatale disgrazia?

lapide vergarolla.jpgL’eccidio venne scordato dalla storia a causa della guerra fredda. Non si doveva dar fastidio a Tito e alle sue truppe vittoriose contro il nazifascismo. Nessuno intende negare il ruolo della resistenza iugoslava, tuttavia, vi sono delle ombre disumane che, dalla caduta del Muro di Berlino, si chiariscono sempre di più, come le eliminazioni degli italiani nelle foibe e come la strage di Vergarolla. Recentemente però l’opinione pubblica ha sentito il nome di quell’amena spiaggia di Pola, com’è Vergarolla, appunto, nelle decine di repliche dello spettacolo sull’esodo giuliano dalmata intitolato Magazzino 18, di Simone Cristicchi, che sta girando ancora in Italia, Croazia, Slovenia, Canada e Usa.

Era il 18 agosto 1946. La guerra era finita da più di un anno ormai. Pola era un’enclave amministrata dagli alleati, mentre gran parte dell’Istria era stata occupata dalle forze militari titine. Anche Trieste stava per diventare il Territorio Libero di Trieste, amministrato dagli alleati, fino al 1954. Sulla spiaggia di Vergarolla, affollata di bagnanti, famigliole e bimbi, c’era chi assisteva alle gare di nuoto della coppa Scarioni. Pochi polesani si preoccupavano delle numerose mine e delle bombe disinnescate ammucchiate lì vicino. Era un deposito d’esplosivi a cielo aperto. Qualcuno andò ad innescarne una, oppure piazzò una bomba, per fare saltare “per simpatia” tutto il resto, come direbbe un artificiere.

Lo si è scoperto nel 2008, quando furono aperti gli archivi inglesi, come riporta Il Gazzettino del 18 agosto 2014. La responsabilità del misfatto è da attribuirsi all’Ozna, la polizia segreta di Tito, ma tale conclusione è stata contestata da parte slava. “Tra la paura delle foibe e la strage di Vergarolla – dicono gli esuli riparati in Italia – da Pola se ne andò il 90 per cento degli abitanti”.

La strage è stata ricordata in una mesta e partecipata cerimonia a Trieste, proprio il 18 agosto scorso, con la relazione ufficiale del generale Riccardo Basile, presidente della Federazione Grigioverde. C’era la presenza dei gonfaloni del Comune di Trieste e dell’Unione degli istriani; c’erano inoltre il vice presidente della Provincia Igor Dolenc, l’assessore comunale Antonella Grim, il vice questore Paolo Gropuzzo e Fabrizio Somma dell’Università popolare, oltre ai rappresentanti del Libero Comune di Pola in esilio.

Anche a Pola c’è un cippo per ricordare le vittime del vile attentato. Quest’anno varie autorità hanno partecipato alla cerimonia per il 68mo anniversario della strage, tra le quali anche Franco Iacop, presidente del Consiglio regionale del Friuli Venezia Giulia. Lo slogan più ascoltato è stato quello di “superare gli antichi odi e costruire una nuova Europa”. Chissà se avrà buon esito l’interrogazione di alcuni deputati di Pd e 5Stelle, depositata lo scorso giugno alla Camera dei Deputati a Roma, che domanda l’istituzione di una commissione di storici per indagare sulla strage?

Elio Varutti

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!