Il manager non più esecutore ma partner del business

29 Ottobre 2019

TRIESTE. “E’ l’occasione di confrontare varie esperienze di approfondimento delle relazioni tra imprenditori e manager nell’ambito dei progetti 4.Manager”. Giorgio Bacicchi, Vice Presidente di Federmanager Fvg, ha aperto così il talk show “4.Manager: esperienze a confronto” dal palco dell’auditorio del Mib Trieste School of Management. Il moderatore del talk show Fulvio Sbroiavacca, componente di Commissione Industria 4.0 e membro del Direttivo di Federmanager Fvg, ha citato i dati dello studio “Capitale Manageriale e strumenti per lo Sviluppo”, condotto dall’Osservatorio Mercato del Lavoro e Competenze Manageriali di 4.Manager presentato giorni prima a Roma, evidenziando che il 50% di imprenditori intervistati intendono assumere manager nei prossimi 3 anni.

Ma che tipo di manager servono alle aziende nell’epoca Industry 4.0? E con quali competenze? “L’elemento centrale della discussione è il cambiamento – oggi stiamo affrontando il tema della transizione dove cerchiamo di mettere a fuoco gli elementi più evoluti e utili che possano far crescere il nostro sistema. La digital transformation dell’Industry 4.0 è stato un elemento dirompente rispetto a modelli passati. L’utilizzo delle tecnologie evolute aiuta a vedere meglio il modello del business implementato, impattando fortemente sull’organizzazione e quindi sulle persone. Questo significa che i nostri manager, già tecnicamente preparati, devono fare un ulteriore salto di qualità acquisendo maggiori caratteristiche di leadership unite ad una visione strategica. Il manager di oggi deve essere un business partner, non solo un esecutore. Deve essere quindi in grado di selezionare bene le persone e motivarle per farle cooperare al meglio. Ciò significa un cambio epocale del nostro modello di manager.” Questo è stato il messaggio di Mario Cardoni, Direttore Generale Federmanager, l’associazione che rappresenta oltre 180.000 dirigenti industriali.

Una delle testimonianze del successo dei progetti finanziati da 4.Manager“ è stata portata da Armando Indennimeo, Presidente Federmanager Salerno. “Siamo stati tra i primi a cogliere le opportunità di 4.Manager. Sono stati ideati due percorsi secondo gli obiettivi definiti da 4.Manager. L’idea di mettere insieme gli imprenditori ed i manager ha avuto un grande successo. Sono state scelte 5 aziende in 5 regioni diverse del Sud a cui sono stati messi a disposizione 5 manager certificati per avviare progetti d’innovazione. La formula è stata: l’idea imprenditoriale – un piano di azioni ideato dai manager. C’è stata una sinergia molto forte; dopo un’attenta valutazione il comitato scientifico ha individuato 2 progetti su 25 tra quelli realizzati dai manager coinvolti che saranno portati all’osservatorio di 4.Manager”.

I presenti hanno avuto modo di ascoltare anche una simile esperienza, presentata da Adriano Simonetti, Consigliere Federmanager Parma. “Tra le principali caratteristiche del progetto c’è da rilevare il coinvolgimento delle Pmi e l’utilizzo di manager con competenze certificate. All’inizio c’è stato qualche dubbio, ma il risultato è stato molto positivo, tutte le imprese coinvolte sono rimaste molto soddisfatte, perché i manager hanno saputo interpretare il proprio ruolo dando risposte alle esigenze e relazionandosi con tutti i partecipanti del progetto. L’aspetto delle soft skills è stato fondamentale – il manager di oggi deve avere delle competenze a 360°”.

