La regione e il Caso Trieste L’analisi del dottor Zorzut

26 Aprile 2020

TRIESTE. Il medico epidemiologo triestino dottor Fulvio Zorzut ci ha inviato una nuova analisi sulla nostra regione e il ”caso Trieste”.

Premesso che la nostra Regione sta affrontando e gestendo con rigore e lungimiranza l’epidemia, si deve evidenziare che Trieste, purtroppo, è la provincia del Friuli Venezia Giulia più colpita. Tra il 16 e il 25 aprile si sono registrati 227 nuovi casi solo nella provincia di Trieste con 136 decessi modificando un istogramma regionale che altrimenti sarebbe stato in fase calante. Si ricorda che i residenti in Provincia di Udine sono 528.701, in quella di Pordenone sono 312.533, di Trieste 234.000 e di Gorizia 139.403. Si comprende meglio quindi l’anomalia nella provincia di Trieste di avere il triste primato, anche in termini assoluti, del numero di infetti e decessi.

Si registra un tasso di letalità apparente a Trieste dello 11,5%, a Udine del 7,1%, a Pordenone del 9,1% e a Gorizia del 2,2%. Va detto per precisione che il tasso di letalità plausibile è sicuramente molto inferiore in quanto andrebbe allargato oltre ai soggetti Covid-19+ anche agli immuni naturali, dei quali al momento, in assenza di campionamenti con test sierologici, è ignota la reale numerosità. Anche l’incidenza dei nuovi casi è elevata a Trieste: c’è un infetto ogni 199 residenti. A Milano l’incidenza è del 1:182. A Gorizia è dello 1:801 a Udine 1: 564 e a Pordenone 1:515.

L’andamento della curva epidemica in città non vede ancora il plateau e, anzi, negli ultimi giorni si è registrata una accelerazione, probabilmente dovuta all’incremento dei tamponi molecolari effettuati nelle residenze per anziani. Il paradosso triestino è che questo non è causato dalla popolazione generale. Il tasso netto di riproduzione R0 è il parametro da valutare. Se R0 >1 abbiamo un epidemia, R0 = 1 endemia, R0 < 1 interuzione della trasmissione. Il Covid ha un R0=2-3 ed ora è appena sceso sotto 1, quindi siamo sulla buona strada agendo esclusivamente sul punto 2 (quarantena). Nella nostra Regione è R0= 0,6: semplificando, ci vogliono due infetti per contagiare un sano.

Le cause generali sono note. Sicuramente in Italia il fattore demografico è una criticità. Gli ultraottantenni, a esempio, sono il 5% in Campania (la regione meno vecchia) d’Italia e il 12,2% in Liguria (la regione più vecchia). L’indice di vecchiaia della Liguria è del 225 con un’età media di 48,8 anni, al secondo posto la nostra regione, con un indice di vecchiaia di 213 e un’età media di 47,3 anni. (dati Istat). E’ intuitivo che, a parità del grado di diffusione del virus, alla Campania viene richiesto un minore sforzo sanitario per gestire l’epidemia, rispetto alla Liguria o al Friuli Venezia Giulia le cui strutture sanitarie, per quanto all’avanguardia, sono in difficoltà per problemi legati all’elevata numerosità di anziani residenti.

Questo è alla base della nostra maggiore vulnerabilità nei confronti dell’epidemia che colpisce soprattutto certe fasce di età. Oltre all’età elevata ci sono delle particolarità locali. A Trieste esistono numerose residenze polifunzionali per anziani, con 30-40 posti letto, spesso inserite in realtà condominiali. Occupano un piano o due e quando e si verificano questi episodi generano una comprensibile preoccupazione nei residenti il cui rischio di contagio è ridotto, ma è corretto eseguire un tampone molecolare a tutti i condomini, per il principio di massima precauzione.

Sono esempi di agglomerazione di tipo metropolitano ad alta densità abitativa, tipici di una città come Trieste molto differenti da altre realtà regionali. Gli ospiti Covid-19+ devono essere trasferiti da queste strutture nell’interesse dei pazienti e a tutela degli altri ospiti, anche se dove possibile, è corretto non sradicare gli anziani dal proprio ambiente.

I progressi nel campo della conoscenza delle caratteristiche del virus ha posto il problema di individuare anche per i soggetti apparentemente guariti, per i quali non sono più necessarie terapie, una struttura di assistenza intermedia con personale sanitario formato ad hoc, per garantire la convalescenza in condizioni di isolamento, perché lo stato di contagiosità non va in parallelo alla guarigione clinica.

Elaborazioni su dati del Istituto Superiore di Sanità, della Protezione Civile, Istat e Fondazione Kesler in continuo consolidamento.

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