De Monte: finanziare i partiti libera scelta dei cittadini

2 Febbraio 2014

Sarà la senatrice Isabella De Monte, la nuova relatrice in commissione Affari costituzionali a Palazzo Madana del disegno di legge sul superamento del finanziamento pubblico ai partiti. La parlamentare, firmataria della proposta di abolizione dei contributi statali dalle forze politiche poi recepita nel testo del Governo, è subentrata il 23 gennaio al senatore di Scelta Civica Alessandro Maran, dimessosi in polemica con il segretario del Pd Matteo Renzi.

“Il provvedimento – spiega De Monte – è parte dell’ampia azione tesa a proseguire sulla strada della revisione della spesa pubblica. Considerata la grave situazione economica in cui versa il Paese, il decreto legge n. 149 affronta una questione da tempo pendente: l’abolizione del finanziamento pubblico diretto ai partiti politici e la disciplina della contribuzione volontaria da parte dei singoli privati. La necessità e l’urgenza nell’adottare questo provvedimento si rinvengono nella necessità di adottare in tempi rapidi e certi il passaggio ad un sistema fondato sulle libere scelte dei contribuenti, che attribuisca ai cittadini un ruolo centrale sul finanziamento dei partiti e una piena attuazione dell’art. 49 della Costituzione, affinché per mezzo dei partiti politici tutti possano concorrere – con metodo democratico – a determinare le politiche nazionali”.

“Si supera – aggiunge De Monte – il modello di contribuzione di natura mista pubblico-privata introdotto lo scorso anno dalla legge n. 96 del 2012, verso un sistema di regole che garantisca la democrazia interna dei partiti politici e la trasparenza del proprio funzionamento e dei propri bilanci, individuando un punto di equilibrio fra il principio di libertà di associazione politica (che costituisce un fondamento di ogni democrazia) e le altrettanto rilevanti esigenze di legalità che devono assistere ogni intervento pubblico di sostegno. È un tentativo di dare compiuta attuazione all’indicazione del corpo elettorale espressa nel referendum del 1993 e rintracciabile ancora oggi da chiunque presti attenzione alle aspettative in materia manifestate dall’opinione pubblica. Aspettative che, se frustrate, potrebbero determinare la crescita esponenziale di pulsioni demagogiche e antisistema che rischierebbero, in definitiva, di inficiare la stessa legittimazione democratica dei partiti, chiamati invece a rivisitare i propri modelli organizzativi per ottimizzare le spese dei relativi apparati”.

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