Contributo affitti: di fatto la Regione discrima gli stranieri

22 Giugno 2020

PALMANOVA. “Tra i tanti documenti richiesti nel nuovo bando affitti, ce n’è uno che crea discriminazione nei confronti dei cittadini stranieri e che rischia di escludere dai contributi circa il 40% delle domande presentate da cittadini di Stati non appartenenti all’Unione europea. Risorse quanto mai necessarie in un momento di emergenza sanitaria che diventa sempre più emergenza economica”, così Francesco Martines, nel leggere con attenzione il bando per la corresponsione dei contributi per l’abbattimento dei canoni di locali per immobili ad uso abitativo, pubblicato nei giorni scorsi dall’Uti Agroaquileiese.

“La limitazione è stata imposta all’Uti da un regolamento regionale (approvato con delibera di giunta n.199 del 14 febbraio 2020), che cita norme del lontano 1999 e 2000 (DPR 394/1999, 445/2000). È strano vedere come, solo ora, con il bando 2020, dopo quasi vent’anni, la Regione adegui la norma che prevede che i richiedenti non debbano essere proprietari di beni immobili in Italia o all’estero e che, per i cittadini di Stati non appartenenti all’Unione Europea, si debba presentare un certificato o attestazione rilasciata dall’autorità dello Stato estero di appartenenza, corredata da traduzione in italiano autenticata dal consolato italiano. Una complicazione non da poco, se si tiene conto quanto difficile sia per tanti cittadini extracomunitari ottenere in poco tempo questo tipo di certificato, per giunta tradotto ufficialmente in italiano, quando basterebbe, come in passato, una semplice autocertificazione”, aggiunge il Sindaco.

“Invece di pensare a semplificare la burocrazia, si infierisce su uno strato di popolazione che soffre di una situazione di estrema difficoltà e che riverserà tutti i suoi disagi e necessità sui servizi comunali, aggravando la situazione sociale del nostro territorio. Per non parlare delle ovvie ricadute su alcuni proprietari di abitazioni che non vedranno, causa difficoltà economiche degli inquilini stranieri, corrisposto loro l’affitto. Questi cittadini extracomunitari lavorano e pagano le tasse in Italia, mandando qui i propri figli a scuola ma vengono, di fatto, esclusi dalle possibili agevolazioni economiche a disposizione”.

E conclude Martines: “Perché non tener conto, per analogia, delle modalità operative del reddito di cittadinanza, che non prevedono questa documentazione. Di fronte a questa situazione, stiamo proponendo alla gente di fare ugualmente domanda, motivando la mancanza della documentazione, e dando agli uffici indicazione di accogliere le domande con riserva. Nel frattempo ci auguriamo che qualche associazione, che opera nel sociale, faccia ricorso appellandosi alle indicazioni prescritte per l’ottenimento del reddito di cittadinanza”.

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