Il caos degli I.S.A.: siano facoltativi per il primo anno è la richiesta dei commercialisti

6 Settembre 2019

UDINE. I modelli I.S.A., Indici Sintetici di Affidabilità del contribuente, sono gli eredi degli studi di settore e il loro primo anno di applicazione sta creando non poche difficoltà. La mobilitazione dei commercialisti, che da mesi segnalano moltissime anomalie e malfunzionamenti, a partire dai ritardi nella diffusione del software che serve a calcolarli, ha già ottenuto un primo risultato: la proroga dal 1° luglio al 30 settembre delle scadenze di versamento per i contribuenti che svolgono delle attività interessate dagli Isa. Ma la proroga è ritenuta insufficiente dal Consiglio Nazionale dei Commercialisti e dagli Ordini locali, che chiedono ufficialmente al governo che per il primo anno gli I.S.A. siano resi opzionali e non obbligatori.

“Gli I.S.A. sono un’evoluzione degli studi di settore la cui efficacia, che consiste nella costruzione di un nuovo rapporto tra fisco e contribuenti, potrà essere verificata solamente nel lungo periodo. – sottolinea Alberto-Maria Camilotti presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Udine -. Per il momento sappiamo solo che, a causa dei ritardi nella diffusione dei software e per una serie di sostanziali problemi applicativi, stanno generando grandi difficoltà a tutti i commercialisti italiani ed alle imprese. Per questo ribadiamo con decisione la nostra richiesta di facoltatività per questo primo anno di applicazione degli I.S.A.”.

Alla prima prova sul campo gli I.S.A. stanno generando problemi di innegabile rilevanza: sono numerosissime le segnalazioni di anomalie e malfunzionamenti pervenute dal territorio, indicative di una situazione di grave disagio in evidente contrasto con le disposizioni dello Statuto dei Diritti del Contribuente. “L’ultima beffa – continua Camilotti – è la pubblicazione a ridosso di Ferragosto, di un decreto che modifica il modello di calcolo: questo fatto obbliga noi professionisti ad eseguire nuovamente i calcoli già fatti. Un provvedimento del genere è palesemente in contrasto con una norma, lo Statuto del contribuente appunto, che vieta di introdurre novità legislative con effetto retroattivo e comunque a meno di 60 giorni dalla scadenza di un termine. Cosi, Invece che costruire una migliore collaborazione tra Fisco e contribuente, gli I.S.A. stanno ottenendo l’effetto opposto”.

Dal punto di vista operativo sono 152 le versioni degli I.S.A. per le varie tipologie di attività, in cui vanno importati i dati precalcolati messi a disposizione dall’Agenzia delle entrate, previa acquisizione da parte dei professionisti della delega del cliente. I dati ottenuti dall’Agenzia devono essere sottoposti ad un laborioso controllo perché riguardano, in taluni casi, valori relativi a 7 anni precedenti. La compilazione dei modelli richiede una rielaborazione dei dati della contabilità e l’acquisizione di ulteriori elementi di natura extracontabile, attività, quest’ultima, che deve necessariamente avvenire con la collaborazione del contribuente. Ottenuti gli indici di affidabilità vanno analizzati, soprattutto gli indici di anomalia, per capirne l’origine: può trattarsi anche di un errore di compilazione, oppure di dati inesatti importati. Stabiliti gli I.S.A. occorre analizzare i conseguenti adeguamenti dei ricavi/compensi, per migliorare il punteggio di affidabilità fiscale ottenuto, illustrare al cliente i risultati e le opzioni possibili per poi stabilire se sia necessario l’eventuale versamento integrativo delle imposte.

“Ciò che spesso non è percepito dagli imprenditori che assistiamo è che queste complicazioni e questo continuo rincorrersi di norme e regolamenti – conclude Camilotti – rendono la vita difficile a noi professionisti e conseguentemente alle imprese: come categoria gradiremmo poterci concentrare su una vera consulenza e assistenza al cliente e non dover rincorrere i “mal di pancia” del legislatore. Per questo motivo, a mio avviso dovremmo fare fronte comune (professionisti e organizzazioni degli imprenditori) per “riballarci” ad una situazione che sta diventando insostenibile”.

Condividi questo articolo!