La montagna e la crisi

26 Giugno 2013

Si è svolto al Teatro Società Operaia a Chiavenna il Convegno Nazionale “La montagna maestra del limite di fronte alla crisi economica e morale della società dello spreco. Buone pratiche di ieri e di oggi” organizzato dal Cai – Regione Lombardia, ma che vede la presenza anche del Friuli-Vg. L’apertura del Convegno ha registrato brevi saluti da parte delle autorità, essendo il convegno evento principale del Festival delle Alpi. Presenti sul palco per un saluto alla platea: Roberto Gualdi, Presidente del Festival e dell’Associazione Montagna Italia, Maurizio De Pedrini, Sindaco di Chiavenna, Severino De Stefani, Presidente della Comunità Montana della Valchiavenna, Vincenzo Torti – Vicepresidente generale CAI, Premerlani Mauro, Presidente del CAI di Chiavenna, Ugo Parolo Sottosegretario alla Presidenza Regione Lombardia con delega alle Politiche Montane e Stefano Martignoni – Addetto Ufficio Stampa Assessorato Sport della Regione Lombardia che ha portato i saluti dell’Assessore Antonio Rossi. Moderatrice di questo importante appuntamento è stata Renata Viviani, Presidente del Club Alpino Italiano – Regione Lombardia che dopo una breve presentazione in merito al tema del convegno, ha chiamato al tavolo dei relatori Annibale Salsa, antropologo e past president del Club Alpino Italiano.

Il limite come opportunità

L’argomento trattato da quest’ultimo riguardava “Il limite come opportunità. Rovesciare il paradigma della marginalità alpina nell’epoca della crisi economica e morale è una prospettiva possibile?”. Salsa afferma che le Alpi abbiano caratteristiche particolari perché appartengono ad otto stati e rappresentano degli elementi di continuità temporale. Le architetture istituzionali come l’Unione Europea traggono la loro origine proprio dalle Alpi. C’è una distinzione tra passato e tradizione in quanto la tradizione è vista come una buona pratica del passato che è orientata fino ad oggi, una sorta di innovazione riuscita. Le Alpi vengono considerate come la periferia degli Stati Nazionali. Il relatore sostiene che il destino della montagna è diventare pianura ma oggi assistiamo al fenomeno del “ritorno alla montagna” e la divisione tra “centro” (che si rafforza) e “periferia” (che diventa sempre più debole) ha penalizzato le Terre Alte. Nella società post industriale cosiddetta del “no limits” si va oltre i limiti perché questi sono soggettivi. La montagna quindi, così come afferma Salsa, è la metafora del limite, lo scandalo della modernità, un qualcosa che va controtendenza. In pianura gli uomini non sono liberi perché non si confrontano con i limiti che invece dovrebbero essere sfruttati. Il modello dominante in una società no limits è il modello quantitativo.

Il relatore inoltre afferma che vi è un rapporto tra locale e globale che diventa una sorta di glocale. Vi sono nuovi nuclei familiari che desiderano insediarsi nelle montagne ma oggi non è ancora stato definito il concetto di montanità (visto come fattore culturale, quindi sociale e politico) ma vi è solo il quello di montuosità. Vi è inoltre un ritorno da parte dei giovani ad attività microeconomiche della montagna. Salsa conclude il suo intervento affermando che la popolazione della montagna era molto scolarizzata rispetto alla pianura in quanto la ruralità di pianura era servile mentre quella della montagna era signorile.

Ostana, un paese che rinasce

Il convegno è proseguito, per la parte dedicata al Piemonte, con Giacomo Lombardo, Sindaco di Ostana (CN) il quale ha presentato “Ostana vive, viva Ostana. L’esperienza di un paese che rinasce”. Il relatore sottolinea come sia difficile svolgere il suo lavoro soprattutto in un piccolo comune come quello in cui si trova. Nel 1921 il Comune dichiarava 1187 abitanti mentre oggi sono appena alcune decine in quanto le famiglie d’inverno emigrano verso le città (ad es. Torino) e ritornano ad Ostana solo durante la stagione estiva per sistemare le loro case. Il sindaco si rese conto che non si poteva abbandonare in questo modo un comune così storico ed antico allora decise di puntare sulle ricchezze del paese per valorizzarle ed attirare di nuovo i suoi abitanti (ad. es l’ambiente integro ed il paesaggio stupendo). L’amministrazione comunale, ricca di idee ed innovazione, decise di intervenire sui sentieri e di concentrarsi sull’apertura di un centro benessere, di un centro polifunzionale all’interno del quale è stata attivata una scuola dedicata al cinema e di sfruttare l’utilizzo del fotovoltaico. In questi anni quindi un lavoro attento ha trasformato Ostana in un piccolo laboratorio di architettura alpina. Camminando tra il capoluogo e le frazioni si ha la possibilità di osservare la qualità dei risultati raggiunti con la ristrutturazione e la costruzione di nuovi edifici pubblici e privati, spazi ed attrezzature. Il sindaco conclude il suo intervento affermando che sarebbe necessaria una politica di sostegno a queste iniziative per evitare che il comune di Ostana diventi un “comune fantasma”.

