Fvg deposita in Cassazione il quesito referendario

30 Settembre 2019

Bordin e Bernardis

TRIESTE. “Quella odierna è una giornata molto importante per la democrazia in Italia, grazie alla Lega sono stati creati i presupposti affinché si possa far tornare la parola al popolo italiano. Dopo i giochi di palazzo del Pd e del M5S che hanno impedito agli elettori di poter esprimere la propria posizione, costringendoli ad accettare un governo lontano dalle persone e dal cuore degli italiani, siamo intenzionati a porre fine a questa politica dell’inciucio e utile solo al mantenimento delle poltrone”.

Lo dichiara il Capogruppo della Lega in Consiglio regionale della Lega, Mauro Bordin che, assieme al Presidente della V Commissione, Diego Bernardis, ha depositato in Corte di Cassazione il quesito referendario che chiede l’abolizione della parte di proporzionale contenuta nel Rosatellum.

A tal proposito, il Capogruppo Mauro Bordin aggiunge: “Riteniamo che i cittadini hanno il diritto di potersi esprimere attraverso il voto per decidere chi deve governare il Paese. Il deposito del quesito referendario è stata un’iniziativa molto importante e testimonia la forte determinazione a rialzare la testa dopo il recente ribaltone politico. Gli italiani chiedono di poter scegliere chi deve governare, sulla base di un programma chiaro e di una distinzione univoca dei contenuti proposti, senza che delle forze politiche che hanno passato gli ultimi anni a insultarsi pesantemente possano poi decidere di allearsi per mere logiche di mantenimento del potere e di rendita politica”.

Il Presidente della V Commissione, Diego Bernardis, aggiunge: “Il deposito della richiesta referendaria è un chiaro segnale politico, sia dal punto di vista legislativo che da quello rappresentativo. Il fatto che otto Regioni hanno depositato il quesito referendario dimostra che una buona fetta dell’elettorato italiano chiede a gran voce di poter scegliere i propri rappresentanti. La politica – conclude Bernardis – deve tornare ad essere espressione della volontà popolare e non il frutto di giochetti di palazzo e di accordicchi utili solo al mantenimento della poltrona”.

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