I diritti (disattesi) di Collina in aula al Consiglio regionale

4 Aprile 2017

FORNI AVOLTRI. Sono trascorsi due anni da quando la Comunità di Collina ha chiesto al Comune di Forni Avoltri di convocare le votazioni per l’elezione del Comitato frazionale per l’amministrazione separata dei Beni collettivi e, finalmente, l’ingiustificato ritardo ha attirato l’attenzione anche del Consiglio regionale. Mercoledì 5 aprile, nel “Question time” delle ore 10, la presidente della Regione, Debora Serracchiani, che mantiene la delega agli “Usi civici”, è stata invitata a esporre la posizione dell’Amministrazione regionale sulla vicenda. Promotore dell’iniziativa politica è il consigliere regionale del Gruppo misto Stefano Pustetto, che ha presentato una “Interrogazione a risposta immediata”.

In merito il “Comitato promotore per la gestione separata degli usi civici della Frazione di Collina” ha diffuso una nota per informare i compaesani e ribadire le proprie rivendicazioni. In attesa della risposta che sarà fornita dalla Presidente Serracchiani “non possiamo non auspicare – si sottolinea – che, finalmente, la navicella dell’autonomia gestionale della Frazione di Collina per quanto concerne i propri usi civici esca da quel mortale abbraccio o ‘triangolo delle Bermude’ fra Comune di Forni Avoltri – Commissario regionale agli Usi civici – Uffici Regionali, e prenda finalmente il largo. Il gioco delle tre carte fra i diversi uffici, che si rimpallano senza fine competenze e responsabilità senza mai giungere all’applicazione della Legge e al soddisfacimento delle sacrosante istanze della montagna carnica, ha da finire una volta per tutte.

Infine, ci sia consentito sottolineare – prosegue il comunicato – come la totale mancanza di cognizione e consapevolezza, soprattutto da parte dell’Amministrazione di un Comune montano di una Carnia già emarginata e derelitta, della grande valenza identitaria e partecipativa della gestione autonoma frazionale degli usi civici è moralmente delittuosa, poiché in tal modo si induce, si genera e si alimenta nella popolazione ulteriore distacco e disaffezione nei confronti delle Istituzioni, dovunque e comunque intese. Da un lato a Trieste, a Udine e anche a Forni Avoltri si sprecano affermazioni di principio e piangono calde lacrime sullo spopolamento della montagna friulana, mentre dall’altro si perseguono con fredda determinazione e con fatti concreti (rinvii, omissioni, rimpalli, ritardi, proroghe, dilazioni) la disaffezione e il distacco dei pochi che quassù ancora vivono, o sopravvivono. Più che un sospetto, una certezza: ridotta Collina a un paese vuoto e morto, resteranno i boschi. Naturalmente, a pro di chi potrà gestirli a proprio totale arbitrio. Esattamente come ora”.

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