Espressioni di cordoglio per la morte di Cesare Marzona

17 Aprile 2018

UDINE/PORDENONE La scomparsa del dottor Cesare Marzona, in partigiano Piero II°, Presidente dell’APO e uno degli ultimi protagonisti e testimoni della Resistenza, avvenuta nella serata di domenica scorsa ha suscitato vasto cordoglio e partecipazione in Friuli-Venezia Giulia. A partire dall’ANPI che si unisce al cordoglio dei familiari e di quanti lo hanno conosciuto, rammentandone la figura di uomo coerente, democratico e autorevole nel contempo.

”La sua cosciente e convinta fede negli universali principi umani e civili – si legge in una nota – enunciati nella premessa della nostra Costituzione Repubblicana hanno costituito il leit motiv della sua vita di uomo, partigiano, cittadino e hanno fatto di lui il riconosciuto punto di riferimento di tutti i partigiani osovani. Ci onoriamo di ricordarlo presente alle nostre manifestazioni patriottiche ove ha sempre portato il suo prezioso contributo di unità nella libera democrazia uscita dalla Lotta di Liberazione“.

Significativo e, per certi versi, singolare è la partecipazione al cordoglio del Circolo della Stampa di Pordenone. Il motivo di questa partecipazione al lutto è duplice, spiega un comunicato: la fine dell’esistenza di uno degli ultimi e più prestigiosi combattenti della Resistenza al nazifascismo e il rapporto di stima che aveva legato Marzona al mondo dell’informazione.

“Cesare Marzona – commenta Pietro Angelillo, presidente del Circolo della Stampa di Pordenone – era un eroe-antieroe. Nonostante fosse scampato fortunosamente all’esecuzione dopo la sua condanna a morte da parte di un tribunale nazifascista, non voleva essere considerato un protagonista. Tutte le volte che veniva esortato da noi giornalisti e ricercatori storici a descrivere il periodo di cui era stato protagonista spostava l’interesse dell’interlocutore verso i fatti storici generali e le questioni di principio. ‘Nella maggior parte dei casi, noi giovani partigiani – ripeteva puntualmente – amavamo l’Italia e combattevamo per la conquista della libertà e della democrazia, non certo per protagonismo’. Protagonista sì, ma non a titolo personale. Un esempio, il suo, certamente non comune, di cui abbiamo ancor più bisogno oggi, a 72 anni dalla Liberazione”.

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