E’ morto Bashkim Fishta, un uomo coraggioso e altruista

2 Febbraio 2015

UDINE. Venerdì 30 gennaio è scomparso Bashkim Fishta, albanese, classe 1945, giunto in Friuli nel 1990 con la moglie Luljeta e la neonata figlia Julten. Era da poco stato abbattuto il muro di Berlino e fra i tanti rifugiati politici, c’era anche lui, Bashkim, una persona che fin da subito si è fatta conoscere e stimare da tutti per essere testimonianza vivente dei pochi sopravvissuti alle angherie del dittatore Hoxha, che lo aveva condannato alla reclusione nelle galere albanesi per ben ventuno anni (1968 – 1989). Motivazione? Banale, come lui raccontava.

Bashkim Fishta (al centro) all'inaugurazione, nel maggio 2013, della casa famiglia di Il Melograno a Lovaria

Bashkim Fishta (al centro) all’inaugurazione, nel maggio 2013, della casa famiglia di Il Melograno a Lovaria

“Ero un giovane geometra e nella fabbrica dove lavoravo ci fu una riunione con il direttore, membro del politic burò, tra le più alte cariche del partito. Si discusse sulla costruzione di una fabbrica per produrre il pane per la popolazione. I dirigenti volevano acquistare un macchinario ungherese, un ferrovecchio d’inizio secolo. Mi permisi di spiegare che, per il tipo di modernizzazione che volevano, l’ideale sarebbe stato l’usato italiano e che a Bologna era in vendita un usato di soli 8 anni a buon mercato. Quando nominai l’Italia, scese il silenzio assoluto. Il direttore esclamò: ‘Non ci servono esempi dei nemici del popolo e del nostro Paese. La riunione è chiusa’. Il giorno dopo qualche amico mi avvisò che volevano arrestarmi, era il 9 luglio 1968. Cercai di fuggire in Jugoslavia, ma ben presto fui rintracciato e spedito in carcere in Albania perchè barattato in cambio di energia elettrica, in virtù di accordi fra i due Paesi”.

Da oltre vent’anni Fishta risiedeva con la famiglia a Feletto Umberto in via Buonarroti. Nel 2003 scrisse “Libertà in Catene” edito in Friuli ed in seguito tradotto in albanese, al fine di lasciare testimonianza di quella terribile esperienza, caratterizzata dal lavoro forzato nelle miniere, dagli isolamenti e torture, che lo avevano portato a pesare 39 kg. Uomo incredibilmente forte che in Friuli, terra che considerava la sua seconda patria, si è fatto conoscere da molti per il suo impegno, la grande sensibilità verso il prossimo, riservando un attenzione particolare ai connazionali e a tanta gente locale in stato di necessità; forza ed entusiasmo che avevano dell’incredibile se si pensa alle tante sofferenze vissute sulla propria pelle e che da qualche anno ne stavano minando il fisico.

E’ stato tra l’altro Presidente dell’associazione Italo-Albanese, del Comitato Anziani di Feletto Umberto e grande appassionato di sport; dirigente sportivo della Nuova Atletica dal Friuli e fedelissimo tifoso dell’Inter, passione che, come raccontava, gli procurò anche un mese in cella di isolamento per avere ascoltato di nascosto alla radio le partitre di Coppa della sua squadra durante la prigionia.

Tra gli impegni nel campo del volontario, si ricorda il sostegno all’associazione di persone con disabilità Comunità del Melograno Onlus. Nel giugno del 2013 Fishta ha ricevuto a Tirana, dalle mani del Presidente della Repubblica Nishani, uno speciale riconoscimento insieme ai pochi reduci di prigionia sopravissuti alla coraggiosa rivolta del famigerato carcere di Spac Mirdita del 21 maggio 1973, che fu soffocata nel sangue.

Le esequie si terranno lunedì 2 febbraio, alle 14, nella cappella dell’obitorio dell’ospedale di Udine; la salma sarà poi tumulata nel cimitero di Tavagnacco.

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