Progetto Val Spluga, esempio di sinergia

Terzo relatore intervenuto al tavolo è stato Federico Scaramellini – Direttore del Consorzio per la Promozione Turistica della Valchiavenna che ha presentato “La via Spluga: turismo al CENTRO delle Alpi” per quanto riguarda la parte dedicata alla Lombardia. Il progetto Via Spluga è un progetto Interreg dove alla base c’è una strategia di collaborazione al centro delle Alpi, una condivisione della metodologia di lavoro, un’analisi di fattibilità e di sostenibilità ed una definizione degli obiettivi. Il prodotto Via Spluga partì inizialmente con pacchetti di 3 giorni fino ad arrivare a pacchetti di sette giorni compresivi di supporti logistici (ad. es l’ingresso nei musei, il collegamento dei bus) e supporti informatici (sito internet, depliant etc). Il relatore sostiene che tra i fattori vincenti di questo prodotto vi sono: una sinergia tra pubblico e privato, la creazione di un brand, la destagionalizzazione, operatori privati che diventano parte attiva ed un’ottima organizzazione.

Una grande soddisfazione che rende orgogliosi gli ideatori di questo progetto è che esso è stato inserito nella documentazione nazionale di Svizzera Turismo. Infatti la Via Spluga è una priorità, una via di comunicazione, di turismo, è un’infrastruttura. Per mantenere vivo questo pacchetto il Consorzio deve affinare le proposte, ogni anno svolgere un’analisi statistica, verificare la bontà dei servizi, ricercare nuovi canali di vendita e consolidare il prodotto. Il Direttore conclude il suo intervento concentrarsi maggiormente sui numeri in merito al fatturato ottenuto che cresce di anno in anno. Si stima che sono stati venduti circa 2000 pacchetti il che equivale a circa 10.000 passaggi per la Via Spluga, sinonimo quindi d’interesse da parte dei turisti.

In Friuli-Vg. si pensa alla banda larga

La parola è poi passata a Renata Viviani, moderatrice del convegno, che si è collegata in skype con Roberto De Marchi, sindaco di Budoia (PN) in rappresentanza quindi del Friuli Venezia Giulia. Presente per il collegamento vi era anche Angelo Abruzzese, amministratore delegato della Ncs Group – società operante nel settore delle telecomunicazioni con sede a Pordenone – e Stefano De Pra, socio del Centro Caseario Allevatori e agrituristico del Cansiglio. I tre relatori hanno spiegato brevemente l’importanza della creazione di una banda larga necessaria per creare un territorio competitivo ed appetibile. Il sindaco ha sottolineato come sia importante passare da una dimensione agricola ad una società di servizi per creare un futuro ed investire sul turismo. L’amministratore delegato della società che appunto permette questo passaggio invece afferma che a Budoia la banda larga è presente in ogni abitazione in quanto la possibilità di utilizzare un wi-fi è importante soprattutto per i giovani per studiare, per “stare al passo” con la società di oggi caratterizzata dalle tecnologie, dal web e dai social network. Infatti vivere in montagna non significa essere esclusi dal mondo, essere in “periferia” ed per evitare tutto ciò l’utilizzo della banda larga è requisito necessario. Il socio del Centro Caseario descrive invece come il Bio Cansiglio rappresenti un esempio di agricoltura sostenibile in montagna, obiettivo che dovrebbero essere raggiunto da ogni paese di montagna.

I Villaggi degli alpinisti

Dopo questa breve parentesi “tecnologica” Renata Viviani ha chiamato al tavolo dei relatori Emilio Bertan past president del CAI Veneto che pone alla platea presente delle domande: Cosa può fare la pianura per la montagna? Cosa può fare il CAI per la montagna? Bertan afferma che se la popolazione della montagna emigra continuamente verso le città questo territorio sarà destinato a morire. È necessario quindi trovare delle soluzioni appunto come quella di dotare i rifugi di banda larga, introdurre iniziative per avvicinare il mondo giovanile alla montagna, creare nuovi lavori ed infrastrutture.

