Il Fvg sul Recovery Fund deve già avere una propria lista delle priorità irrinunciabili

20 Novembre 2020

TRIESTE. «L’informativa sul tema del Recovery Fund data oggi (19 novembre, ndr) dall’assessore Zilli alla I Commissione consiliare evidenzia una situazione che rischia di vedere il Friuli-Venezia Giulia sparire dalla scena – afferma il capogruppo del Patto per l’Autonomia, Massimo Moretuzzo –. È evidente che il governo statale cercherà di centralizzare quanto più possibile le scelte relative all’utilizzo delle risorse disponibili in base al Programma Next Generation Eu – il più importante dei mezzi messi in campo dall’Unione europea per sostenere l’economia ai tempi del Coronavirus – ed è altrettanto evidente che oggi non ci sono delle certezze rispetto alle procedure e al ruolo che le Regioni potranno esercitare. In un contesto come questo, però, il Friuli-Venezia Giulia non può limitarsi ad aspettare che qualcuno, bontà sua, ci dica quante risorse avremo a disposizione e come utilizzarle; è fondamentale elaborare quanto prima una nostra visione e una serie di ambiti di azione in cui sviluppare un nostro “Green Deal”».

Pertanto, continua Moretuzzo, «è necessario definire un piano di azione che tenga conto del perimetro di azione stabilito dai criteri per l’utilizzo dei fondi decisi in sede europea, per i quali il 57% delle risorse deve andare ad ambiente (energia e clima) e digitalizzazione, e che diventi l’elemento base su cui declinare le progettualità che potranno entrare nell’ambito del Next Generation Eu e della programmazione 2021-27. Quel Piano di azione deve poi essere l’elemento su cui avviare un negoziato serrato con lo Stato, con la consapevolezza che per il Friuli-Venezia Giulia, e in particolare per alcune aree del territorio, questa è la “partita della vita”: non possiamo permetterci di sprecare un’occasione storica, con una serie di risorse importanti da utilizzare, per avviare una transizione necessaria del sistema economico verso una svolta orientata alla sostenibilità ambientale e alla resilienza dei territori e delle filiere produttive».

Dunque, l’auspicio è che «il dibattito che si terrà su questo tema in Consiglio regionale la prossima settimana, stabilisca una road map serrata, in cui, anche attraverso l’ascolto delle rappresentanze della società civile, del mondo della ricerca, delle categorie produttive, le forze politiche si confrontino per definire urgentemente un piano d’azione quanto più possibile condiviso. Con la consapevolezza che siamo già in ritardo».

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