Corte dei Conti: Riccardi (FI) adesso attacca Panontin

6 Febbraio 2018

TRIESTE. Non accenna a placarsi la polemica in Regione dopo la pubblicazione delle valutazioni espresse dalla Corte dei Conti sulla riforme attuate dall’attuale gestione politica. Di nuovo Forza Italia – con un comunicato dai toni accesi – torna sull’argomento prendendo di mira l’assessore Panontin.

«E’ stata amplificata la complessità, indicando direttive e metodologie contraddittorie, imponendo agli Enti una drastica riforma senza valutazione di mezzi e possibilità di ognuno, in una situazione di contrazione economica. Tutto ciò ha messo in difficoltà in particolare i piccoli Enti, il 74% del totale in regione. Se questo fa emozionare l’assessore Panontin ne prendiamo atto sconfortati e sempre più convinti della sua lontananza siderale dal territorio». Lo afferma Riccardo Riccardi, capogruppo di Forza Italia in Consiglio regionale, dopo la lettura di una comunicazione inviata dall’assessore alle Autonomie locali agli amministratori regionali in seguito alla pubblicazione del Rapporto sul coordinamento della finanza pubblica regionale del FVG per il 2017 della Corte dei Conti.

«Questa mail – continua Riccardi – conferma anche la pregiudiziale chiusura dell’attuale Giunta verso qualsiasi forma di verifica del proprio operato, nonostante le chiare indicazioni della Corte dei Conti che rimarcano più volte che la Regione, oltre alla responsabilità dell’applicazione della riforma, deve garantire anche, e sopratutto, la qualità degli obiettivi raggiunti. Sulla qualità Panontin glissa amabilmente, sbandierando il fuorviante raggiungimento del contenimento della spesa pubblica”.

La valutazione sulla riforma delle UTI operato dalla Corte dei Conti evidenzia e sottolinea criticità importanti che devono essere immediatamente risolte: “In Friuli Venezia Giulia – si legge nel rapporto della Corte dei Conti – si è costituito un variegato fronte di opposizione al processo di riforma espresso anche attraverso numerosi ricorsi al Giudice Amministrativo. Allo stato attuale 51 Comuni non aderiscono ad alcuna UTI”. E questa situazione “estremamente variegata mal si concilia con le finalità di razionalizzazione necessarie al buon funzionamento del sistema”. Il perché di questa frammentazione è data dagli stessi Enti locali che, di fronte ad un possibile deficit di rappresentanza nell’ambito delle UTI, hanno espresso preoccupazione per “la tutela concreta del cittadino utente e del suo diritto ad una sana gestione”.

Per la Corte dei Conti questo atteggiamento è motivato perché: “Senza un’adeguata e approfondita conoscenza dei bisogni, anche in termini di mantenimento del livello della qualità del servizio, cui correlare un’adeguata strategia di distribuzione delle risorse umane, potrebbe determinarsi una situazione in cui si concretizzino effettivamente quelle duplicazioni di strutture, paventate da coloro che avversano la riforma, del tutto contrarie agli intenti del processo di razionalizzazione”.

«L’introduzione di una riforma pasticciata – continua il capogruppo Riccardi – ha bloccato, come recita lo stesso rapporto, ‘il processo di razionalizzazione del servizio pubblico, rimasto paralizzato dalle difficoltà e criticità esistenti’. E lo ha fatto proprio nel momento in cui stiamo uscendo dalla crisi e abbiamo bisogno di maggiore efficienza e fluidità della macchina pubblica». Insomma la riforma delle UTI – sostiene Riccardi – ha provocato una vera e propria paralisi del sistema, perché inadeguata per un territorio composto in maggior parte da piccole realtà nelle quali il personale addetto alle mansioni finanziarie è costretto ad occuparsi anche di altro, complicando, o proprio bloccando, le attività nel caso di una sottolineata carenza di personale.

«Come afferma la stessa Corte dei Conti – conclude il capogruppo – la Regione ha la responsabilità del risultato per la funzione di regia che deve esercitare, funzione che deve essere controbilanciata dal confronto con gli Enti locali. Questa sottolineatura, in grassetto nel Rapporto, evidenzia che un obiettivo che non è stato minimamente colto e che ha obbligato al risparmio gli Enti locali dando a Panontin la possibilità di pavoneggiarsi di una contrazione che, invece, è concausa della crisi sistemica dell’amministrazione pubblica locale».

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