Dal convegno di Forza Italia sull’immigrazione: cattiva gestione del centrosinistra

23 Novembre 2017

UDINE. “La situazione di degrado della nostra città è sotto gli occhi di tutti. È sufficiente fare una passeggiata nei parchi della città o nei pressi della stazione, divenuti luoghi di bivacco, per sentirsi offrire della droga o subire delle molestie. Gli spazi verdi sono di tutti, ma lo è anche il dovere di rispettarli”. Un chiaro richiamo ”alla cattiva gestione e alle responsabilità dell’amministrazione Honsell e di Serracchiani – si legge in una nota – nonché un monito a restituire alla città decoro e la sicurezza“, quelli con cui Massimo Blasoni, vice coordinatore regionale di FI, ha chiuso il convegno sull’immigrazione organizzato da Forza Italia Udine a Palazzo Kechler.

Gli ha fatto eco Stefano Cecotti, coordinatore comunale di FI, presente al tavolo di discussione, che ha voluto sottolineate come all’immigrazione siano strettamente connessa “oltre allo spaccio, una serie di problematiche quali la svalutazione delle case nella zona di via Cividale e la prostituzione omosessuale”. Non sarebbe quindi solo la presenza numerica che – come indicato da Tanzi – al 13 novembre registra la presenza di 623 richiedenti asilo – ma “la mala gestione nell’accoglienza dei profughi da parte dell’amministrazione di centrosinistra” conclude Cecotti.

Una situazione quella del degrado di Udine e, in particolare, dell’area limitrofa alla caserma Cavarzerani che ha portato i cittadini del “Comitato Caverzerani” a chiedere un incontro con il sindaco Honsell, per denunciare lo stato di abbandono di quest’ultima. Al convegno erano presenti anche Tanzi e Anzit che hanno richiamato l’attenzione sul forte incremento dei costi assistenziali che il comune di Udine ha dovuto sostenere tra il 2013 e il 2016 per la gestione degli immigrati.

“In quattro anni sono stati spesi 13 milioni per offrire solidarietà a persone che non vogliono nemmeno rimanere in Italia. – precisa Tanzi –. Tant’è vero che solo il 5% dei richiedenti asilo ottengono lo status di rifugiato”. Udine resta la quinta città italiana per numero di richieste con “circa 200 i profughi ospitati alla Cavarzerani”. Ma quel bando milionario che prevedeva l’accoglienza di 550 richiedenti asilo nell’ex struttura militare di via Cividale è stato sospeso. “Evidentemente qualcuno credeva che Udine potesse trasformarsi nuovamente in un hub di accoglienza regionale” spiega il responsabile immigrazione degli azzurri, Renato Carlantoni e richiama alla necessità di “combattere e denunciare il lucro sulla migrazione, perché il vero problema è che i cittadini, e nemmeno i sindaci a quanto pare, non vengono avvisati dell’arrivo e della collocazione dei migranti”.

Al convegno era presente anche il primo cittadino di Gorizia, Rodolfo Ziberna, che ”non accetta – sottolinea il comunicato – che la città di Gorizia venga etichettata come razzista“ e denuncia la politica dell’accoglienza illimitata. “Gorizia secondo il rapporto per numero di abitanti potrebbe ospitare 90 richiedenti asilo, ma al momento ce ne sono oltre 450 distribuiti nei centri di accoglienza convenzionati che sono saturi”, spiega Ziberna e denuncia le fallimentari scelte governative nel caso della Galleria Bombi. A pochi passi dal centro storico del capoluogo isontino sono infatti oltre 80 i profughi “per il 98% pakistani e quindi esclusi da qualunque forma di accoglienza perché già richiedenti asilo in altri Paesi europei”, che dormono ammassati nella galleria in attesa di una sistemazione che la città non può offrire.

Massimo Blasoni – nel richiamare i flussi migratori statunitense e belga degli anni ’50 – ha sottolineato come allora i migranti partissero perché la manodopera era richiesta mentre oggi, a torto, “la guerra viene usata come un paravento per le migrazioni economiche”. Basti pensare che “dal 2008 al 2016 i lavoratori italiani sono diminuiti di oltre un milione mentre quelli stranieri sono aumentati di 710 mila”, ha concluso Blasoni, a dimostrazione di una motivazione prettamente economica del fenomeno migratorio. Ha invitato perciò alla “responsabilità condivisa nel rispetto della libertà, dell’eguaglianza dei sessi, delle regole e dei valori italiani”. Sì, all’accoglienza dunque ma senza “confondere l’integrazione democratica con la tolleranza e con il rifiuto remissivo della nostra cultura nel nome del multiculturalismo”.

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