Confcooperative Pordenone: dati positivi ma per quanto?

23 Febbraio 2014
Virgilio Maiorano

Virgilio Maiorano

PORDENONE. La cooperazione come risposta alla crisi, economica e occupazionale, che da oltre un lustro attanaglia l’economia della provincia di Pordenone con una recrudescenza in questi ultimi mesi: il sistema cooperativo sta reagendo con forza a un quadro generale a tinte fosche, non solo con l’aumento degli occupati ma anche del fatturato. “Le cooperative – commenta Virgilio Maiorano, presidente di Confcooperative-Unione provinciale cooperative di Pordenone – si confermano anello fondamentale del tessuto economico provinciale: mentre in altri settori è sempre più evidente l’abbandono del territorio da parte delle aziende, con un conseguente aumento delle persone disoccupate, noi continuiamo a essere presenti e a investire sul futuro della nostra società, con oltre 150 cooperative che operano in tutti i settori merceologici. 

I DATI DELL’OCCUPAZIONE

Nel 2007, anno “zero” con il quale si fa iniziare l’attuale crisi economica globale, le cooperative della provincia di Pordenone occupavano 3.120 foto lavoro cooperativepersone, 1.989 delle quali soci lavoratori. In attesa dei dati 2013 (le cooperative stanno preparando i relativi bilanci), nel 2012 il sistema cooperativo provinciale ha fatto registrare un aumento del +28% negli occupati rispetto a sei anni fa (4.005 in totale, con 2.843 soci lavoratori e 1.162 dipendenti). Se si restringe l’analisi agli ultimi due anni, nei quali la crisi si è fatta ancora più dura, si nota come il sistema delle cooperative stia mantenendo i propri livelli occupazionali: +1% di occupati nel 2012 rispetto al 2011.

I DATI DI FATTURATO

L’andamento del fatturato delle cooperative lungo questi sei anni è passato da poco più di 300 milioni di euro nel 2007 a quasi 319 milioni nel 2012 (+6%). Altalenante tra gli anni 2008 e 2011, è ora però in fase di crescita anche nel breve periodo, con un aumento nel 2012 sul 2011 (257,8 milioni) addirittura del +23%. Per quanto riguarda le Banche di credito cooperativo, il dato riferito alla raccolta globale e agli impieghi ammonta al 31 dicembre 2012 a 3,3 miliardi di euro, che corrisponde a un + 18% rispetto al 2007 (2,8 miliardi) e a un +1,7 rispetto al 2011 (3,2 miliardi).

ANALISI PER SETTORE

Passando alla analisi riferita al numero delle cooperative nei vari settori produttivi, si riscontrano dati sostanzialmente stabili, con un marcato incremento delle cooperative sociali (+26%) lungo questi sei anni ed un

La sede della Confcooperative

La sede della Confcooperative

consolidamento nel settore agricolo. Confcooperative Pordenone si conferma la principale organizzazione di rappresentanza delle imprese cooperative nella provincia con una percentuale del 70% in termini numerici (7 cooperative su 10 ne fanno parte). I dati riferiti al 2013 mostrano inoltre un incremento nel numero di cooperative aderenti a Confcooperative Pordenone del +9%. 

SISTEMA FORTE, MA PER QUANTO?

Le previsioni nazionali per il primo quadrimestre 2014 (prodotte dal lavoro congiunto dell’Ufficio Studi Agci, dall’Area Studi Confcooperative e dal Centro Studi Legacoop) indicano ancora un sistema in tenuta, ma con alcuni segnali d’avviso da non sottovalutare. Infatti un’impresa su sei ha in previsione di espandere la propria attività, una su quattro di aumentare gli investimenti, ma i ritardi nei pagamenti e le difficoltà con il credito peseranno anche sulla cooperazione. Sempre nelle previsioni nazionali per il 2014 sette cooperative su dieci prevedono di conservare i livelli occupazionali, due imprese su dieci prevedono di ridurli e una su dieci ha in programma di aumentarli. “Il sistema è forte e sta reagendo alla crisi – conclude Maiorano – ma ognuno di noi deve continuare ad impegnarsi e fare la propria parte. Alle istituzioni chiediamo di non lasciarci soli, perché la funzione sociale delle cooperative, che generano ricchezza e danno occupazione in un territorio ‘sotto attacco’, non può essere sminuita, anzi, può risultare utile e necessaria ad arginare il fenomeno della delocalizzazione. Occorre quindi che questo valore aggiunto per la società, in tutti i suoi campi, dall’agricoltura alla cultura, sia riconosciuto e valorizzato perché contribuisce alla salvaguardia e alla crescita del patrimonio socio-economico del nostro territorio”.

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