Il tempo stringe “Salviamo il Fella” si è già mobilitato e fa appello a Regione e comuni

13 Dicembre 2020

PONTEBBA. Le Comunità del Canal del Ferro e i sostenitori di “Acqua Bene comune” di tutta la regione non stanno aspettando con le mani in mano il 13 gennaio, quando il Tribunale Superiore delle Acque Pubbliche di Roma potrebbe definitivamente pronunciarsi sul destino dell’ennesimo Impianto idroelettrico per lo sfruttamento del bacino del fiume Fella. Il contestatissimo progetto è quello che la società Idroelettrica Fella S.r.l. di Venzone vorrebbe realizzare fra San Rocco di Pontebba e Braiduccis di Pietratagliata, insieme con una “Cabina primaria”, che ambientalisti, proprietari minacciati di esproprio e pescatori additano come controprova del disegno di materializzare un sistema di “Centrali a catena”per lo sfruttamento di tutte le acque della vallata, da Camporosso a Stazione per la Carnia.

Area Presa San Rocco sul Fella

Tale “Cabina primaria”, infatti, servirebbe a trasferire alla rete dell’Alta tensione energia idroelettrica in Media tensione in quantità ben superiori di quelle prodotte dal singolo impianto di Pontebba. In un contesto, nel quale le acque del bacino idrografico sono già sfruttate da 35 Impianti, ai quali potrebbero aggiungersi altre 11 nuove Centrali per cui è in corso, presso la Regione, il “Procedimento di Autorizzazione”. Al fine di sollecitare la Giunta regionale a difendere con determinazione i provvedimenti amministrativi che hanno dichiarato l’inefficacia della “Pubblica utilità” dell’opera e la decadenza dell’Autorizzazione Unica si è costituito un Comitato spontaneo, che raccoglie cittadine e cittadini di tutti i Comuni del Canal del Ferro.

Considerate le limitazioni imposte dall’emergenza sanitaria, i promotori della mobilitazione hanno predisposto una “Petizione popolare” che, nella forma sottoscritta da persone maggiorenni, sarà consegnata ufficialmente in Consiglio regionale mentre, nella versione “on line”, sarà indirizzata al presidente della Giunta, Massimiliano Fedriga. Sulla piattaforma www.change.org, il documento “Un patrimonio comune da proteggere / Liberiamo il fiume Fella dalle speculazioni” è già stato firmato da diverse centinaia di cittadini. Mentre i moduli per le firme sono disponibili in tutti i paesi della vallata e possono essere richiesti tramite il Gruppo WhatsApp “Salviamo il Fella” (320 0430247).

La Petizione auspica la stessa mobilitazione popolare che, già negli anni Sessanta e poi negli anni Ottanta, ha impedito la realizzazione dei devastanti progetti “Sade” ed “Enel”. Lo sfruttamento idroelettrico mediante “Centrali a catena”, secondo il Comitato, avrebbe effetti paragonabili a quelli che hanno già devastato l’intera Val Raccolana, in comune di Chiusaforte, mettendo una pietra tombale sopra «ogni proposito di sviluppo sostenibile della vallata, di valorizzazione turistica e culturale delle sue superstiti qualità paesaggistiche nonché di rispetto dell’ambiente naturale e dei suoi equilibri geologici ed ecologici, trasformando un bene comune di pubblico interesse qual è l’acqua in un mero “profitto finanziario” nelle tasche di pochi soggetti privilegiati».

Oltretutto, uno «sfruttamento meramente speculativo» delle acque del bacino del Fella arrecherebbe «danni irrimediabili alla preziosa fauna ittica del Canal del Ferro e della Valcanale», pregiudicherebbe la necessità di«mitigare e convivere con gli effetti sempre più gravi dei cambiamenti climatici», porrebbe ulteriori ostacoli al deflusso di piene sempre più minacciose e acuirebbe la vulnerabilità al dissesto idrogeologico dell’intero comprensorio.

Il Fella dal ponte di Pietratagliata

Per queste ragioni, i firmatari della Petizione si rivolgono anche alle Amministrazioni comunali della valle, sollecitandole ad abbandonare «la devastante e improduttiva logica delle “compensazioni”», a sostenere apertamente le rivendicazioni del Comitato, promuovendo, i «processi partecipativi necessari per garantire la massima trasparenza e informazione delle Comunità e delle formazioni sociali da esse emanate (Vicìnie, categorie produttive, associazioni culturali e sportive, pescatori…), nonché il loro pieno coinvolgimento nell’elaborazione e nell’approvazione di ogni progetto di tutela, gestione e valorizzazione dei corsi d’acqua del bacino del fiume Fella». I Comuni del Canal del Ferro e della Val Canale sono invitati anche a realizzare il “Bilancio idrico integrato” e ad avviare, tramite un “Contratto di Fiume”, forme avanzate di «pianificazione urbanistica e gestione socio-economica», conseguendo il miglioramento dello stato ecologico del Fella.

Le richieste più impellenti, tuttavia, sono rivolte all’Amministrazione regionale, sollecitata a intraprendere le seguenti azioni: farsi «parte attiva per la totale e definitiva bocciatura dell’impianto proposto dalla società Idroelettrica Fella»; adoperarsi presso il Governo affinché siano eliminati gli incentivi agli Impianti idroelettrici ad acqua fluente sui corsi d’acqua naturali e sia eliminato il riconoscimento della “Pubblica utlità” per gli Impianti con potenza inferiore a 3 MW; infine, rivedere «completamente la propria politica nel settore idroelettrico».

Tale politica, secondo la Petizione “Liberiamo il fiume Fella dalle speculazioni”, dovrebbe essere fondata su 8 caposaldi: 1. Moratoria immediata di tutte le domande di derivazione idroelettrica; 2. Rilevazione dello stato ecologico e delle reali pressioni esercitate a scopo idroelettrico su tutti i corsi d’acqua; 3. Individuazione dei corsi d’acqua che per il loro pregio vanno inderogabilmente mantenuti integri; 4. Verifica del rispetto dei parametri di concessione e delle prescrizioni previste sulle derivazioni in esercizio; 5. Fissazione con criteri restrittivi dei punti di derivazione e restituzione delle acque per evitare “Centrali a catena”; 6. Fissazione di stringenti priorità nell’eventuale, residuale rilascio di concessioni; 7. Sanzioni severe, compresa la revoca della concessione, ai concessionari che derivano maggiori volumi d’acqua rispetto a quanto concesso; 8. Riesame di tutte le captazioni, per garantire il Deflusso ecologico previsto dalle normative statali ed europee.

Condividi questo articolo!