Il servizio Politiche giovanili ha chiuso dopo vent’anni

23 Gennaio 2016

BARCIS. Grazie al piano di riordino territoriale approvato dalla Regione le Uti dovrebbero arrivare, quando non si sa. Quanto alle Comunità Montane, dovrebbero chiudere. La scadenza è fissata al 30 aprile, ma se chiuderanno davvero, come sembra, non si sa. Quel che è certo è che il 31 dicembre 2015, unitamente alla scadenza della convenzione che lo disciplinava, si è concluso definitivamente dopo 20 anni il servizio di “politiche giovanili” della Comunità Montana del Friuli Occidentale. Ciò significa che tutti i Centri di aggregazione giovanile dal 1° gennaio 2016 sono chiusi.

Negli ultimi due anni, accedevano ai servizi di politiche giovanili, grazie alla sottoscrizione della specifica convenzione, 7 Comuni della montagna pordenonese ovvero Claut, Cimolais, Erto e Casso, Tramonti di Sotto, Tramonti di Sopra, Pinzano al Tagliamento, Meduno, oltre alla Sala Prove di Vajont. Nessuna di queste amministrazioni comunali ha scelto però di prorogare la convenzione, neanche per il tempo necessario all’attivazione concreta e operativa delle Uti. Una scelta politica – lo fa notare un comunicato della Cooperativa Itaca – che di fatto penalizza, in primo luogo, i giovani della montagna che fruivano del servizio, nato con due macro obiettivi di fondo, promuovere l’agio e prevenire il disagio.

Si chiude così, in silenzio, un’importante attività ventennale senza peraltro che vi sia, apparentemente, alcuna prospettiva alternativa. “Si perde un’esperienza, un patrimonio, la professionalità di uno staff di educatori preparati” ha affermato Rita Bressa, da sempre referente del servizio Politiche giovanili per la Comunità Montana del Friuli Occidentale. Ma, soprattutto, si perdono loro, i giovani. Perché, e chi li conosce lo sa, una volta persi son persi, una volta chiuso il servizio, dopo sei mesi non li trovi più.

Il 2016 in Friuli Venezia Giulia dovrebbe essere un anno di importanti cambiamenti in tutta la regione in termini di Piano di Riordino territoriale attraverso le cosiddette Unioni Territoriali Intercomunali (Uti). L’avvio delle 18 aggregazioni comunali dovrebbe portare, tra le tante novità, alla definitiva scomparsa delle Comunità Montane e di conseguenza ad una diversa organizzazione dei servizi erogati finora da queste. Della Comunità Montana del Friuli Occidentale fanno (facevano?) parte 27 Comuni (da Caneva a Vito d’Asio, da Erto e Casso a Maniago), un’area di quasi 1.500 Kmq e un numero di abitanti di circa 70 mila unità. Nel corso dei loro vent’anni di attività, i servizi dedicati alle politiche giovanili hanno interessato fino a 23 Comuni, con investimenti annuali che andavano dai 50 mila fino ai 300 mila euro (in particolare grazie ai fondi Leader).

Investimenti significativi che hanno permesso di raggiungere ottimi risultati in termini di partecipazione dei giovani della montagna, grazie soprattutto all’impiego di risorse umane professionali dedicate: oltre 10 mila persone – solo negli ultimi 5 anni – hanno beneficiato di 133 laboratori, 122 eventi, 11 concorsi e 17 scambi giovanili, 48 incontri formativi e di orientamento. Già questi pochi numeri, esposti assieme ad altri durante il seminario “Verso la maggiore età” tenutosi nel febbraio 2014, danno una seppur vaga idea dell’importanza rivestita da un servizio che interessava una fascia di popolazione altrimenti priva di possibilità educative e culturali.

Già, perché per un territorio, in particolare per quello montano, le politiche giovanili possono offrire stimoli e occasioni di crescita personale e collettiva, ma soprattutto possono promuovere il senso di appartenenza e di partecipazione ad una comunità che, più di altre, necessita di essere sostenuta. Investire sulla popolazione giovanile dei comuni montani significa formare l’identità degli adulti del futuro e soprattutto scongiurare il peggiore degli avvenimenti, l’abbandono della montagna.

Avvalendosi della gestione operativa della Cooperativa sociale Itaca grazie all’impiego di 3 educatori, la Comunità Montana del Friuli Occidentale ha garantito sino al 31 dicembre 2015 l’apertura dei Centri di aggregazione giovanile, la realizzazione di laboratori scolastici, l’organizzazione di importanti e consolidati eventi e festival come “Lo sguardo dell’Aquila” e “Music on Ice”, il “Festival dei Giovani delle Dolomiti”, e numerosi scambi internazionali tra giovani.

Quali conseguenze avrà ora, per i giovani della montagna che lo frequentavano, la chiusura del servizio? Come mai nessuna amministrazione comunale ha pensato a una proroga, anche temporanea, in attesa dell’arrivo delle Uti, per proseguire l’esperienza con i giovani? Cosa ne sarà degli ingenti investimenti economici fin qui utilizzati, delle strutture adibite a Centri di aggregazione giovanile in particolare di Claut, Meduno e Pinzano (per le quali la Regione in alcuni casi ha contribuito in maniera cospicua)? Che fine faranno tutte le attrezzature acquistate (calcetti, giochi, arredi, ecc.), e la Sala Prove? Ma, soprattutto, quale futuro stiamo riservando ai giovani della montagna? Non rischiamo così di perdere un patrimonio umano fondamentale per questo territorio?

Ad alcuni di questi interrogativi risponde Andrea Carli, commissario straordinario della Comunità Montana del Friuli Occidentale nominato dalla Regione. “Già in questi giorni sono in calendario una serie di incontri con la Regione per capire se le Comunità Montane chiuderanno il 30 aprile o se ci sarà un’ulteriore proroga. In tal caso, bisognerà capire se ci saranno delle risorse economiche. Il problema principale legato al servizio di politiche giovanili è infatti legato ai finanziamenti regionali, in assenza di risorse economiche era impossibile prorogare il servizio. E dalla Regione non abbiamo avuto nessuna indicazione dal punto di vista economico, per cui la scelta politica è stata obbligata”.

Riguardo alla bontà del servizio, “nessuno lo ha mai messo in discussione – prosegue Carli -, so che gli educatori che vi lavoravano hanno fatto un ottimo lavoro, sono pienamente soddisfatto. Peraltro, lo sono anche i sette Comuni che erano convenzionati con il servizio, che hanno sempre espresso pareri positivi e lo ritengono ancora un servizio per loro necessario”. Va detto anche che alcune attività stanno proseguendo e sono già in calendario, ma sono legate allo specifico contributo regionale per la “Festa dei Giovani delle Dolomiti”, quindi si tratta di un intervento a spot e non legato al più ampio servizio di politiche giovanili.

“Se dovessimo avere indicazioni dalla Regione che le Comunità Montane proseguiranno, ad esempio, per altri sei mesi con risorse finanziarie cui attingere, la riattivazione del servizio di politiche giovanili sarà la prima cosa che prenderemo in considerazione. Dal punto di vista politico – conclude il commissario Andrea Carli –, ho la speranza nelle prossime settimane di avere maggiori chiarimenti sul futuro delle Comunità Montane”.

Dovessero chiudere il 30 aprile, come annunciato, appare poco probabile che la Regione assegni alle Comunità Montane altre risorse economiche. In tale eventualità, e con l’attivazione operativa delle Unioni Territoriali Intercomunali, resta da capire se il servizio di politiche giovanili potrà passare sotto le ali dell’Uti.

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