Il 6 maggio ’76 fu anche una svolta nello studio dei sismi

15 Novembre 2015

TRIESTE. Il terremoto che il 6 maggio 1976 ha colpito il Friuli Venezia Giulia ha rappresentato una chiave di volta per la sismologia in Italia e per la gestione del territorio. Da allora è nata, infatti, la Protezione Civile, è iniziata la raccolta sistematica dei dati, prima a livello regionale e poi nazionale, e gli esperti di scienze della terra hanno cominciato a fare rete per studiare in maniera globale il fenomeno terremoto. Ma non solo: la ricostruzione successiva al terremoto del 1976 è considerata tuttora esempio di efficienza e modello su scala nazionale.

Delle sfide che la comunità scientifica e la società civile del Friuli Venezia Giulia hanno dovuto affrontare dopo quel tragico sisma e di come quell’esperienza abbia innescato notevoli avanzamenti nella ricerca nel settore sismologico se ne discute lunedì 16 novembre, alle 18, alla Stazione Marittima di Trieste, con sismologi dell’OGS, Luciano Sulli, direttore della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia, e Guglielmo Berlasso della Regione Fvg. L’Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale (OGS) organizza infatti un incontro pubblico che, da un lato, dà il via ai lavori del 34° Convegno del Gruppo Nazionale di Geofisica della Terra Solida e, dall’altro, segna l’inizio della lunga serie di celebrazioni, eventi, incontri, rievocazioni che saranno organizzati in regione nel corso del 2016, per ricordare i 40 anni dal terremoto.

“All’epoca fu proprio la stazione dell’OGS di Trieste a localizzare principalmente le scosse” racconta la presidente dell’Istituto Maria Cristina Pedicchio. “Il primo strumento per lo studio dei terremoti fu installato infatti nel capoluogo giuliano nel 1906 e può essere considerato il primo tassello della rete sismometrica inaugurata poi dall’OGS il 6 maggio 1977, un anno dopo il terremoto, per documentare la sismicità regionale”. “Da allora – precisa Marco Mucciarelli, direttore del Centro di Ricerche Sismologiche (Crs) dell’OGS – lo sforzo congiunto di OGS, Protezione Civile e degli atenei della regione, ha contribuito a intensificare l’attività scientifica di monitoraggio sismico del territorio e di mitigazione del rischio per migliorare la capacità di resistere e gestire in modo tempestivo ed efficiente gli effetti di un eventuale terremoto”.

Nel corso dell’incontro si discuterà delle conoscenze e delle esperienze maturate in quasi quarant’anni di studi e ricerche condotte a seguito del terremoto del Friuli e saranno illustrate le buone pratiche di sicurezza per ridurre i rischi e non essere impreparati nei confronti di un terremoto futuro. “Sensibilizzare la popolazione sui temi della sicurezza e della prevenzione dei rischi legati alle calamità naturali è un’attività in cui i nostri ricercatori sono molto attivi, nell’ambito di iniziative finanziate dalla Protezione Civile Nazionale e dal Ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca” conclude Pedicchio.

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