Incontri europei di donne e giovani del Patto Autonomia

24 Novembre 2022

Da sinistra, Malisan e Garlatti Costa

BRUXELLES. Prosegue il percorso del Patto per l’Autonomia per la costruzione di relazioni in Europa avviato con l’ingresso del partito in Efa/Ale – European Free Alliance/Alleanza Libera Europea, la principale rete europea di raccolta di forze indipendentiste storiche (delle nazioni europee ancora senza stato), autonomiste, federaliste e confederaliste. Donne e giovani del partito hanno partecipato a diversi momenti di riflessione e confronto nel cuore dell’Europa su temi di grande attualità.

Lo sviluppo di un approccio comune per migliorare l’equità tra i generi è stato l’intento del forum organizzato da Efa a Bruxelles. Oltre 40 rappresentanti dei diversi partiti europei si sono incontrati nei giorni scorsi per discutere delle loro esperienze e condividere le buone prassi che permettono, passo dopo passo, di scardinare il “tetto di cristallo” che impedisce alle donne di ricoprire ruoli chiave nei processi di decisione politica. Nel lungo processo per colmare il divario di genere nell’empowerment politico, l’Europa ha migliorato la sua posizione, in particolare negli ultimi anni, grazie a una serie di azioni congiunte e diffuse di cui anche Efa si è fatta promotrice.

A Bruxelles

«Sorprendente il numero di giovani donne presente all’incontro e la loro preparazione ed energia – dichiara Stefania Garlatti-Costa, componente del direttivo del Patto -. Il forum è stato un’occasione preziosa per affrontare problemi concreti e fare rete (due attività in cui le donne particolarmente eccellono) e insieme sentirci parte della grande famiglia europea. L’Efa, il cui slogan è “We stand for self-determination” (Siamo dalla parte dell’auto-determinazione), è veramente la nostra casa».

«Favorire una maggiore presenza di donne in politica significa portare una visione femminile e femminista di attenzione agli altri – aggiunge Rossella Malisan, vicesegretaria del Patto per l’Autonomia –. Siamo abituati a percepire la politica come competizione e potere, ma la politica in sé assume un valore femminile perché parla di cura, attenzione, futuro e collaborazione e il ruolo delle donne è un ruolo chiave per uscire dai cardini che hanno ingessato il mondo nella situazione critica in cui si trova».

Gabriele Violino

Nelle scorse settimane anche i giovani del Patto per l’Autonomia hanno vissuto una esperienza significativa a Strasburgo grazie a una settimana di studio sui temi di inclusività, minoranze, autodeterminazione popolare, partecipazione politica. L’evento è stato organizzato dal Consiglio d’Europa insieme a Efay – European Free Alliance Youth, il gruppo giovanile di Efa/Ale – European Free Alliance/Alleanza Libera Europea di cui fa parte anche il Gruppo giovani del Patto per l’Autonomia, e Unpo, l’Organizzazione delle Nazioni e dei Popoli non rappresentati. L’obiettivo dell’iniziativa era quello di mostrare come per migliorare la rappresentatività e rendere più efficiente il sistema democratico, sia importante affrontare i temi dell’autonomia, della tutela delle comunità e del cambiamento climatico anche all’interno di un quadro giuridico.

A Strasburgo

«Ho avuto l’opportunità di conoscere 30 attivisti, tutti ventenni, provenienti da minoranze di tutto il mondo – racconta Gabriele Violino, referente del Gruppo giovani del Patto per l’Autonomia –. Ho conosciuto ragazzi che non potevano nemmeno apparire nelle foto perché perseguitati dai propri governi totalitari. Di questi tempi è importante non dare per scontati i nostri principi di civiltà. Sia allora l’Europa la casa della democrazia e della sussidiarietà. A ogni livello del sistema democratico siano concessi gli strumenti in grado di renderlo efficiente e sia definito uno spazio in grado di renderlo rappresentativo, garantendo a tutti reali poteri».

Grande soddisfazione da parte del segretario del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo. «Il nostro percorso è proiettato verso un’Europa più forte, capace di riconoscersi nelle sue effettive diversità politiche, culturali e linguistiche, un’Europa più coesa e più orientata a processi di vero cambiamento nella direzione della transizione ecologica, della giustizia sociale e della difesa dei diritti delle minoranze».

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