E’ malasanità o no? Una lettera fa nascere il… dubbio

11 Marzo 2018

Da un lettore della Bassa Friulana abbiamo ricevuto una mail che espone un caso su cui c’è da riflettere, non soltanto sugli aspetti medico-legali, ma soprattutto morali. A chi ci segue quotidianamente ogni valutazione. Ecco il testo.

”Sono il marito di D.P. che verso la fine dell’anno 2014, presso l’ospedale S. Maria d. Misericordia di Udine, ha subito un intervento di duodenocefalopancreasectomia.

Come ben precisato in consenso informato, detto intervento che ha richiesto la resezione del Pancreas, del duodeno e dello stomaco, veniva indicato dai sanitari necessario, poiché affetta da stenosi neoplastica coledocica; sempre nel consenso informato, veniva precisato anche che non c’erano alternative all’intervento di resezione.

Di seguito con lettera di dimissione, si comunicava all’ammalata, che non era affetta da neoplasia, ma da pancreatite cronica sclerosante, inoltre le veniva comunicato che l’intervento era stato effettuato sulla base di un semplice sospetto di neoplasia. Dall’acquisizione della cartella clinica, si appurava che, dalle analisi svolte, la malattia risultava essere di fatto per i sanitari solo presunta.

Si riteneva dunque opportuno rappresentare la vicenda, alla magistratura di Udine. Dopo 3 anni e varie vertenze legali, l’A.G certificava che quanto accaduto, non aveva alcuna rilevanza penale.

Dunque per quanto appurato, a Udine può succedere che, ad un ammalato venga certificato in consenso informato, l’essere affetti da una malattia mortale, che non trova soluzioni alternative all’intervento di resezione, quando invece per i sanitari detta malattia magari è solo presunta e che se questa, post intervento risultasse essere inesistente, il fatto di non aver comunicato all’ammalato la reale situazione clinica, vincolando perciò lo stesso ad un’unica ed estrema soluzione, non abbia rilevanza penale.

Può succedere anche che, lo stesso ospedale certifichi prima dell’intervento, in un suo documento, che un esame in questo caso molto importante come l’RMN, non evidenzi reperti patologici, salvo poi trovare dei consulenti tecnici che, in contrasto con quanto certificato dallo stesso ospedale, senza visionare le immagini RMN, nel giustificare l’intervento chirurgico, certifichino che detto esame indichi o indirizzi verso un sospetto di neoplasia.

Può succedere poi, che questo piccolo particolare nella valutazione dei consulenti tecnici, venga fatto notare alla Procura, ma questa ritenga infondata la doglianza ed inutili ulteriori approfondimenti.

Dunque appurato che tutto questo non ha alcuna rilevanza penale, oggi con questa lettera, chiedo scusa all’ospedale e alla Procura, per tutto il disturbo recato, per tutto il tempo speso, perché a quanto pare a Udine, questa NON E’ MALASANITA’.“

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