La legge sulle cooperative sociali ha trent’anni

6 Novembre 2021

Luca Fontana

L’8 novembre 1991, la Legge 381 dava riconoscimento al fenomeno della cooperazione sociale che datava già oltre un decennio: la prima esperienza di quel tipo nasceva, infatti, proprio in Fvg, a Trieste, per ispirazione di Franco Basaglia (era il 16 dicembre 1972). Oggi, le cooperative sociali regionali aderenti alle 3 centrali dell’Alleanza delle Cooperative Italiane sono 202: tra queste, 161 aderenti a Confcooperative-Federsolidarietà. Una crescita fondamentale: 15 anni fa, nel 2006, le cooperative sociali di questa associazione erano soltanto 117. Gli addetti sono passati da 4.600 a 7.600 (+66%) e i ricavi sono cresciuti di pari passo: nel 2006 erano 106 milioni di euro; nel 2019, sono stati 258 milioni di euro, con 159 milioni di euro di salari riversati sul territorio, in figure professionali adeguate, favorendo la progressiva crescita delle qualifiche a tutto vantaggio dei cittadini.

Convegno celebrativo a Roma
Organizzato da Confcooperative-Federsolidarietà e Legacoopsociali, lunedì 8 novembre, nell’Auditorium Ara Pacis di Roma, dalle 10.30 alle 13.30, si terrà un evento celebrativo in occasione del trentennale della legge 381 dal titolo: “Tre Otto Uno – Welfare di Nuova Generazione”. L’evento sarà trasmesso in diretta streaming sui canali social di Confcooperative-Federsolidarietà e Legacoopsociali.

Protagonisti del welfare
«La cooperazione sociale è il principale attore del welfare regionale. A esempio – spiega Luca Fontana, presidente di Federsolidarietà Fvg -, gli asili nido gestiti da cooperative ospitano oltre 2.000 bambini l’anno. Molto spesso, dietro un servizio pubblico c’è una cooperativa sociale la quale ci mette professionalità, risorse umane, investimenti. La cooperazione sociale, dunque – prosegue Fontana – ha maturato una notevole esperienza nella risposta ai bisogni delle persone fragili, con una crescita professionale anche degli operatori. Tant’è che, con la collaborazione degli atenei di Trieste e Udine, sono stati riqualificati circa 1.400 educatori che avevano già maturato almeno 3 anni di esperienza.

Con queste premesse, il ruolo della cooperazione, in futuro, sarà cruciale. Si dovrà organizzare il “welfare di nuova generazione” consolidando realtà già esistenti (asili, case di riposo, centri diurni) e sviluppando modelli innovativi di presa in carico degli anziani, nell’ambito della domiciliarietà e dell’abitare inclusivo. E questo in un contesto in cui, il Terzo Settore, subentrerà sempre di più in funzioni un tempo appannaggio del settore pubblico in senso stretto. In tal senso – è l’opinione di Fontana – esistono diversi strumenti che regolano il rapporto tra pubblico e privato sociale, accanto a quello “classico” dell’appalto: dal dialogo competitivo alla co-progettazione. Tutti danno un ritorno per quanto riguarda la qualità dei servizi grazie all’elevata professionalità che esprimono le cooperative. Gli strumenti però vanno attuati mantenendo saldi due aspetti: la qualità del servizio reso e la corretta remunerazione dello stesso».

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