L’intervento è continuato, sempre per la parte dedicata al Veneto, con la presentazione del progetto Interreg Italia – Austria “I Villaggi degli alpinisti”, progetto turistico operativo per la montagna “minore” da parte di Roland Kals e Cristina Casaza rispettivamente responsabile e coordinatrice del progetto. Roland si occupa del presente progetto da circa sei anni in collaborazione con il CAI austriaco. È necessario un ritorno alla funzione iniziale che svolgeva il CAI austriaco ossia quello di promotore turistico con un ruolo attivo nel “creare turismo”. Ci sono diversi elementi che contraddistinguono i “villaggi degli alpinisti”: l’atmosfera paesana ed un paesaggio intatto, l’ubicazione nelle Alpi e il carattere montano, la rinuncia anche futura a grandi strutture ed infrastrutture, le ottime condizioni della rete dei sentieri, la presenza di rifugi, l’elevate competenze alpinistiche, una ricca tradizione alpinistica, la presenza significativa di aree protette ed la volontà di collaborazione con i Club Alpini. Vengono quindi spiegati dai relatori gli obiettivi che si è prefissato il progetto: rafforzare l’ecoturismo con particolare attenzione all’alpinismo, sostenere le piccole comunità in aree periferiche, intensificare la collaborazione tra comuni, turismo e Club Alpino, migliorare l’ottimizzazione dei rifugi alpini, rafforzare la presenza e l’importanza del Club Alpino locale ed sottolineare la competenza del Club Alpino come “Avvocato delle Alpi”. Quest’ultimo deve diventare quindi l’attore di turismo, il partner di questo progetto ed si aspetta che i villaggi diventino anch’essi promotori di turismo. Casaza invece sottolinea come i “villaggi degli alpinisti” debbano diventare l’antitesi del turismo di massa caratterizzati da: stimoli senza stress, vivacità senza rumore, vicinanza senza mancanza di rispetto, sinonimo quindi di piacere “ad alto livello”.

La speranza di Grumes

Il convegno è continuato con l’intervento di Pio Rizzoli – Presidente Sviluppo Turistico Grumes Srl che ha presentato “Grumes domani: i sentieri per rivivere la montagna”. Grumes è un paese di 450 abitanti dell’alta Valle di Cembra nel Trentino nord orientale. Il paese è disteso su un poggio ed emerge da un paesaggio costellato da piccoli villaggi arroccati sui terrazzi di muri a secco dei ripidi versanti della valle, modellato dal torrente Avisio. Rizzoli dopo aver descritto brevemente il paese ha proiettato un filmato, lavoro che ha coinvolto tutta la comunità, in cui viene traspare la voglia di “andare avanti” da parte della popolazione locale. Rappresenta quindi una nuova speranza per cercare di rimanere in montagna, di continuare a vivere in questi territori troppo spessi abbandonati e troppo poco valorizzati. Grumes offre un territorio caratterizzato da un ambiente naturale integro, da elementi antropici e culturali ancora forti e radicati. La gente, la storia, la forte identità, il senso di appartenenza uniti alla capacità creativa e propositiva esprimono con entusiasmo la volontà di continuare. Da questi presupposti Grumes ha costruito in maniera graduale, nella coscienza dei propri limiti, ma anche delle proprie risorse e valori un originale, partecipato progetto di turismo alternativo radicato nell’espressione nei luoghi e nelle diverse chiavi di lettura e di visione del territorio.

Al termine di questo filmato vi è stato un contatto telefonico con Claudio Bassetti, Presidente CAI – SAT Trentino che, all’interno di un rifugio dove si stavano svolgendo incontri sul tema delle Dolomiti, ha proclamato l’apertura di 33 rifugi su 35 presenti nella zona proprio in questo weekend, in occasione del Festival delle Alpi.

La stele della frasternità montanara

Il convegno è terminato con l’intervento di Rino Allaria, socio del CAI, già Presidente del Parco Regionale delle Alpi Liguri che ha presentato “Stele della fraternità montanara: La Brigue ( Francia), Briga Alta (Italia, Piemonte) e Triora (Italia, Liguria). Le montagne dividono le acque e uniscono gli uomini”. Promossa e realizzata dal Club Alpino Italiano, in collaborazione con i comuni di Briga Alta, La Brigue e Triora, lo scorso 2 agosto, sul monte Saccarello (2200 m s.l.m.), nel punto in cui si incontrano i territori di Italia e Francia, delle regioni Piemonte, Liguria e Provence-Alpes Martimes- Cote d’Azur, delle provincie di Cuneo, Imperia e del dipartimento di Nizza, fra i comuni di Triora, Briga Alta e La Brigue, è stata inaugurata una stele che si è voluto dedicare alla “fraternità montanara”.

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