Italia, Ferrari senza benzina

28 Luglio 2013

L’assenza o la lentezza delle riforme, la politica spesso inadeguata a fornire risposte, i partiti sempre meno punto di riferimento e aggregazione… un quadro deprimente. Sono tra i temi trattati in una nota (che paragona l’Italia a una “Ferrari senza benzina”) firmata da Renata Capria D’Aronco, Daniele Damele, Alessandro Grassi e don Davide Larice.

“È netta l’esigenza di cambiare rotta in Italia. La volontà espressa generalmente è quella di costituire una nuova identità, ma anche quella di avere un Paese in grado di decidere. È indispensabile giungere a un nuovo equilibrio finalizzato a una efficace capacità decisionale partendo dalle riforme. Riforme appunto, ma quali? Innanzi tutto va superato il bicameralismo perfetto. Camera e Senato oggi sono eletti in forme differenti, ma hanno gli stessi poteri sui disegni di legge. Occorre una Camera unica con un numero ridotto di deputati e la trasformazione del Senato (in delle Regioni?). E allora perché non ragionare approfonditamente, e non solo a slogan, sul semipresidenzialismo alla francese con il Premier che nomina il governo, un esecutivo che va rafforzato attuando di pari passo, finalmente e realmente, il federalismo sulla base del cosiddetto principio della sussidiarietà. Senza queste riforme pare difficile garantire governabilità al Paese.

Abbiamo bisogno di andare oltre il mero dibattito politico come pure di evitare lo spoil system legislativo per cui quanto portato avanti da una legislatura viene abbattuto da quella successiva perché con una maggioranza di differente colore politico. Così facendo si provoca immobilismo e ingovernabilità. Tutto è migliorabile, ma senza pregiudizi divisivi del tipo “noi e voi”. Un altro aspetto sul quale bisognerà por mano è quello dei continui conflitti tra Stato e Regioni derivanti soprattutto da nodi burocratici che non possono non essere affrontati e risolti.

L’Italia senza riforme è come una Ferrari senza benzina, bella solo da vedere. Alla guida possono andarci Letta, Renzi o altri, ma senza benzina non potranno affrontare alcuna sfida, sono sconfitti in partenza con danno per tutti. Il semipresidenzialismo alla francese, garantendo una legittimazione popolare diretta, prospetterebbe, invece, un equilibrio forte, ovviamente con le dovute garanzie (contrappesi e vincoli istituzionali) per prevenire derive autoritariste, permettendo all’Italia di darsi immagine e contenuti migliori e “vincere” in Europa e nel mondo.

L’auspicio è, quindi, quello di veder nascere una riforma della Costituzione organica e complessiva che preveda un nuovo disegno degli equilibri tra i poteri. D’altra parte occorre prendere atto che nella sostanza sono già mutate molte cose. Pur non eleggendo il presidente del Consiglio, personalizzazione e mediatizzazione spinta della politica hanno enfatizzato l’importanza dei leader più che dei partiti. Lo stesso presidente Napolitano ha innegabilmente svolto un ruolo di “supplenza” rispetto a una classe politica incapace di gestire autonomamente la crisi italiana.

Oggi la cittadinanza preferisce le relazioni dirette con le persone piuttosto che con le organizzazioni. Meglio dialogare con un amministratore o un parlamentare piuttosto che con un partito, tendenza, come accennato, fortemente accentuata dal decisivo e sempre più rilevante ruolo assunto da tutti i media, vecchi e nuovi, per i quali, forse, occorre pensare a nuove regole (superando l’ormai arcaica par condicio) nel rispetto del sacrosanto valore della libertà di stampa sancito dalla Costituzione. Teniamo conto, ad esempio, che i social network, favoriscono la comunicazione diretta e personale tra eletti ed elettori.

Dalla forma di governo e da nuovi sistemi istituzionali dipende il funzionamento dei diritti di cittadinanza e delle stesse istituzioni. I partiti, infine, sono figli delle regole elettorali e, quindi, è a queste che si deve guardare limitando al massimo il solco, oggi pesante, presente tra eletti e cittadini tutti”.

Argomenti correlati:

Condividi questo articolo!