Michela Ceccoti, Membro del Consiglio Confindustria VG, ha iniziato il suo intervento con una piccola provocazione rispondendo alla domanda “Che tipo di manager serve oggi?” Invece di parlare di che tipo di manager l’azienda oggi necessita, domandiamoci che tipo di imprenditore ci vuole oggi per accogliere un manager in azienda. Serve un imprenditore che sia pronto a farlo e che abbia innata la spinta innovativa. Il ruolo di Confindustria è fondamentale per condividere insieme le esperienze e il know how. Gli imprenditori si lamentano che non trovano i manager giusti, mentre le figure in realtà ci sono. Il fatto è che l’imprenditore di solito cerca il proprio clone con qualcosa in più che manca alla sua figura, soprattutto dal lato delle competenze. La figura del manager inserito in azienda è fondamentale, perché guarda all’azienda dall’esterno con un occhio competente.

Fulvio D’Alvia, Direttore Generale 4.Manager, ha presentato un ampio quadro sui 24 progetti realizzati sul territorio nazionale di cui circa 15 sono guidati da Federmanger territoriali e altri 9 sono capitanati dalla locale Confindustria. Il valore aggiunto di questi progetti è la bilateralità, perché si va ad incidere sulla cultura d’impresa. Da un lato c’è un tentativo di superare la diffidenza degli imprenditori, perché a volte il dialogo tra imprenditore e manager non è facile. E poi bisogna avere la disponibilità di approcciare l’azienda in modo diverso. Per questi motivi i progetti devono essere fatti insieme per centrare gli obiettivi. In futuro, – ha concluso Fulvio D’Alvia, – ci sarà sempre più bisogno che il manager affianchi l’imprenditore, perché porta conoscenza in vari aspetti: leadership, mercati, sostenibilità, competitività, ecc.

Gianluca Schiavi, Presidente Federmanager Academy, ha presentato ulteriori dati dello studio “Capitale Manageriale e strumenti per lo Sviluppo”. Ha evidenziato che l’87% degli imprenditori non trova la figura adatta ed il 55% delle aziende hanno affrontato negli ultimi 12 mesi dei percorsi manageriali strutturati. C’è l’esigenza da parte dell’imprenditore di colmare un proprio gap formativo, di avere delle conoscenze sul mondo digitale, ecc. E quindi la mission di Academy è di mettere a disposizione degli strumenti formativi di elevata qualità e specifici sia nei temi che nelle metodologie didattiche per i manager che intendono riqualificarsi in maniera efficace, acquisendo le skill necessarie in un’ottica di Life Long Learning.

È nuovamente intervenuto Mario Cardoni: “Oggi la tecnologia ha un effetto devastante sui nostri comportamenti, sulla vita sociale, sullo sviluppo e crescita delle imprese. Però, non vincono tutti. C’è il rischio di focalizzarsi nel tempo sulle conoscenze e competenze. Ci vuole il coraggio di cambiare. Il modello storico, su cui è cresciuta l’Italia, non basta più. Ci vogliono dimensioni, capitalizzazione, soldi, progettualità e la capacità di raggiungere gli obiettivi seguendo una visione strategica. Ci vuole inoltre uno Stato che aiuta la gente di buona volontà a costruire un nuovo modello di crescita”.

Armando Indennimeo ha citato un altro dato interessante, emerso nello studio: il manager di oggi vuole diventare un po’ imprenditore e l’imprenditore vuole diventare un po’ manager. Michela Ceccoti ha fatto notare che la realtà dimostra che nessuno ci insegna a essere un imprenditore. Non esistono scuole che possano insegnare ad essere un imprenditore, perché il significato di tale ruolo è estremamente ampio. Proprio per questo motivo una formazione congiunta potrebbe essere un elemento chiave.

“Stiamo arrivando ad una situazione in cui l’imprenditore con la sua visione tradizionale e le caratteristiche tradizionali non avrà lunga vita. Perciò c’è la necessità di avere più competenze. L’imprenditore e il manager oggi sono due figure che si stanno avvicinando e nella guida dell’azienda saranno sempre più collegate per affrontare le nuove sfide poste dal mercato”. Con queste parole Mario Cardoni ha chiuso i lavori.

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